Ce ne sono davvero molti, in caucciù o in silicone, di svariate dimensioni e forme, con disegni tutti colorati e catenelle divertenti.
Sono gli intramontabili succhiotti.
Da sempre si dibatte sull’opportunità del loro utilizzo, perché se spesso si rivelano dei preziosi alleati per tranquillizzare il bambino ogni volta che uno stimolo lo disturba, i ciucci sono anche imputati di un vizio non sempre facile da dimenticare e soprattutto di recare danni al corretto accrescimento mascellare del bambino.
Iniziamo a dire che succhiare calma di solito un neonato che non ha fame. E’ consolatorio, come se il bambino impegnasse tutte le sue energie a succhiare anziché a piangere per un disturbo.
La suzione infatti provoca la secrezione di endorfine, gli ormoni del benessere, che procurano al neonato una piacevole sensazione di calma e tranquillità, riducendo così le tensioni emotive.
L’ideale però sarebbe limitare l’utilizzo del succhiotto quale alleato di conforto all’ora del sonno o quando il piccolo sia particolarmente infelice. Scegliere sempre succhiotti che abbiano tettarelle di forma anatomica e dimensioni adatte alla conformazione naturale del palato del vostro piccolino e con cerchio (parte cui poggia la tettarella e che trova contatto con la bocca del bambino) preferibilmente forato, per evitare irritazioni dovute alla saliva. Assolutamente sconsigliato intingere il ciuccio in sostanze zuccherate! Si favorirebbe la formazione di carie.
L’argomento più grave a sfavore dell’utilizzo del succhiotto riguarda la pressione che lo stesso esercita sulla mascella.
Tale pressione può provocare deformazioni al palato, mala occlusione o denti sporgenti all’infuori e avere conseguenze negative anche sulle cavità nasali, con la conseguente predisposizione a otiti e ostruzioni nasali. Se riguardo ai potenziali danni al palato (che aumentano quanto più l’uso del succhiotto si protrae negli anni) pediatri e ortodontisti sono concordi, per ogni altro punto a sfavore dell’utilizzo del ciuccio c’è comunemente un argomento a sostegno della tesi opposta.
Eccone alcuni esempi.
Lasciato indiscriminatamente alla portata di un bambino, quando comincia a gattonare o camminare, il ciuccio è antigienico perché può essere appoggiato ovunque e poi rimesso in bocca sporco. Sarebbe impossibile e alquanto stressante doverlo sterilizzare di continuo.
D’altra parte, a questa età, il bambino porta alla bocca di tutto, i suoi giochi, gli oggetti che si trovano per casa e innanzi tutto le sue manine. Tutto è veicolo di germi e batteri!
Il succhiotto utilizzato nelle prime settimane di vita potrebbe interferire con un corretto avvio dell’allattamento al seno, a causa dell’errata posizione della lingua che il neonato si abituerebbe ad assumere. Potrebbe inoltre limitare le capacità di esplorazione del proprio corpo. Un neonato impegnato a succhiare non si preoccupa di guardarsi le manine (solitamente la prima scoperta in tal senso). Già, e dalle manine, le dita… il pollice!
In mancanza di un oggetto esterno, il piccolo potrebbe iniziare a succhiarsi il dito e questo non avrebbe certo conseguenze meno gravi sul palato. In più, come disse una volta il mio pediatra “il ciuccio glielo butta via, il dito non glielo può mica staccare!”
Insomma, si finirebbe con l’avere a che fare con un altro brutto vizio potenzialmente dannoso e difficile da perdere.
Comprovato da diversi studi, è che di notte, l’utilizzo del succhiotto riduce il rischio di rigurgiti e favorisce la ventilazione diminuendo così il rischio di morte in culla.
Inoltre il bambino succhiando si addormenta più facilmente e risvegli improvvisi verranno subito calmati da una vigorosa ripresa di suzione… sempre che si ritrovi con il succhiotto tra le labbra o sia già in grado di cercarlo da solo nel suo lettino, altrimenti strillerà finché non sarete accorsi a rimetterglielo in bocca e magari avrà bisogno di essere nuovamente cullato.
Sul controverso utilizzo del ciuccio la decisione finale spetta a noi genitori che, per dirla tutta, a volte invogliamo i nostri figli a farne uso, proponendolo fin dalle prime ore di vita nelle cullette delle nursery (sono sincera, io ci ho provato quando il mio secondogenito, appena nato, non restava neppure una frazione di secondo senza attaccarsi al seno… niente da fare! Così piccolino riusciva a respingerlo con forza e disgusto. E’ stato da subito chiaro rientrasse tra quei bambini che il succhiotto non voleva neppure sapere cosa fosse! Tuttavia, con il rifiuto totale allo storico amico sono proprio pochi!).
Tornati a casa dall’ospedale con il piccolo tra le braccia, la gioia immensa vacilla all’arrivo delle prime temutissime notti insonni (ci sono piccolini che non dormono davvero mai, senza contare l’incubo delle colichette!) e allora quale genitore non è tentato di ricorrere al succhiotto? Un succhiotto per un paio di orette di sonno o per un po’ di silenzio… perché diciamolo, è lui il migliore amico dei riposini pomeridiani e delle ore notturne dei bambini… e dei genitori che, di conseguenza, ne beneficiano!
Certo, “preso il vizio”, per alcuni bambini, il ciuccio rappresenta un vero e proprio oggetto di transizione da portare sempre con sé.
Chi non ha mai visto genitori, nonni o baby sitter disperarsi per un succhiotto perso… per i fedelissimi, sempre averne un paio di scorta (possibilmente identici perché quel tipo e solo quello è “il suo succhiotto”!)!
Chiamato anche con nomignoli affettuosi, “pippo” è forse il più gettonato ma ne ho sentiti davvero molti, il ciuccio sembra essere la valvola di sfogo in caso di necessità. Pianti disperati, nervosismo, stanchezza, tutto sembra calmarsi con il ciuccio in bocca.
Arriva un giorno però, quello che si racconterà mille volte ai figli ormai cresciuti, in cui si dovrà dire basta!
Preferibilmente, per evitare il più possibili danni fisici e dipendenze psicologiche, si consiglia ciò avvenga entro i quattro anni.
Provate però a spiegare a un batuffolino che ti guarda con gli occhioni sognanti rasi di lacrime che il succhiotto non si può usare in eterno. Non sempre gli importa che stia diventando troppo grande e magari gli amichetti potrebbero schernirlo, ancora meno si preoccupa di cosa accadrà all’interno della sua bocca… il ciuccio non si tocca!
L’ideale sarebbe andare per gradi e lasciare il succhiotto solo durante la notte per poi toglierlo del tutto.
Presa la decisione, però è essenziale restare fermi anche di fronte all’isteria del piccolo che disperato rivuole il suo succhiotto.
Eventualmente si può tentare di distrarlo con attività ludiche e gesti di affetto, certo non è sempre facile, ci vuole pazienza e costanza.
Ci sono casi che sembrano disperati, bambini che girano per casa con un succhiotto in bocca e due per mano e ai quali non si riesce scattare una foto senza l’inseparabile amico tra le labbra.
Come mia figlia, doveva sempre sapere dove fosse, anzi, dove fossero, i suoi “toti”! Così, quando aveva due anni e poco più, mi sono inventata una bella favola.
Un giorno ho gettato via tutti i succhiotti che avevamo in casa e tornati dal nido ho fatto trovare sul suo letto un piccolo peluche accompagnato da un biglietto di ringraziamento (scritto con penna e glitter argentati che le avrei letto per rendere il tutto più verosimile) firmato da creature immaginarie.
Poi la storia raccontata con amore. In breve: “Esistono le Fatine della luna che raccolgono i succhiotti dei bambini che ormai stanno diventando grandi per portarli nel cielo, dove tante stelline appena nate ne hanno bisogno per dormire serene di giorno e brillare felici di notte”.
Ha funzionato! Per un mesetto, ogni sera, salutava i suoi succhiotti in cielo… e mi piace pensare che li creda ancora lì a coccolare stelline!
Emanuela Beretta





