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10
Berenice, quella mattina del 24 ottobre 1568, uscì di buon’ora; tanto buona che il sole non era ancora sorto. Aveva piovuto fino a poche ore prima e faceva piuttosto freddo, ma il cielo adesso era terso e i profumi che la natura emanava rendevano l’aria corroborante.
La brezza che aveva soffiato tutta la notte, e che ancora insisteva, aveva impedito il formarsi della solita densa foschia, rendendo ogni cosa pronta a sorridere alle prime luci dell’alba.
Avvolta completamente da un mantello lacero e sporco, si arrampicò su di una specie di calesse trainato da un asino, vecchio e spelacchiato, per nulla felice di essere stato svegliato.
Fatti alcuni passi avanti e un paio indietro, come a cercare una certa stabilità sulle zampe, l’animale ragliò e infine puntò stancamente verso Peschiera.
Quando Bernardo e il Maestro udirono bussare, il sole era ormai, giunto quasi all’apice della sua scalata quotidiana nel cielo.
Si scambiarono un reciproco sguardo interrogativo e poi il giovane, ormai spinto da una inconsueta sicurezza in sé stesso, andò a sbirciare fuori attraverso un piccolo foro, praticato in un punto strategico del muro accanto alla porta.
La figura che intravide, e che nel frattempo aveva bussato nuovamente, era avvolta da un tabarro dal colore ormai indefinito che lasciava scoperto soltanto il viso: quello di un angelo. Bionda e dalla apparente età di quindici anni, sembrava una creatura irreale. Dietro di lei un animale mal ridotto, attaccato ad un misero carretto, si lamentava nervosamente.
– È una ragazza! Una bellissima ragazza! – esclamò Bernardo con un’espressione rapita e tutt’altro che intelligente.
Prima che l’anziano potesse commentare, una voce, che Bernardo giudicò dolce e musicale, disse: “Se qualcuno mi ascolta, ho un messaggio per Bernardo Massalia da parte di suo zio, il cappellano di Linate”.
Il Maestro guardò sconsolato il ragazzo che stava assumendo sempre di più le sembianze di un babbeo ed esclamò: – Ci mancava solo questo! –. Poi, visto che il giovane non accennava a prendere alcuna decisione, lo esortò dicendo: – Che stai aspettando? Apri. Tanto così rimbambito non mi servi a nulla –.
Il ragazzo, che a quel punto sembrò risvegliarsi da una trance, tolse velocemente la spranga e spalancò il portoncino, rimanendo folgorato: di fronte a lui si stagliarono due enormi occhi azzurri che lo stavano fissando languidamente come
quelli di un cerbiatto.
Balbettando qualcosa di incomprensibile, le tese una mano.
L’alchimista rabbrividì.
La ragazza sorrise ed entrò lasciando che il braccio del ragazzo fluttuasse a mezz’aria.
– Allora, ragazza, qual è il tuo nome e a cosa si riferisce codesto messaggio? – esordì il Maestro prendendo in pugno la
situazione, visto che il suo allievo ormai era completamente rincitrullito.
– Mi chiamo Dorotea e Massalia mi ha incaricato di mettere in guardia suo nipote: Carlo Borromeo vuole rinchiuderlo in convento. Se non andrà spontaneamente dall’Arcivescovo questo pomeriggio, due uomini lo porteranno via con la forza.–
– Come mai non è venuto Massalia in persona ad avvertirlo? –domandò l’alchimista.
– Perché temeva che i birri lo seguissero e trovassero Bernardo. –
– Capisco – fece il vecchietto grattandosi il mento pensieroso. Poi, indicando il ragazzo fermo e immobile come una statua,
disse: – Appena si sveglia renderò partecipe anche lui –.
La ragazza fece una risatina e il volto della statua divenne rosso porpora.
– E cosa suggerisce di fare il curato, di grazia? – chiese ancora il vecchietto. – Visto che si è dimostrato tanto premuroso? –
– Mi ha detto di darvi questo – rispose Dorotea tirando fuori da sotto il mantello un’ampollina contenente un liquido trasparente.
– Gliel’ha fornita una persona che conosce. Quando verranno quegli uomini, fategliela bere. Per due giorni non ricorderanno più nulla. –
– E in che modo possiamo fargliela bere a quei due? –
– Questo è affar vostro. Massalia dice che se volete due giorni di vantaggio, il modo lo troverete sicuramente. Non ha dubbi.–
Detto questo la ragazza uscì, montò sul suo calesse e se ne andò, scomparendo nello stesso modo in cui si era materializzata.
Bernardo la seguì con lo sguardo fino a quando poté, quindi si richiuse la porta alle spalle e sospirò.
– Proprio un bello spettacolo deprimente, non c’è che dire – commentò l’alchimista scuotendo il capo, riferendosi al ragazzo.
– Maestro, che ne pensate? –
– Non lo so Bernardo, c’è qualcosa che non mi convince. –
– Io invece credo di non avere dubbi. –
– E allora parla, che aspetti? –
– Credo di essermi… innamorato. –
– Bernardo!!! – strillò il maestro innervosito.
– La Tavola, pensa alla Tavola! –
– Certo Maestro, apparecchio subito. –
L’uomo allargò le braccia in segno di resa e, guardando l’ampollina che ancora aveva in mano, prese in seria considerazione l’idea di far bere una parte del contenuto
al ragazzo. Giusto per fargli dimenticare quella visione demoniaca.
Berenice scese dal calesse ed entrò in canonica. Massalia l’accolse con un entusiasmo che difficilmente sapeva esternare: – Allora? Tutto sistemato? –.
La donna lo guardò a suo modo, in silenzio, per alcuni istanti e poi: – Se è tutto sistemato, mi chiedete? E chi può dirlo.
Forse lo sarà se riuscirete ad essere abbastanza convincente con l’Arcivescovo –
– Avete fatto qualche incantesimo, avete recitato qualche formula magica… –
– Ciò che ho fatto è affar mio. Adesso però tocca a voi affrontare l’Arcivescovo. –
– Ma voi siete pazza! Come potete soltanto pensare che io possa… Carlo Borromeo non è Bernardo. Non lo si gabella a piacimento – protestò il prete.
– Allora dimenticatevi la Tavola di smeraldo e soprattutto… l’elisir. –
– E cosa dovrei dire all’Arcivescovo Borromeo? –
– Oh, nulla di complicato: ditegli che vostro nipote non ha voluto saperne di venire con voi, perciò che i suoi uomini vadano pure a prelevarlo, facendogli capire dove si trova, naturalmente. E poi accertatevi che dia l’ordine ai suoi uomini. –
– Allora siete veramente pazza. Avevo ragione. Se lo portano via come riuscirà a prenderla quella stramaledetta Tavola? –
– Può anche darsi che io sia pazza, ma voi siete senza ombra di dubbio uno stupido, perciò è inutile spiegarvi: fatelo e basta. –
– Non mi date molte alternative, a quanto pare. –
– Dite bene: fidatevi di me se volete rimandare l’appuntamento con il diavolo che, statene pur certo, non vede l’ora di punzecchiare quelle vostre natiche… per il momento ancora flosce e grinzose, con il suo forcone. –
L’uomo serrò i pugni e strizzò gli occhi: “Prima o dopo quella strega avrà il fatto suo” pensò. “Le farò ringoiare tutto.”
– Ditemi una cosa, se dal Borromeo non ci andassi, cosa cambierebbe? Mio nipote verrebbe preso ugualmente. Su questo punto l’Arcivescovo è stato molto chiaro. –
– Non ha detto forse che avrebbe arrestato anche voi? Se invece collaborate e vi fate vedere disponibile forse non finirete
in prigione e poi… deve sapere dove trovare Bernardo per far sì che lo trovino oggi, altrimenti va tutto all’aria. Ottuso di un
prete! – strillò la donna con voce roca. –
E adesso muovetevi. Non è bello fare attendere sua Eminenza.–
– Vi ricordo che possiedo soltanto un paio di gambe, flosce e grinzose, come dite voi, e che la strada è lunga, quindi… sua
Eminenza dovrà attendere comunque. –
– Se volete vi posso prestare il mio calesse, così farete prima. È vecchio anche l’animale che lo tira, ma di zampe ne possiede
quattro. Fate attenzione però a non confondervi: siete voi l’asino che deve stare seduto sul carro – lo schernì ancora una
volta Berenice sottolineando quella frase con una risata sguaiata.





