La Tavola di smeraldo – 8° capitolo

Se vi siete persi i capitoli precedenti andate nella pagina CULTURA e cliccate su LETTERATURA.

 

8

 

Si era alzato il vento e delle grosse nuvole cariche di pioggia stavano avanzando minacciose, foriere di tempesta.

L’anziano alchimista era intento a riparare la porta di casa quando una meteora, con tanto di scia alle spalle, di terra e fogliame, piombò su di lui. Bernardo fermò quel bolide tirando le redini con tale violenza che il morso quasi spaccò le labbra degli animali, già coperte di schiuma per la fatica, che protestarono soffiando energicamente. Saltò giù dalla carrozza e senza dire una parola si affrettò a raccogliere una pietra, cercandola fra le più spigolose. Quindi, con tutte le sue forze, la scagliò contro la natica di uno dei cavalli, che per tutta risposta nitrì e si imbizzarrì prima di ripartire al galoppo, insieme con il compagno imbrigliato con lui, prendendo una direzione casuale.

– Bravo ragazzo! – si complimentò il Maestro. – Ben fatto. Se quei birri trovassero qui la loro carrozza, avremmo risolto il problema del freddo: ci accenderebbero direttamente un bel fuoco sotto i piedi prima ancora che inizi l’inverno. –

– Ho tanta paura che lo facciano ugualmente: gliel’ho rubata sotto il naso e… ma voi come fate a sapere di quei due? chiese

sorpreso Bernardo cambiando repentinamente discorso.

– Come pensi che sia finita in terra la porta? Sono stati loro a buttarla giù e prima di andarsene li ho sentiti dire che sarebbero venuti da te prima di tornare da me. Eh… – sospirò – certo che siamo in un bel pasticcio! –

– Come avete fatto a non farvi prendere?

– chiese ancora il giovane allievo, che sembrava non finire di sorprendersi.

– Bè, visto che alla mia età non mi posso permettere una fuga come la tua, mi sono reso invisibile. –

– Invisibile?! – fece eco Bernardo sgranando gli occhi.

– Invisibile sì, ma adesso non star lì a fare il gufo e dammi una mano a tirar su la porta. La mia schiena non è più elastica come ottant’anni fa. A proposito, perché sei corso qui? –

– La pozione, Maestro, fatemela bere! Se davvero mi rende invincibile, questo è il momento adatto. –

– Pozione?! Credevo la considerassi soltanto una brodaglia puzzolente. –

– Maestro, per favore, non mi sembra il caso di scherzare. –

– Mmm, prima rimettiamo a posto l’uscio. –

 

Carlo Borromeo fissò in silenzio ma in modo severo Massalia, senza però riuscire ad incontrarne lo sguardo.

Il sacerdote, infatti, era entrato in quell’enorme stanza con la testa bassa e, con quell’atteggiamento servile che in realtà mascherava soltanto un’innata viltà, si era seduto di fronte all’Arcivescovo.

– Volete dirmi cosa vi ha spinto ad agire in quel modo così… sciocco? – chiese ad un certo punto l’alto prelato con voce ferma e autoritaria. – Se siete ancora un uomo libero lo dovete a me e non certo al vostro… sconsiderato comportamento. –

– Questo lo so e non finirò mai di esservi riconoscente… – rispose il cappellano con lo sguardo sempre rivolto al pavimento.

– … ma vedete… è stata soltanto la paura a rendermi stolto: la paura che poteste portarmi via mio nipote. –

– È strano, da come avete parlato questa mattina, mi era parso di intendere in voi tutt’altro atteggiamento: quasi vi vergognaste del fatto che quel ragazzo venga considerato vostro nipote – gli fece notare il Borromeo.

– Vergognarmi?! Di mio nipote?! Oh no! Come potete anche solo averlo pensato! Io… sicuramente mi sono espresso male,

di certo mi avete frainteso, io… io… – balbettò Massalia nel disperato tentativo di mettere una pezza al pasticcio combinato per colpa di quel terribile difetto che aveva

sempre avuto: parlare senza riflettere.

– Perciò dovreste essere contento che io mi occupi di lui. –

– Senza ombra di dubbio, vostra Eminenza – scodinzolò come un cagnolino l’uomo che finalmente alzò lo sguardo verso

il suo interlocutore.

– Quindi… posso contare sul vostro aiuto? –

– Consideratemi un vostro umile servo. –

– Bene, allora fate in modo che domani a quest’ora vostro… nipote, si trovi qui al mio cospetto. Se così sarà, dimenticherò

tutto, in caso contrario non potrò fare più nulla: saranno i miei uomini a trovarlo e… ad arrestarvi entrambi. –

Il prete, portandosi la mano destra sul cuore, assentì ancora una volta con un cenno del capo.

– Bene, allora siamo intesi – si apprestò a concludere Carlo Borromeo: – Avete un giorno di tempo. Come potete vedere, vi

do l’opportunità di tornare indietro nel tempo e cancellare l’errore fatto –.

 

“Un umile servo, certo!” pensò Massalia una volta uscito da quella sontuosa dimora, ricordando le parole dette poco prima. “Servo della mia dabbenaggine, però. Ecco quello che sono riuscito ad ottenere: se aiuto l’Arcivescovo

posso dire addio all’elisir e se aiuto Bernardo finisco in prigione. E lui, il… Cardinale? Mi dà l’opportunità di tornare indietro nel tempo… di un giorno. Ridicolo!

Certo che devo trovare il modo per cancellare l’errore commesso, ma a modo mio. E allora gli farò vedere io come si torna indietro nel tempo e non di un giorno soltanto.”

In quel mentre iniziò a piovere e massaia allungò il passo borbottando. Subito dopo il fragore di un tuono lo fece sussultare e lo convinse a cercare una locanda per ripararsi.

 

 

Tornato al suo posto anche l’ultimo cardine, la porta si chiuse con un colpo secco e una grossa spranga di legno massiccio,

che venne aggiunta per dar man forte al chiavistello, s’incastrò negli appositi ganci. Ora entrare con la forza sarebbe stato

molto più difficile.

– Appena in tempo! – esclamò Bernardo. – La pioggia sta ingrossando e, a giudicare dai tuoni, non è che l’inizio di un diluvio. –

– Già, sta per abbattersi una vera e propria tempesta. Le cornacchie lo hanno annunciato questa mattina: le ho udite cantare a squarciagola e quando gracchiano il tempo cambia in peggio. Se non altro quei due birri ci lasceranno in pace per un po’. Pur di non inzupparsi se ne staranno rintanati in qualche postaccio a scolarsi intere brocche di vino. Quindi occorrerà loro un po’ di tempo per smaltire la sbronza – commentò con disgusto il Maestro.

– Per favore, non parlatemi di vino! – esclamò il ragazzo, rammentando ancora la brutta esperienza vissuta poche ore prima. – Oggi mi è bastato un boccale per farmi comportare come una femmina. Tutta la stanza ha iniziato a girarmi intorno e… sono finito con la faccia nel piatto. –

– Mmm, decisamente non deve essere stato un bello spettacolo – commentò il Maestro ridacchiando e intento a frugare in uno dei suoi tasconi, alla ricerca dell’ampolla.

– Ma adesso vediamo che effetto ti fa la pozione. –

Bernardo prese la bottiglia che l’uomo gli porse e la guardò storcendo il naso: – Devo berla… tutta? –.

– Dipende da quanto vuoi essere invincibile, ragazzo. –

Il giovane stappò la bottiglia, ma quando annusò il contenuto emise un verso gutturale che nulla aveva di umano: – Ehhh! –.

– Forza. Che stai aspettando? – lo esortò l’alchimista.

– Ma è disgustosa! – esclamò il giovane. – Come faccio a berla?–

– Tappati il naso e buttala giù tutta d’un fiato. –

Bernardo, facendo un grandissimo sforzo, portò il collo dell’ampolla alla bocca, ma per poco non vomitò: – È impossibile, non ci riuscirò mai – ribadì.

– Non c’è nulla che non si riesca a fare, se lo si vuole veramente – disse pazientemente il vecchietto.

– Questa volta vi sbagliate, signore: io vorrei veramente berla questa sch… questa pozione ma… –

– Ssss… – sibilò il Maestro portandosi il dito indice davanti alle labbra. – Zitto, ho sentito qualcosa. Non ti muovere. –

– Che c’è? – chiese Bernardo.

L’alchimista, senza rispondere, si avvicinò lentamente alla porta. Tolse la spranga, aprì appena e sbirciò fuori attraverso

la fessura.

– Che succede? – chiese ancora e questa volta con voce tremante Bernardo.

– Ssss… – fu ancora la risposta. Ad un tratto una enorme saetta si stagliò contro il cielo nero e con il fragore del

tuono l’uscio si spalancò facendo cadere a gambe all’aria il vecchio che, contemporaneamente, urlò: – I birri!! –.

Il ragazzo, preso dal panico, agì come un fantoccio e quando si rese conto di essere stato preso in giro, ormai era troppo tardi: aveva già scolato quel liquido verdastro fino all’ultima goccia.

Il Maestro si rialzò e, massaggiandosi il fondo schiena, richiuse la porta con tutta calma. Quindi si voltò verso Bernardo, che ancora stava fissando incredulo l’ampolla vuota e, sforzandosi di rimanere serio, esclamò: – Io non sbaglio

mai, Bernardo. –

 

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *