The Shard. Foto: theviewfromtheshard.com
È il grattacielo più alto dell’Europa occidentale, il The Shard, la “scheggia” nei cieli di Londra.
C’è chi dice che diventerà per la città ciò che la torre Eiffel è per Parigi: un simbolo, una presenza visibile da ogni dove, una piattaforma aerea da cui ammirare le bellezze della metropoli. Indissolubile, incontrastabile, eterno. Forse un’idea un po’ eccessiva, ma sicuramente lo Shard è destinato a diventare uno dei grattacieli europei più conosciuti della capitale inglese, nuova ed importante icona della produttività e modernità londinesi.
The view from the Shard. Foto: courtesy Sabrina Provenzani
Qui a Londra le opinioni si dividono tra chi lo ama e chi lo odia; questa, almeno, la voce che gira. Personalmente non ho sentito che entusiasmo, o al più una certa indifferenza (“niente di eccezionale”, dicono molti architetti), nei confronti del gigante di vetro progettato dall’italiano Renzo Piano e inaugurato il primo febbraio dal nostro simpatico sindaco Boris Johnson. Proprio Boris, durante il taglio del nastro (come se avesse pronunciato la verità del secolo) ha ironicamente sentenziato: “È la cosa più vicina ad un aeroplano che ci possa essere, per guardare Londra dall’alto”. E non si sa mai se prenderlo sul serio o se sorridere alle sue affermazioni.
La preoccupazione principale, lanciata dall’UNESCO nell’estate del 2012 (fonte: BBC), riguardava lo skyline della città e l’eventuale “integrità visiva” della Torre di Londra, simbolo storico della metropoli, dopo la costruzione del grattacielo più alto di tutta l’Europa occidentale, eretto proprio dall’altra parte del fiume, a sud, nel London Bridge Quarter, un’area di sviluppo metropolitano situata in posizione centrale tra i quartieri di Southbank, Westminster, Canary Warf, il West End e la City, vicino alla London Bridge Station; imperversava la paura che “oscurasse” i monumenti del passato con la sua imponenza e la sua potenza espressiva – la Cattedrale di St.Paul, il London Bridge, la Torre di Londra. Qualcuno lo ha pure definito un edificio “fallocentrico”, costruito dai “rich-and-greedies” per altri “rich-and-greedies” (ricchi e golosi), simbolo del potere finanziario della metropoli.
Veduta: lo Shard (a sinistra) e la Torre di Londra con il London Bridge (a destra). Foto da http://the-shard.com
Ma lo Shard, visivamente parlando, arrogante non è. E tanto meno dà la sensazione di essere un simbolo di potenza. È un’elegante e trasparente scheggia di vetro che si assottiglia verso l’alto, fino a fare “il solletico al cielo” (come dice mia figlia) con la sua guglia che tocca i 309,6 metri; una silhouette delicata e inconsistente che riflette le variazioni atmosferiche del cielo inglese, con le sue molteplici sfumature di grigio – ma più spesso bianco-latte, e raramente (o al massimo per una manciata di minuti) limpido e azzurro, attraversato da una miriade di nuvole di passaggio sospinte dall’intenso vento dell’isola, veloci come aerei.
Concepito dal suo autore come una “piccola città in verticale” – 87 piani (di cui 72 abitabili) – ospita negozi, uffici, tre piani di ristoranti con vista, una decina di residenze di lusso (quotate tra i 30 e i 50 milioni di sterline l’una), l’hotel Shangri-La, un 5 stelle con oltre 200 camere distribuite su 18 piani, la cui apertura è prevista per l’estate, fino alle piattaforme aperte al pubblico con vista sulla città. Da The view from the Shard, la galleria situata ai piani 68-72 si può godere una delle più complete viste di Londra (l’ultima piattaforma accessibile al pubblico è all’altezza di ben 244 metri): lì, l’occhio spazia per 360 gradi, fino a una distanza di 40 miglia, abbracciando l’intera metropoli. Dodici telescopi digitali descrivono nel dettaglio la storia degli edifici che inquadrano, ma è sicuramente consigliato portarsi dietro un potente binocolo personale, per non incappare nelle lunghissime e rinomate code inglesi. E verificare il meteo, prima di decidere se salire a The view: le nebbie e il grigio di Londra potrebbero compromettere l’entusiasmo della vostra visita.
Uno dei telescopi digitali con le informazioni sulla città. Foto: courtesy Sabrina Provenzani
Sicuramente da vedere, all’interno della galleria, la toilette per gentlemans con la vista più alta e spettacolare del mondo.
Gents toilette, The View from the Shard. Foto: courtesy Sabrina Provenzani
La mia conclusione? Trovo il The Shard uno dei grattacieli progettualmente più ben fatti, equilibrati e delicati di Londra, indipendentemente dalle critiche ai valori che incarna (la supremazia del mondo finanziario, o il fatto che sia costruito per l’80% con i fondi del Qatar – quindi un edificio non pienamente londinese). Lo trovo ben costruito, elegante, assolutamente non imponente. Simboleggia la spinta verso il nuovo, il desiderio dell’uomo di superare se stesso e di guardare al futuro, in tempi di crisi mondiale, con grazia ed ottimismo. Sarà che stimo particolarmente Renzo Piano, che tra le archistar (gli architetti di fama mondiale) mi sembra il più posato, il più equilibrato, il meno pieno di sé. Eppure ne avrebbe tutte le ragioni.
Dalia Marchesi – Mammachecasa!











Che bello, bello, bello! Condivido la tua opinione, non sono una fanatica dei simboli di potere anzi, ma tutti gli edifici storici più belli sono stati simboli di qualche potere a loro volta 🙂