S.O.S. Coliche!

Le famigerate “coliche serali” o “coliche gassose”, fonte di preoccupazione e stress per ogni genitore, caratterizzano una fase della crescita del tutto normale che molti lattanti attraversano fino al compimento del terzo mese di vita. Alcuni ritengono che a causare le coliche sia l’immaturità gastrointestinale o quella del sistema nervoso centrale del neonato. Altri la considerano una reazione allergica al latte materno o a quello artificiale. Sarebbe quindi opportuno verificare un’eventuale intolleranza del piccolo al lattosio controllando se le coliche diminuiscono quando la madre si astiene dal mangiare latticini. In caso di latte artificiale, varrebbe la pena provare con tipi di latte più digeribili. Le coliche non sono una malattia, i bambini che ne soffrono sono perfettamente sani e cresceranno senza problemi. Probabilmente attraversano una fase d’iperattività, un eccesso di energie che corrisponde al momento in cui la temperatura corporea è più elevata e le funzioni dell’organismo sono più attive. Certo la spiegazione sembra riduttiva quando ci ritroviamo con un batuffolo urlante e inconsolabile tra le braccia. Il pianto è liberatorio, aiuta il neonato a scaricare le tensioni e le energie accumulate durante la giornata.

Riconoscere le coliche non è difficile. Si presentano sempre ogni giorno alla stessa ora del tardo pomeriggio o della sera (nel neonato allattato al seno, possono verificarsi anche in altre ore della giornata). Il bambino piange, stringe i pugni, urla e ripiega le gambe verso l’addome. Il pianto è disperato, acuto e dissimile certamente al piagnucolio di un bambino stanco, affamato o disturbato perché sporco, infreddolito o accaldato. Il pancino è duro e gonfio. Le mani e i piedi sono freddi. Il visino è rosso ma potrebbe anche diventare cianotico o dopo un pianto prolungato. La colica può verificarsi immediatamente dopo la poppata, durante la stessa o entro un’ora, quando il piccolo si è addormentato. Ammesso che per qualche minuto riusciate a calmarlo ogni sollievo sarà solo momentaneo e tra un attacco di pianto e l’altro continuerà a tremare e singhiozzare.

Non tutti i neonati soffrono di coliche. I bambini nutriti con latte artificiale ne sono maggiormente soggetti. In commercio esistono modelli di tettarelle e biberon studiati per ridurre l’ingestione di aria durante la suzione e appositi sondini per favorire la fuoriuscita di aria intestinale.

Come possiamo consolare il nostro piccolino in preda alle coliche?

É essenziale restare tranquilli perché un eccesso di stimoli o attenzioni non faranno che peggiorare la situazione rendendolo ancora più inquieto. Creare altresì un ambiente silenzioso e in penombra. Provate poi differenti metodi. Cullatelo dolcemente, oppure massaggiategli il pancino. Appoggiatelo alla spalla dopo la poppata per facilitare la digestione. Adagiatelo a pancia in giù sulle vostre ginocchia e dategli dei colpetti sulla schiena o tenetelo in braccio, sempre in posizione prona, adagiandolo sul vostro avambraccio e camminate. Contenetelo fisicamente, avvolgerlo in una copertina potrebbe rasserenarlo. Portatelo in giro in carrozzina o meglio ancora in macchina.

Il pediatra potrebbe prescrivervi delle gocce antispastiche da somministrare al bambino prima dei pasti o medicinali a base di simeticone che hanno un’azione antimeteorica. Negli ultimi tempi sono molto prescritti i probiotici perché aiutano a ripristinare la flora batterica (nei bambini soggetti a coliche sembra esserci un’alterazione della flora batterica intestinale) e accelerano lo svuotamento gastrico favorendo la motilità intestinale. Le tisane potrebbero essere un valido aiuto: finocchio, verbana, camomilla, menta o liquirizia. Attenti però alle dosi e che il senso di sazietà non interferisca con l’allattamento al seno. Certo è sconsolante sentirsi impotenti di fronte al nostro bambino e costatare che non trae beneficio dalle nostre attenzioni. Pazientate, le coliche non si manifesteranno per più di una decina di settimane. Le crisi scompariranno spontaneamente restando solo un brutto ricordo per i genitori. I nostri piccolini sapranno di averne sofferto solo perché noi glielo racconteremo.

Emanuela Beretta

 

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