Il mestiere della ‘mamma’ non è certo tra i più facili da svolgere. Quando i nostri cuccioli sono molto piccoli dobbiamo fronteggiare problemi logistici e organizzativi che pesano come macigni anche a causa della stanchezza fisica e delle poche ore di riposo che la nuova organizzazione familiare comporta. Per fortuna i tempi delle notti insonni e dei pianti difficili da decodificare passano: alcune difficoltà per fortuna scompaiono per lasciare, però, il posto ad altre tipologie di problemi.
Quando il nostro bambino frequenta il nido o sta con i nonni o la baby-sitter, per noi è più facile sapere come si è svolta la sua giornata in nostra assenza. Invece, già dalla scuola primaria, cominciano le prime difficoltà nel ricostruire le dinamiche degli episodi che spesso racconta frammentariamente e talvolta addirittura nasconde trincerandosi dietro un ‘non è successo niente’.
Come comportarci quando nostro figlio ci manda dei chiari segnali di malessere o ci racconta esplicitamente un problema che ha con un insegnante o un compagno di classe?
– Ascoltiamoci: cerchiamo di stabilire una routine quotidiana in cui dedicare tempo al racconto delle nostre giornate. Non tralasciamo i momenti difficili ma sottolineiamo anche gli aspetti positivi (‘Capisco che questa cosa ti abbia dato fastidio. È successo qualcos’altro oggi che invece ti ha divertito?)
– ‘Mettiamoci nei suoi panni’: cerchiamo di capire come lui ha vissuto quello che ci sta raccontando, le sue emozioni, ‘come se’ fossimo al suo posto (‘Capisco come ti senti, dalle tue parole sento che sei dispiaciuto, è così?’).
– Non lasciamoci travolgere dai nostri sentimenti: potrà essere faticoso ascoltare nostro figlio che ci racconta un’esperienza per lui dolorosa. Potremmo sentirci impotenti o addirittura rivivere degli episodi che, ai tempi, hanno fatto soffrire anche noi. (‘Adesso ci penso io, telefono subito alla mamma di Marco e gliene dico quattro!’). È importante riuscire a mantenere un atteggiamento sufficientemente distaccato per analizzare con lucidità gli eventi.
– Restiamo nel ‘qui ed ora’: evitiamo prediche, lunghi sermoni che, partendo dal problema esposto dal bambino, si proiettano su sventure e difficoltà future (‘Se continuerai a fare sempre di testa tua non diventerai mai un uomo in gamba!’)
– Ricordiamoci che noi siamo un esempio per i nostri figli: il nostro modo di reagire e affrontare i problemi sarà un modello che loro stessi potranno utilizzare per gestire le situazioni difficili.
Miss Chiaraluce





