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La donna che entrò in canonica era piuttosto grassa, bassa di statura, non più giovane e con un difetto congenito all’anca
che la faceva zoppicare vistosamente.
Gli stracci che portava addosso a guisa di vestiti, luridi e laceri, la facevano sembrare una mendicante, ma non entrò in
quella casa per chiedere l’elemosina. Si muoveva con sicurezza come se quell’ambiente le fosse famigliare. Andò in cucina,
si sedette al tavolo e attese pazientemente l’arrivo del parroco.
Quando questi entrò, con l’atteggiamento di chi non è molto presente con la mente, la donna inclinò il capo da un lato e face una smorfia simile ad un ghigno, mostrando i
pochi denti che le rimanevano in bocca.
– Che avete da guardarmi così? – chiese il prete sedendosi di fronte.
– O vi siete messo d’accordo con il demonio o siete pazzo – rispose la donna con voce un po’ rauca. – Come vi è saltato in
testa di chiamare l’Arcivescovo? Se si accorge che l’avete raggirato finiamo tutti e due su di una bella graticola. Quelli come noi alla chiesa piacciono ben cotti… praticamente carbonizzati. Voi lo dovreste sapere piuttosto bene, visto l’abito che portate… indegnamente. –
– Non avevo scelta – rispose Massalia che non sembrava turbato più di tanto. – Si stava iniziando a vociferare su di me e se quelle voci fossero arrivate all’Arcivescovo dalla bocca sbagliata non avrei più potuto difendermi: qualsiasi cosa gli avessi raccontato non mi avrebbe creduto. –
– Questo è vero. Devo ammettere che per una volta siete davvero scaltro. – commentò quell’essere che poco aveva di
umano. – Avete saputo ribaltare a vostro favore una situazione decisamente contro. E adesso sarà proprio Carlo Borromeo a
togliervi dai piedi quel vecchio. –
– Sì, ma la cosa mi è sfuggita di mano e forse è troppo presto. Forse quel vecchio sarebbe stato ancora utile. Non so se Bernardo è già in grado di fornirmi ciò che le vostre magie e pozioni non hanno mai saputo darmi: l’elisir. Sono mesi che andiamo avanti con stupide formule magiche senza alcun risultato se non quello di farmi rischiare il rogo. Quell’alchimista invece, vista l’età, è indubbio che lo abbia
ottenuto ma… ne avrà già svelato il segreto al suo allievo? –
– Voi che denigrate25 tanto le mie pozioni… senza una di quelle non sareste mai riuscito a saper dell’alchimista. Il ragazzo non avrebbe mai parlato spontaneamente: è troppo fedele a quell’uomo e troppo onesto per tradirlo – commentò offesa la donna.
– Questo è vero, purtroppo non posso darvi torto. Certe piante fanno scioglier la lingua più della tortura. –
– E ne avrete bisogno nuovamente se volete che Bernardo parli ancora. Perciò non dimenticatevene: senza di me, niente elisir
e niente giovinezza. Vecchio siete e vecchio rimarrete… e neppure per molto a guardarvi bene: avete già un piede nella
fossa – disse in tono acido la fattucchiera.
Massalia fu assalito dalla rabbia. Per un istante si sentì avvolgere dalle fiamme del l’inferno e il suo viso prese fuoco; nonostante questo, però, riuscì a controllarsi e a non ribattere. Quella strega, su di una cosa aveva ragione: gli sarebbe servita ancora.
La donna percepì immediatamente cosa stesse provando il prete e per la soddisfazione si lasciò andare ad una risata
sguaiata.
– Portatemi dell’altra pozione immediatamente
– comandò l’uomo in modo aspro.
– Cos’è? Adesso mi date ordini? – chiese la fattucchiera mutando repentinamente espressione.
L’uomo sospirò rumorosamente sforzandosi ancora una volta di rimanere calmo e, con un tono di voce decisamente più
accomodante, rispose: – No… è soltanto una semplice richiesta. Per favore… –.
– In questo caso… ma il prezzo è di molto superiore all’ultima volta. –
– Vi darò ciò che chiedete – continuò a denti stretti il parroco.
– Allora… preparate il denaro, sarò di ritorno prima di quanto pensiate. –
Tornato a casa, Bernardo eseguì senza discutere tutti gli ordini dello zio. Spaccò una montagna di legna, pulì la canonica, la chiesa e quindi preparò il pranzo: una semplice minestra a base di fagioli, come sempre. Poi, stanco ma eccitato per ciò che il Maestro gli aveva rivelato poche ore
prima, si sedette a tavola con suo zio.
L’uomo, imitato dal nipote, si fece il segno della croce e farfugliò qualche parola in segno di ringraziamento, ma senza alcuna convinzione; versò del vino in un boccale rivestito di stagno e lo passò al ragazzo, chiedendo con fare distaccato, come chi vuol chiacchierare del più e del meno: – Dove sei stato questa mattina? Sei uscito molto presto –. Bernardo, che si aspettava quella domanda, rispose senza esitazione: – Sono
andato a caccia di rane. Speravo di poter cucinare un po’ di carne ma… è andata male. Evidentemente non è il mio giorno
fortunato o, forse, è semplicemente quello fortunato per le rane: non ne ho acchiappata neppure una. E voi? Cosa avete
fatto, invece? – si affrettò a domandare a sua volta per evitare di dare ulteriori spiegazioni.
– Le solite cose – mentì spudoratamente il prelato spezzando un pezzo di pane, che spartì con il ragazzo. – Ho celebrato la messa e poi mi sono ritirato in camera mia a pregare. –
Bernardo, tra un cucchiaio e l’altro di minestra, fece un mezzo cenno d’assenso col capo per lasciare intendere di aver capito.
Poi, con la bocca ancora piena, prese il boccale colmo di vino e lo svuotò d’un fiato, così velocemente che una parte del
liquido fuoriuscì dagli angoli della bocca rigandogli il mento.
Massalia, che al contrario non aveva ancora toccato cibo, nel vederlo bere tanto avidamente, celò una smorfia di soddisfazione coprendosi le labbra con una mano.
– Qualcosa non va, zio? – chiese il giovane, notando il piatto del prete ancora pieno. – Se non avete fame, bevete almeno
un po’ di vino, è squisito. Anzi, quest’oggi mi sembra anche più forte del solito… mi fa girare la testa – disse portandosi
una mano alla fronte prima di perdere i sensi e di accasciarsi sul tavolo.
Servendosi di un mestolo e di un imbuto, il Maestro stava travasando dal crogiolo ad una ampolla, di vetro piuttosto spesso, la preziosa brodaglia, che in realtà altro non era che un infuso di semplici erbe senza alcuna proprietà. Cosa che Bernardo, per il momento, non avrebbe dovuto sapere e ciò lo faceva sorridere divertito. Il ragazzo, convinto di bere chissà cosa, avrebbe preso per bocca la fiducia in sé stesso che gli mancava.
Con quel semplice placebo27 in corpo si sarebbe sentito invincibile e avrebbe avuto la forza per affrontare ogni avversità.
Terminata l’operazione, chiuse per bene l’ampolla e la fece scivolare in un’ampia tasca della palandrana28 che indossava. A quel punto avrebbe voluto riposarsi, ma il suo stomaco iniziò a protestare ricordandogli che non metteva nulla sotto i denti da quasi due giorni. – Mangiare! Una perdita di tempo, ma che purtroppo non si può evitare – borbottò. Quindi prese un coltello, raschiò una radice che aveva raccolto il giorno prima e la ripulì dal terriccio che ancora la copriva. Poi, finalmente, si sedette sospirando e sgranocchiando come
un coniglio.
Nonostante quel tubero fosse crudo, legnoso ed amaro, sul suo viso si disegnò un’espressione goduta, tipica di chi sta assaporando una leccornia.
Ora non gli restava che attendere. Non sapeva chi, ma sentiva che qualcuno si sarebbe fatto vivo presto; qualcuno poco gradito.
Secondo lui, dopo quella inaspettata visita dell’Arcivescovo Borromeo alla chiesetta di Linate, era inevitabile. Se invece
si fosse sbagliato, tanto meglio.






