I primi vocalizzi dei nostri bambini sono musica armoniosa per le nostre orecchie, ci rallegrano e ci appagano. Per loro invece, quale musica è più indicata e da quando abituarli alle note musicali?
Ogni essere umano ha un senso innato del ritmo e una propria musicalità. Anche il nostro piccolino! Basti pensare al suo pianto, ai primi versetti e gridolini, al suo riconoscere le voci più familiari che sentiva già dalla pancia della mamma e il battito cardiaco della mamma, che ancora lo calma non appena poggia l’orecchio al petto.
Diversi studi hanno dimostrato che bambini di pochi mesi riescono a riconoscere melodie ascoltate a distanza di giorni o ascoltate ripetutamente già ancora nel grembo materno. Insomma, l’intelligenza musicale è connaturata e andrebbe coltivata il più precocemente possibile.
Abituiamo quindi i nostri figli all’ascolto delle sette note già dai primi mesi di vita, se non addirittura nel periodo prenatale. Filastrocche, ninne nanne o canzoncine e un ambiente appassionante dal punto di vista musicale sono il contorno ideale.
Da zero a tre anni i bambini hanno una grande capacità di immagazzinare e rielaborare le informazioni, apprendono il linguaggio parlato e per loro non è difficile imparare anche quello musicale. Da qui il pensiero di E. Gordon, ricercatore e psicologo statunitense, che ha elaborato una teoria e un metodo per l’apprendimento musicale. Il metodo prevede incontri per bambini di pochi mesi insieme ai loro genitori, così da caricare di valore affettivo l’avvicinamento alla musica, nei quali si stimola l’apprendimento musicale. Vietato parlare, insegnante, mamma e papà si esprimono solo in musica e dopo aver ascoltato un brano, segue un momento di silenzio, fondamentale affinché i bambini elaborino e assorbano i suoni che hanno sentito. I bambini che vi partecipano, incredibilmente, si sintonizzano e rispondono gioiosamente e vivacemente agli stimoli dati. Con i partecipanti più grandicelli l’insegnante introduce semplici giochi, come camminare cercando di seguire il ritmo. Gli stessi esercizi potranno essere proposti a casa.
Dai tre ai sei anni il bambino inizia a interagire e a desiderare di riprodurre i suoni, basti pensare a come da un cucchiaio e un bicchiere riesca a formare una batteria. Secondo il metodo Gordon, a questa età si può invogliare il bambino a rispondere con un vocalizzo a una melodia. Non si vuole certo formare futuri musicisti ma persone in grado di esprimersi musicalmente con la voce o con uno strumento. Questo perché non solo ascoltare musica sia piacevole ma soprattutto perché la musica fa bene!
Molti, infatti, gli studi secondo i quali la musica abbia un ruolo positivo nello sviluppo psicofisico dei bambini, migliorandone il linguaggio, l’apprendimento, la coordinazione motoria e la comunicazione. Si ritiene che le sette note siano persino indispensabili per lo sviluppo della fantasia e della creatività dei bambini.
È dimostrato che durante l’ascolto di un brano musicale nel cervello si attivino i centri della parola e questo stimolerebbe il linguaggio. L’ascolto di musica classica poi, favorendo i processi creativi dell’emisfero destro, migliorerebbe i processi di apprendimento a tutto beneficio della concentrazione, della memoria, della comunicazione e della socializzazione.
Una disciplina recente, la neuromusica, studia le potenzialità della musica come una vera e propria cura riabilitativa per diverse malattie, come ad esempio per favorire la comunicazione nell’autismo, e in situazioni problematiche come una nascita prematura.
Stimoliamo quindi i nostri figli a tutto ciò che è melodia. Di certo i bambini amano i cartoni… perché non proporre allora la serie Disney “Little Einstein”. Quattro bambini e un’astronave musicale che li accompagna ogni volta in una nuova avventura con lo sfondo sonoro di musiche classiche di noti compositori, oltre che opere d’arte e bellezze naturali. Lodevole! Riusciranno davvero a riconoscere un quadro di Leonardo, la Sfinge e Il Minuetto!
Diamo importanza anche alla musica dal vivo. È costruttivo per il bambino poter associare il timbro di uno strumento alla conformazione dello strumento stesso, vedere com’è suonato e come quel suono si armonizzi a quelli prodotti dagli altri strumenti.
Emanuela Beretta






