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Seconda parte
I due birri si destarono quando i raggi del sole avevano ormai fatto dissolvere completamente la nebbia e riscaldato un po’ l’aria.
Aprirono gli occhi e si scambiarono un lungo sguardo interrogativo. Poi, superato il primo attimo di completo disorientamento, uno dei due chiese all’altro: – Ma… che ci facciamo qui? –.
– Veramente anch’io non ne ho idea. Ma se mi dici chi sei forse riuscirò a capirlo. –
– Io… io… per mille ratti puzzolenti! Sono così confuso che… non me lo ricordo. –
– Come sarebbe non te lo ricordi? – fece l’uomo. – Non rammenti il tuo nome?! –
– Forse se mi dici il tuo mi verrà in mente. Magari ci conosciamo. –
– Certo, io mi chiamo… mi chiamo… ma andiamo! È ridicolo! Neppure io ricordo chi sono. Come è possibile? –
– Non lo so. Qui c’è di mezzo l’incantesimo di qualche strega sfuggita al rogo. –
A quel punto scesero dal carro e rimasero in silenzio per alcuni istanti.
– E adesso? Cosa facciamo? Non possiamo rimanere qui a chiederci chi siamo. –
– Certo che no. Ma dove andiamo? –
– Io forse un’idea l’avrei – disse quello che apparentemente sembrava il più giovane.
– E allora parla, per mille barili di birra! Cosa stai aspettando!–
– Sciogliamo il cavallo, forse torna da dove è venuto. Queste bestie a volte lo fanno. Almeno… mi sembra, a questo punto
non sono più sicuro di niente. Se siamo arrivati fin qui con questo ronzino forse riusciremo a sapere almeno da dove veniamo. –
– Tanto che abbiamo da perdere? – approvò l’altro. – Però vorrei anche sapere chi ha legato all’albero il ronzino. O queste bestie a volte fanno anche questo da sole? –
Montati a cassetta diedero una pacca sulla schiena dell’animale e s’incamminarono lasciandosi guidare dall’istinto del quadrupede.
Anche Bernardo aveva da poco aperto gli occhi ma lui, a differenza dei due uomini, rammentava benissimo tutto ciò che gli era accaduto e la prima cosa che disse quando vide il Maestro fu: – La Tavola? –.
– Tranquillo ragazzo, è al sicuro. Tu, piuttosto, ben tornato tra i vivi. Credevo non ti svegliassi più e mentre ronfavi io smaniavo per sapere cosa è accaduto là sotto. –
– Oh, se sapeste Maestro! Se sapeste! – esclamò con aria sognante il ragazzo.
– È esattamente quello che vorrei Bernardo, ma se non ti decidi a parlare non… saprò mai. –
Il ragazzo, rimanendo seduto sul suo giaciglio di paglia, finalmente raccontò tutto, senza tralasciare neppure il più piccolo dei particolari, facendo rabbrividire il Maestro che non faceva nulla per nascondere l’orgoglio che provava verso
quel giovane.
Per una volta sembrava si fossero scambiati i ruoli: l’espressione che solitamente aveva Bernardo, ora, era sul volto dell’anziano alchimista.
– … così ho scavalcato il muraglione e sono corso qui – concluse il ragazzo.
– Splendido figliolo, splendido – commentò il Maestro ancora rapito dalla magia di quel racconto e sbalordito per il coraggio
dimostrato da Bernardo.
– Ed ora Signore, volete spiegarmi come ho fatto a fare allagare quella voragine? E come mai quella porta si è aperta
dopo che ho fatto pipì, e poi perché la stanza non si è allagata completamente? Come mai l’acqua ad un tratto si è fermata? –
– Una serie di trabocchetti davvero geniali, ma molto più semplici di quanto tu possa immaginare. Per quanto riguarda la voragine, penso sia stata usata una serie di galleggianti. Spingendo la pietra dentro la parete, devi aver aperto un passaggio attraverso il quale ha iniziato a sgorgare l’acqua
di un fontanile. Poi, viceversa, quando hai smesso di spingere, il flusso dell’acqua ha fatto nuovamente tornare la pietra al suo posto facendo richiudere il passaggio. Un tempo breve ma sufficiente a far sì che la fossa si riempisse. Al termine l’acqua è defluita poco alla volta drenata dal terreno. Una serie di calcoli molto precisi, non c’è che dire. –
– E la porticina? Come ho fatto a farla salire? –
– Questa volta credo si sia trattato di un gioco di pesi e contrappesi collegati fra loro con delle corde. Il liquido della tua minzione, penetrando in quel buco, deve aver
fatto spostare qualcosa che ha permesso l’infiltrazione di una massa d’acqua più consistente. Questa deve aver fatto sollevare un peso che salendo ha permesso di scendere ad un altro che, a sua volta, libero di cadere ha fatto alzare la porta. Poi, quando l’acqua ha iniziato ad invadere la stanza, la posizione dei due pesi deve essersi nuovamente invertita facendo tornare la porticina al suo posto. –
– Ma chi può aver avuto tanta astuzia per ideare tali stregonerie? –
– Probabilmente i frati stessi. Quella stanza un tempo doveva contenere molti tesori e di certo si sono ingegnati per proteggerli. Ma ciò che hanno fatto non ha nulla a che fare con stregonerie o magie.
È soltanto frutto di questo, ragazzo – specificò il Maestro picchiettandosi la fronte con il dito indice. – Intelletto, Bernardo. Cervello e niente più. –
– Ancora però non mi avete detto perché non si è allagato completamente quel sotterraneo. –
– Mai sentito parlare dei vasi comunicanti, figliolo? Con quella spada devi avere innescato un’altra serie di giochetti che
ha fatto sì che stanza e fossato si mettessero in comunicazione. L’acqua si è fermata una volta raggiunto lo stesso livello in entrambi i luoghi. Se quella cantina fosse
stata scavata un poco più in basso per te non ci sarebbe stato scampo: saresti annegato prima di trovare il modo di uscire. –
– Ho capito – rispose frettolosamente il ragazzo che aveva già la mente altrove. – Adesso posso vedere la Tavola, signore?
Desidererei poterla tenere fra le mani ancora una volta. –
– Bè, credo proprio di non potertelo impedire. Te lo sei meritato. E comunque la Tavola di smeraldo ormai ti appartiene. Prima, però, voglio che tu sappia una cosa, un piccolo segreto. –
– Un segreto? Ancora?! Di cosa si tratta questa volta? – chiese un po’ sorpreso Bernardo. – Voi avete il potere di farmi sudare
freddo in questi giorni, Maestro. –
– Oh, stai tranquillo. Nulla di spaventoso. Si tratta della… pozione. –
– Pozione? Avete scoperto che può avere degli effetti strani? –
– Ah, ah. No ragazzo, no. Non può avere alcun effetto strano per il semplice motivo che quella pozione… non esiste. –
– Credo di non capire. Come non… esiste? –
– Era un insieme di erbacce senza alcuna proprietà, tanto meno magiche, se non quella di avere un gusto piuttosto
schifoso. D’altronde faceva parte del gioco: una pozione buona non sarebbe stata credibile. –
– Ma allora… il mio coraggio? La fiducia in me stesso che provavo? La forza che trovavo? No… vi state prendendo gioco di me ed io ci stavo cascando. –
– Affatto Bernardo. Tutte le qualità che hai dimostrato ti competono fin da quando sei nato, solo non lo sapevi. Io ti ho
semplicemente aiutato a scoprirle. –
– Non posso crederci! Perciò avrei fatto tutto… da solo? È incredibile! –
– Certo figliolo, se si vuole si può tutto. E adesso vai pure, la Tavola di Ermete Trismegisto ti sta aspettando. –
– Ma come farò a comprenderne il significato? Sapere di essere coraggioso o di avere fiducia in me stesso non mi servirà
in questo caso. Quella Tavola è… –
– La fretta, Bernardo, sempre la tua solita fretta. Lascia che le cose facciano il loro corso. –
Bernardo balzò in piedi saltando come un grillo e si avvicinò eccitato al bauletto che il Maestro gli mostrò.
Con lentezza quasi esasperante sollevò il coperchio e ancora una volta rimase folgorato da un bagliore accecante che lo avvolse in un abbraccio materno, ma stranamente ogni cosa intorno a lui rimase nell’ombra. “Come è possibile una cosa simile?” pensò.
Ad un tratto, gli tornarono in mente le parole del Maestro:
“… Quelle qualità le hai sempre avute, io ti ho solo aiutato a scoprirle…”.
La Tavola di smeraldo non stava illuminando il suo corpo ma la sua mente.
Il meraviglioso lago che infondeva pace, sicurezza e serenità era lì, dentro di lui. C’era sempre stato ma senza quella luce
non lo aveva mai visto.
– Ecco il segreto di questa Tavola! Mostra quello che abbiamo dentro – esclamò girandosi verso il Maestro.
L’anziano sorrise e annuì.
– Ma allora come mai con i malvagi non funziona? Perché tutti coloro che l’hanno rubata non hanno mai visto nulla? –
– Ti sbagli Bernardo, funziona invece. Ma l’odio e l’egoismo distruggono ogni cosa e chi dentro di sé ha soltanto il vuoto
non potrà mai vedere niente. –





