Il Gender Gap Report 2012 ci fa soffrire un’altra volta.
La condizione della donne in Italia non solo non migliora ma addirittura regredisce: secondo lo studio che il World Economic Forum compie ogni anno, infatti il BelPaese si piazza all’80 posto (su un totale di 135 Paesi considerati) in termini di partecipazione economica e politica, di aspettative di vita e di uguaglianza retributiva. Una posizione mutata, in peggio, rispetto al 2011: l’anno scorso eravamo infatti al 74 posto.
E, neanche a dirlo, ci troviamo in coda rispetto a Paesi come il Mozambico, il Burundi, Trinidad de Tobago, il Madagascar, la Colombia… e via dicendo.
In testa, com’è immaginabile, ci sono soprattutto i Paesi del Nord: Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia ad occupare le prime quattro posizioni.
Se si spulciano le analisi contenute nel Report, in termini di partecipazione economica le donne italiane sono addirittura al 101° posto, in termini di education saliamo al 65°, per quanto riguarda la salute e le aspettative di vita ci piazziamo al 76° posto, se si considera invece il potere politico scendiamo al 71° posto.
E con i dati si potrebbe andare avanti ancora a lungo: il Gender Gap Report è infatti un’analisi attenta, dettagliata e costante che ogni anno viene presa come punto di riferimento in tutto il mondo.
Ma, in fondo, non cambierebbe nulla. Finiremmo col rattristirci ancora di più.
Il concetto è chiaro: il nostro Paese continua ad essere negli ultimi posti delle classifiche che misurano la condizione delle donne.
Ci dovremmo forse stupire?
Grandi cambiamenti, in questi ultimi anni, non ce ne sono stati. Sia in termini di norme sia in termini di mentalità. E i ragionamenti e le discussioni sull’opportunità di introdurre le quote rosa in politica sono naufragati.
Ma davvero un Paese come il nostro può essere così snob da sostenere che le quote rosa siano un’offesa alle donne stesse?
Siamo nella condizione di utilizzare motivazioni ideologiche per tralasciare una misura che quanto meno ci porterebbe al pari di altri Paesi, per quanto riguarda la rappresentanza politica?
L’opinione è del tutto personale, e in quanto tale completamente opinabile, ma finché non avremo una rappresentanza femminile adeguata in Parlamento e negli organi governativi difficilmente potremo portare avanti battaglie che abbiano al centro del loro interesse le prerogative e le necessità del mondo femminile.
È vero, sappiamo tutti che le quote rosa sarebbero un “mezzuccio”, uno strumento “volgare” per ottenere una presenza adeguata in politica: ma possiamo permetterci di non adottarle?
Possiamo concederci il lusso di aspettare che la società civile, e il mondo politico, introiti in maniera spontanea e naturale il concetto che le donne devono essere parte del nostro Paese, della nostra classe dirigente perché tutti, non solo noi esponenti del sesso femminile, ne gioveremmo?
Credo proprio di no.
Credo che l’esperienza di altri Paesi dimostri come le quote rosa siano servite. Nell’immediato ma soprattutto nel lungo periodo: servono soprattutto a forzare un cambio di mentalità, a superare una condizione retrograda difficile da scalfire.
Naturalmente non bastano le quote rosa a farci cambiare rotta: ci vorrebbe una vera e propria rivoluzione culturale che inondi il Paese.
Forse, a quel punto, vedremmo modelli di donna diversi da quelli che ci vengono propagati attualmente: in televisione vedremmo più donne “parlanti” e meno “appariscenti”, in Parlamento smetteremo di vedere donne dal naso all’insù protagoniste di calendari per camionisti a favore di donne con indubbie competenze e capacità, alle fiere incontreremo più donne a capo di progetti ed esposizioni e meno ragazze in minigonna accanto a prototipi di automobili o motociclette.
Ma la rivoluzione culturale non è di certo dietro l’angolo.
Potremmo però favorirla, accelerarla, sostenerla: in primis votando per essere parimenti rappresentate in politica.
Poi, questo lo devo proprio dire, dovremo fare anche noi un gran bello sforzo.
Sì, noi donne.
Perché peggio dei maschilisti ci sono le donne che non sostengono le donne.
Iniziamo a farlo.
P.S. Per chi volesse leggere il Report in dettaglio ecco il link http://www.weforum.org/issues/global-gender-gap
Personalmente sconsiglio di leggerlo: a noi donne viene l’irrefrenabile voglia di fare la valigia e trasferisci al Nord.
Sara Venchiarutti





