La Tavola di smeraldo – 12° capitolo

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12

 

 

– Sei una ragazza davvero speciale…un demone con le sembianze di un angelo. Saresti capace di gabbare il diavolo in persona. –

Berenice con quelle parole, che avrebbero anche potuto suonare come un complimento, esternò invece tutta l’invidia che aveva sempre provato per quella creatura straordinaria. Dorotea era esattamente ciò che avrebbe voluto essere lei. Quella ragazza possedeva tutto ciò che a lei la natura aveva

negato: la bellezza, la grazia… la dolcezza.

L’unica cosa che avevano in comune era la cattiveria ma, ironia della sorte, anche questa Berenice non aveva mai potuto sfruttarla a pieno a causa del suo aspetto fisico.

Brutta e deforme faceva ribrezzo: nessuno si fidava di lei e tutti la evitavano.

– Hai saputo guadagnarti il denaro che ti avevo promesso, ma potrai avere molto di più se lo vorrai. –

– Ditemi cosa volete che faccia e io lo farò, senza indugio – rispose sicura di sé la ragazza.

– Molto bene, ma questa volta non sarà tanto facile. Una volta che Bernardo lo avrà recuperato, dovrai portargli via un

oggetto a cui tiene più che a qualsiasi cosa al mondo. Ma compito ancor più arduo sarà carpire il significato delle frasi che porta incise, senza il quale quell’oggetto sarebbe del tutto inutile. Se ci riuscirai, io diventerò la strega più potente e ricca della Terra. –

– Non temete, quel ragazzo è troppo stupido per crearmi dei problemi – esclamò con aria di sufficienza.

– Invece ti sbagli, Dorotea. Non sottovalutare Bernardo: quel ragazzo non è affatto stupido – precisò Berenice che dovette

alzare la testa per guardare in faccia la sua interlocutrice, alta e slanciata. – Ha mille altri difetti, ma non è uno stolto. –

– E quali sarebbero questi… difetti? – chiese la giovane incuriosita.

– È generoso, altruista, puro nell’animo, sa perdonare… in poche parole è capace di provare sentimenti positivi e nel modo più intenso. È questa la sua forza. Esattamente

il tuo opposto: avida, arrogante, superba,

vendicativa e… pronta a calpestare tua

madre se questo servisse a farti ricoprire d’oro. Due forze contrarie ma di eguale potenza. E non dimentichiamoci neppure di quel vecchio rinsecchito. Lui un piccolo

pregio ce l’ha: è sospettoso. Sa che al mondo non sono tutti come Bernardo. –

– Starò molto attenta, ve lo prometto. Voi ditemi quando e come dovrò agire e… sarete fiera di me. –

– Me lo auguro, ragazza mia. In caso contrario una strega morirà prima ancora di essere nata – sentenziò la fattucchiera

riferendosi a Dorotea.

– E Massalia? – fece la giovane, che non badò minimamente a quella palese minaccia.

– Per carità! Di lui sì che non è il caso di preoccuparsi. Quello è un vero stupido.

Non ha pregi né difetti: è un essere insignificante che ambisce soltanto a vivere in eterno perché probabilmente son talmente tante le corbellerie che ha ancora in mente di fare che una vita soltanto non gli basta. –

 

 

I due birri si avvicinarono alla casupola annunciati dallo scalpiccio dei cavalli.

– Sei pronto, Bernardo? Credo sia giunto il momento. Hai inteso bene cosa fare? – chiese il Maestro che si sentiva alquanto eccitato.

– Certo, Signore – rispose sicuro il ragazzo.

– Non hai paura? – s’informò ancora l’alchimista.

– Per nulla, Maestro. Con quella roba in corpo mi sento un leone e sono pronto ad affrontare qualsiasi cosa. Anzi, sono impaziente di affrontarla. –

 

All’esterno, uno dei due uomini balzati giù dalla carrozza, con dei modi di fare piuttosto volgari, fece: – Appena metto

le mani su quel cucciolo di razza bastarda… –.

– Ricordati cosa ha detto l’Arcivescovo: nessuna violenza – lo riprese il compare.

– Ma non voglio mica strappargli le budella! Te lo prometto: non vedrai una goccia di sangue. Gli rompo solo un braccio.

Un colpo secco e via… una cosa pulita. Diremo che si è fatto male cadendo mentre cercava di scappare. –

– Neppure un dito! – gli intimò l’altro.

– Ma ci ha fatto fare la figura degli idioti. Già te lo sei dimenticato? – protestò ancora il birro.

– Se abbiamo fatto la figura degli idioti è soltanto perché siamo stati degli idioti. E adesso basta con queste sciocchezze:ho detto nessuna violenza. Rompigli soltanto un’unghia e il lavoretto pulito lo farò io su di te. Lo porteremo via con il vecchio come convenuto. Ora smettiamola con le chiacchiere,

prendiamola rincorsa e insieme buttiamo giù la porta, con una spallata. Questa volta non perderemo tempo a bussare. –

Con quattro falcate giunsero alla meta, ma la porta non la sfiorarono neppure: con un gran tonfo finirono dentro alla buca mimetizzata dal tappeto di foglie.

Un po’ rintronati fecero appena in tempo a scorgere l’uscio che si spalancava prima che il ragazzo facesse finire sulla loro

testa, violentemente, la grossa padella che brandiva come un’arma.

– Bel colpo Bernardo! – esultò vispo il vecchietto agitando i pugni serrati verso l’alto.

– E adesso tirali fuori. –

– Tirarli fuori?! E come faccio? Peseranno un quintale quei due, a peso morto. –

– Non esistono solo i muscoli, testa di rapa! O meglio, non esistono solo i tuoi. Prova a usare la zucca ogni tanto. Passagli una corda sotto le ascelle e legala ai cavalli. Saranno loro a tirare e a farli venir fuori da lì. –

– Geniale, Maestro! – esclamò il ragazzo.

– No, Bernardo. Solo un po’ di esperienza e… l’abitudine di riflettere prima di aprire la bocca. –

Una volta che i due uomini furono adagiati supini fuori dalla buca, ancora svenuti, il ragazzo provvide a tappargli il naso

e l’alchimista a far trangugiare loro la pozione lasciata da Dorotea.

– Adesso mettiamoli nella carrozza così potrai portarli lontano da qui. Se l’intruglio fornito dalla tua… bella, funziona

davvero, per due giorni non dovrebbero darci fastidio e questa notte potremo agire indisturbati. –

– Questa notte? – ripeté il ragazzo.

– Sì, il 25 ottobre, rammenti? La Terra si troverà esattamente fra il Sole e la Luna.

Quello sarà il momento esatto: quando la Luna diventerà un grosso disco nero.

Tutti se ne staranno chiusi in casa a tremare dalla paura come babbei e nessuno baderà a noi. Tu potrai calarti indisturbato nelle viscere della Terra e affrontare il fantasma del monaco – disse il Maestro fissando negli occhi il suo allievo.

– Che avete da guardarmi così? – chiese Bernardo con voce ferma.

– Nulla, ragazzo. Stavo solo aspettando che ti mettessi a tremare per la paura. –

– E perché dovrei? In verità non sto più nella pelle. –

– Beh, se ti avessi parlato di viscere e fantasmi solo due giorni or sono, te la saresti fatta addosso come un neonato. Evidentemente la pozione ha fatto il suo dovere.

E adesso va, porta via quei due. –

– E se si svegliassero durante il tragitto, che gli racconto? –

– Non credo che si possa verificare questa eventualità, figliolo. Alla pozione di Dorotea ho aggiunto un’inezia di infuso di papavero: dormiranno almeno fino a domani pomeriggio. –

– Fino a domani… siete sicuro di averne aggiunto soltanto un’inezia, Maestro? –

– Più o meno, figliolo, più o meno. –

– Allora vado. –

– Bravo e non ti dimenticare di legare i cavalli ad un albero: quelli non l’hanno presa la pozione e potrebbero tornare alla

stalla rovinando tutto. –

– Va bene, non vi preoccupate. –

Bernardo, facendo non poca fatica, issò i due corpi sulla carrozza e si apprestò ad andarsene, ma il Maestro lo fermò:

– Non dimentichi di fare ancora una cosa prima? –.

– Non mi sembra, che cosa? –

– Riempire la buca, ragazzo. O quando torni ci potresti finire tu dentro. Non pretenderai che lo faccia io… con la schiena

che mi ritrovo. –

– Certo che no, signore. Lo faccio immediatamente. –

 

 

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