Facciamo downshifting?

(image from google)

Ho recentemente scoperto che la strada che ho iniziato a percorrere da qualche anno ha un nome proprio e ben preciso: downshifting.

Il significato letterale del termine è scalare la marcia. Metaforicamente lo si può interpretare come un prendersela comoda, rallentare i ritmi di lavoro, ridurre lo stress, fino ad arrivare ad applicarlo ad uno stile di vita ecosostenibile.

Si tratta di una vera e propria filosofia di vita, il cui motto è less is more. Meno stress, meno impegni, meno lavoro, sicuramente anche meno soldi ma anche meno consumi e meno debiti, meno bisogni indotti da soddisfare, per avere di più, molto di più: il tempo. Più tempo per se stessi, per la propria vita, per coltivare i propri interessi oltre che un vero e proprio orticello sul balcone.

Lo so, non tutti possono decidere, su due piedi, di lasciare il proprio lavoro. Infatti, secondo me, non è una scelta da fare su due piedi. E’ un traguardo cui si deve tendere e cui si può arrivare. Sicuramente si può ridurre o decidere di svolgerne parte da casa. Sono tantissimi gli impieghi che, ormai, offrono questo genere di flessibilità.

Se non sempre si può iniziare con l’abbandonare il lavoro o, magari, non si intende stravolgere eccessivamente la sfera professionale, un primo passo che si può compiere è quello di dedicarsi all’autoproduzione dei generi alimentari, limitando la spesa alle “sole” materie prime e a quelle strettamente necessarie. La voce “vitto” del bilancio familiare ve ne sarà grata, provare per credere.

Pur abitando in città, sono tantissime le cose che si possono autoprodurre, come ad esempio pane, pizza e dolci che, a farli con la pasta madre, si risparmiano anche i 30cent del lievito di birra. Magari è difficile rinunciare alla pasta di semola trafilata al bronzo, ma ci sono tante ricette per preparare in casa dell’ottima pasta fresca, secca e all’uovo.

Con l’aiuto di apposite apparecchiature, ma è sufficiente anche una copertina di lana e il forno di casa, si può preparare dell’ottimo yogurt. A me, personalmente, non è ancora riuscito dell’ottimo yogurt, ma son dettagli! Ho amiche veramente entusiaste del loro yogurt di domestica produzione.

Per non parlare del formaggio e delle mozzarelle. Tempo fa ho trovato in rete, mia continua fonte di ispirazione e di informazione, la descrizione dettagliatissima per trasformare del “semplice” latte crudo in ricotta e mozzarelle e quanto prima un esperimento lo farò anche io.

Ma il downshifting è anche altro, molto altro. Prodursi i detersivi in casa, ad esempio, è una forma di downshifting, così come optare per un picnic al parco, invece di pantagruelici pranzi al ristorante. Si può stimolare la fantasia, nostra e dei nostri figli, costruendo giochi in casa. Dalle classiche e sempreverdi collanine di pasta agli abiti per le bambole, ricavati recuperando vecchi vestiti dei vostri bambini.

Se anche le vostre figliole hanno una mamma incapace di tenere un ago in mano, finiranno per vestire cicciobello con le loro tutine e gonnelline. Ricordatevelo, quando la mattina andrete a mille e troverete l’armadio della vostra principessina semivuoto.

I maschietti, invece, potranno utilizzare del cartoncino per creare delle carte da gioco personalizzate. Avete presente quelle carte che si comprano in edicola, che costano un occhio della testa e che, nove volte su dieci, finiscono in lavatrice insieme ai jeans dei vostri figli? Ecco, quelle.

Scalare la marcia, invertire la rotta, vivere lentamente, si può fare e, come dico sempre, il segreto sta nel trovare uno stimolo ad iniziare.

Se vi siete incuriositi anche solo un pizzico “così” e avete voglia di approfondire, potete unirvi anche voi al gruppo facebook Vivere bene con poco: l’arte del Downshifting  e seguire Naturalmente felice  il blog di Emma e Mariaelena.

Chiara Petragnani

 

 

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