Le pagelle

(image from google)

Le pagelle sono un argomento very hot! Ehm… Le Schede di Valutazione, volgarmente dette pagelle. Ebbene sono un incubo per me, da 30 anni a questa parte! Un tempo perché le dovevo ricevere e ora perché mi tocca ineluttabilmente compilarle. Ma che brutti i voti! Numeri e parole indefinibili, che non riescono a spiegarsi da soli… e nemmeno a parole. Si dà un voto a ciò che si fa e inevitabilmente si finisce per percepire un voto a ciò che si è!

Terrificante questa sensazione. Personalmente sono restia a darne (al di là di quelli che sono obbligata a produrre nelle famigerate pagelle), lo sono sempre stata. Per i più piccoli mi sono limitata ad affiggere cuori e stelle sugli elaborati, per poi passare ai “supermegawow” e similari per poi continuare (man mano che la classe “cresceva”) al niente di niente, nel senso che a seconda dei segnacci rossi sul quaderno (quelli della correzione), dei sorrisi o delle occhiatacce… si capiva da sé! Ovvio che sul mio “cattivo” registro i voti ci sono e ci sono nero su bianco per ogni giorno trascorso fra le quattro mura scolastiche, ma LORO, quei pargoletti che di parole, lettere, numeri ne avranno piena la vita, meglio non tediarli quotidianamente. Per esperienza ho visto che non c’è sorriso di maestra che tenga al più alto dei voti cum laude. E poi questi voti creano una competizione fra i bambini che è meglio non ci sia. Scatena gelosie e inutili paragoni!

Di pagelle ne ho viste di tutti i colori, oops… volevo dire tipi. In dodici anni si è fatto di tutto e pure di più, senza mai capire cosa fosse meglio o peggio. Voti in numero, voti a lettere e a parole… con tanto di giudizio, sopperito da crocette, rimpiazzate da incomprensibili paroloni.

E poi c’è il pezzo forte. Tradurre la pagella ai genitori! Che se non son tutti 10, apriti cielo! Non tutti, per fortuna. Ricordo ancora un genitore la cui figlia ebbe da me un voto più basso rispetto al solito e si complimentò perché era la prima volta che un’insegnante (a suo giudizio) aveva dato un voto meritato alla figlia.

Tenendo conto che sono stretta di voti perché non mi è mai piaciuto illudere nessuno ma, semmai premiare (questo sempre), come diceva uno psicopedagogista “I bambini che hanno tutto, poi non vogliono più niente”: quindi, mai 10 al primo quadrimestre! Ho sempre cercato di dar lezioni di vita ai miei alunni, dicendo loro di non accontentarsi mai e di nulla in ogni ambito della loro vita!

Ma vallo a spiegare alle orde dei genitori che si chiedono perché tal voto se il figlio (a casa) è così bravo a ripetere, tanto interessato (?) e così diligente nel fare i compiti (quando si ricorda di farli). Eppure hanno studiato così bene la sintesi clorofilliana, non hanno saltato un passaggio, sapevano tutte le “parole importanti” a memoria ( per l’appunto)… Con i bambini è così facile spiegare, perché non lo è altrettanto con i loro genitori? Perché non intendono che la Maestra non dà importanza ai sette re di Roma detti in ordine di “apparizione” con tanto di data annessa, bensì alla formae mentis che darà loro modo di studiare e capire per tutto il resto della vita? Niente. Ci si fissa sui numeri, sui voti e sulle lettere guardandoli nei loro infiniti limiti. Forse perché, come si legge ne “Il piccolo principe” è vero che «Tutti grandi sono stati bambini, ma pochi si ricordano di esserlo stati».

N.B. Onde evitare riferimenti che sono puramente casuali, preciso che gli argomenti scolastici nominati non sono e non sono mai stati oggetto del mio insegnamento, ma i primi venutimi in mente, sicuramente da reminiscenze della mia lontanissima scuola elementare da alunna, che, voti a parte, sicuramente è stata fatta bene.

Angela Carchia

 

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