Problem Solving: una risorsa per la risoluzione dei conflitti

(image from google)
Quante volte da genitori ci troviamo ad affrontare dei contrasti con i nostri figli? Spesso capita che, da una piccola divergenza di opinioni, si scatenino conflitti degni di una guerra sanguinosa che inevitabilmente comporta se non caduti, almeno dei partecipanti feriti a livello emotivo da parole, atteggiamenti e comportamenti poco costruttivi. Come aiutare il proprio bambino ma soprattutto i figli più grandi che si trovano a vivere l’età critica, ovvero la fase adolescenziale, a risolvere le problematiche che inevitabilmente si presentano nel loro percorso di crescita? Un metodo ritenuto efficace da molti pedagogisti ed esperti  americani è il “Problem Solving” ovvero la ricerca di una soluzione al problema.
Thomas Gordon in “Genitori Efficaci” delinea quella che potrebbe rivelarsi una strategia vincente per la risoluzione dei conflitti nella relazione educativa, ma che può essere tranquillamente applicata anche nelle relazioni lavorative, amicali e quotidiane in genere.
Vediamo insieme quali sono le fasi di cui si compone:
1-     Individuate il problema insieme a vostro figlio. In un momento di tranquillità reciproca chiedetegli se ha tempo e voglia di parlare di quel problema e di trovare insieme una soluzione. Non forzate le cose se lui si rifiuta di farlo ma ditegli semplicemente che siete disponibili a parlarne quando lui vorrà. Se invece si dimostra interessato a proseguire ditegli chiaramente che volete trovare una soluzione che possa andar bene a tutti.
2-     Fate emergere tutte le soluzioni possibili. Ognuno contribuisce apportando idee che in questa fase vengono solo accolte, non giudicate né tanto meno respinte, anche se vi sembrano fantasiose. Magari potrebbe essere utile scriverle su un foglio per evitare di dimenticarne qualcuna.
3-     Cominciate ad eliminare insieme le varie opzioni che non sono realizzabili spiegandone il motivo. Coinvolgete il bambino nella cernita con domande come: “Pensi che questa soluzione possa funzionare?”
4-     Dopo aver scelto la soluzione considerata da tutti come la migliore decidete insieme come metterla in pratica, non a livello astratto ma fissando un piano operativo da portare avanti (specificando chi fa cosa, quando e in che modo).
5-     Datevi una scadenza entro cui verificare i risultati raggiunti. Potrebbe capitare che i compiti che si è deciso di portare avanti si siano rivelati troppo faticosi. In questa ultima fase del percorso è opportuno che il genitore verifichi la validità della scelta fatta con domande come: “Pensi che la nostra decisione stia funzionando? Sei soddisfatto?” 
  Nel caso in cui ci si accorga che è necessario apportare delle modifiche procedete con una nuova seduta di Problem Solving.
Nel rapporto genitori-figli a volte la difficoltà non statanto nell’individuare la soluzione di un problema, ma nel capire qual è il percorso giusto per coinvolgere i nostri figli e arrivarci insieme. Ad un primo sguardo il Problem Solving potrebbe sembrare una procedura macchinosa ma, con un po’ di pratica, vi verrà naturale applicarla anche per risolvere i piccoli grattacapi nelle relazioni di tutti i giorni.
Miss Chiaraluce
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2 commenti

  1. L'adolescenza mi terrorizza… Tra un po' di anni avró tre ribelli in casa! Per ora cerco di godermeli piccini con i loro problemi ancora piccini 🙂

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