Un vecchio proverbio afferma che per crescere un bambino è necessario un intero villaggio, questo detto popolare rimanda ad un’idea di famiglia che sta scomparendo, perchè è la struttura della società ad essere cambiata. Credo che sia di origine africana ma bene si adatta alla nostra Italia di 50 anni fa, quando una famiglia non era rappresentata solo dai genitori e dai figli, ma era un piccolo villaggio abitato da zii, nonni e vicini di casa; una realtà che io ho conosciuto attraverso i ricordi di mia nonna, dove le porte erano sempre aperte, segno di una condivisione non solo di spazi ma anche di aiuti e di vita, dove la felicità di uno era la felicità di tutti, e dove i problemi non erano del singolo ma della comunità.
E adesso che sono cresciuta e sono madre, quei ricordi mi tornano alla mente quando penso a come i bambini crescono e vengono educati. L’idea di educazione condivisa come viene vissuta oggi? Quando è possibile vivere una condivisione di idee e valori da trasmettere ai propri figli e quando invece questa eventuale condivisione viene vista come un’intrusione da parte dei genitori? La divisione fisica delle famiglie dal resto dei familiari divide anche sull’atteggiamento in generale; la vecchia porta sempre aperta era anche un segnale di accettazione di consigli e aiuto; adesso la divisione fisica, specie nelle grandi città, porta ad una separazione anche di idee, e i consigli che ci vengono dati vengono classificati spesso come non richiesti e quindi non graditi.
La vecchia idea di famiglia che tutti unisce non esiste più, si è persa quella forza che accomunava tutti davanti un piatto del pranzo della domenica, quello stare insieme quasi obbligatorio è scomparso e con sé ha portato un indebolimento dei legami familiari.
Magari ci ha guadagnato l’indipendenza della coppia ma i piccoli quanto hanno perso e quanto hanno guadagnato? La tradizionale idea di saggezza legata all’età viene vista da molti sorpassata e quelli che una volta erano una ricchezza della comunità sono visti come portatori di idee ormai fuori moda. La modernità dei tempi è difficilmente conciliabile con la tradizione delle idee ma sarebbe bello riuscire a trovare un equilibrio tra i due mondi, sarebbe bello riuscire a pensare che un bambino cresciuto da un “villaggio” ne guadagnerà in ricchezza interiore, in relazioni sociali e in ricordi condivisi.
L’educazione di un bambino sarebbe bello che fosse un meltin pot delle anime che popolano la famiglia, dove lo zio scapolo racconta le sue avventure e i suoi viaggi, il nonno tramanda oralmente storie quasi dimenticate e il bambino raccoglie tutte le diversità per arricchirsi ed essere veramente un bambino cresciuto da un “villaggio”.
Laura Carteri






Mi viene in mente quando una signora anziana nel paese di mia madre mi diceva: “i ragazzi di oggi non sanno più raccontare le storie, non sanno più raccontarsi e non sanno più ascoltare”… Parlava a me bambina che non capivo fino infondo le sue parole.
ora le capisci però…
ciao laura , io sono cresciuta in una famiglia tradizionale,e ho creato una nuova famiglia….. tradizionale, con i nonni presenti e che aiutano nella crescita e nella gestione familiare , con i pranzi domenicali, le feste con i palloncini, gli anolini a Natale preparati a mano con mia sorella la mia mamma e le mie cugine, l’educazione di mio figlio pero’ e’ territorio minato e soltanto mio e di mio marito, e mio ha ben chiaro cio’ che puo ‘fare e che gli e’ concesso fare con i nonni e cio’ che non gli e’ concesso fare con noi genitori…La ricetta perfetta non esiste, mai scendere a compromessi , ma impegnarsi tanto , motivare un no e’ faticoso ,offrire un’alternativa doveroso , ma io ho sempre avuto ottimi risultati e spero di averli ancora in futuro…ciao elena tuttepazzeperibijoux
i miei ricordi più belli sono legati a quelle interminabili domeniche dove tutti insieme si mangiava, si rideva e si scherzava, sapessi quanto ne sento la mancanza.
L’educazione condivisa (bel titolo, brava!) e’ un concetto che nasce nelle societa’ africane, si (almeno da quanto mi risulta, sono una mancata antropologa finita architetto e amante dell’Africa). Ed il concetto di base e’ estremamente complesso, pero’ secondo me puo’ esistere soltanto li’, dove cio’ che importa e’ il “gruppo”, non l’individuo. Viviamo in una societa’ troppo individualista purtroppo per accettare quel principio…. Cio’ non toglie che tu mi trovi d’accordo su un certo modo attuale di “demonizzare” i consigli degli anziani e catalogarli come delle intrusioni non richieste….. Lasciamo che ognuno dia i propri consigli, poi saremo noi comunque a decidere cosa fare!
sono contenta che ti sia piaciuto il titolo, mi è piaciuta l’idea della condivisione nella crescita di un bambino
ps. io ancora penso che finirò con il trasferirmi in africa…