Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Questa giornata è triste già per il solo fatto che debba esistere ma serve a ricordare che ancora nel 2012, quotidianamente, molte donne (troppe di noi), si trovano a dover subire violenze non indifferenti.

Femminicidio è diventato un vocabolo che fa parte della nostra cultura. Lo sentiamo spesso alla televisione, al telegiornale, lo leggiamo sulla carta stampata e se ne parla anche nel web.

Sembra che una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, subisca violenza (dati Istat).

Troppe donne (circa 100 all’anno) continuano ad essere uccise, dagli uomini. Da uomini che non sempre sono ignoranti e di livello socioculturale “basso”. Da uomini che troppo spesso sono partner, figli, fratelli, parenti…

La maggior parte delle donne, infatti, subisce violenza (psicologica e fisica) all’interno della propria rete domestica, in famiglia. Sì, avete letto bene: in famiglia.

Sono secoli che le donne combattono contro una società misogina per fare valere i propri diritti ma continuano ad essere considerate (a volte anche dalle donne stesse), esseri inferiori, persone che devono stare zitte e subire, che devono accontentarsi, stare buone e, magari, ringraziare pure.

Molte donne continuano a stare un passo dietro all’uomo perché hanno paura o perché “Intanto cosa vuoi che cambi?”. E lo si vede non solo all’interno dell’istituzione famiglia ma anche nel lavoro: nelle aziende in cui, di rado, ruoli importanti vengono assegnati alle donne, negli stipendi che – a parità di titolo di studio – sono comunque inferiori rispetto a quelli degli uomini… Anche nella vita politica del Paese ma lasciamo perdere.

Lasciamo perdere? No. Oggi non lasciamo perdere. Oggi bisogna trovare una soluzione.

Oggi le donne sono arrivate a un punto (e siamo nel terzo millennio) in cui chiedono risposte concrete a un governo che ha il dovere di tutelarle e di proteggerle.

E, mi rendo conto, è tristissimo solo il fatto di doverlo ammettere, che la donna oggi vada difesa come si fa con una specie protetta. Che noi, animali non siamo.

Io, donna, vorrei poter urlare che questa giornata non ha senso, che non esistono differenze di genere e che siamo tutti uguali e abbiamo le medesime opportunità. Non posso farlo perché non è così. Lo sanno bene quelle di noi che ogni giorno subiscono violenza (psicologica o fisica).

Intanto noi, mamme, non dimentichiamo di insegnare ai nostri bambini il rispetto verso l’altro. Che questa è la prima cosa.

Antonella Pfeiffer

 

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