Tra le mie amiche c’è chi dice che non sopporterebbe l’idea di avere, tutto il giorno, il marito in giro per casa, che non sopporterebbe vederselo davanti più del tempo “giusto”. Non sono d’accordo, qual è il tempo giusto per vedere tuo marito? C’è un limite? Un tempo massimo oltre il quale è meglio non andare altrimenti si rischia di non “sopportarsi” più?
Il maritino ed io, da un paio di anni, lavoriamo entrambi da casa e vi garantisco che vi sono aspetti, sia psicologici sia fisici, molto positivi. Non tornerei indietro, è molto più bello così: lavorare ed essere, anche durante il giorno, “vicini”. Comunque, diversamente da quanto si possa immaginare, non ci vediamo “sempre”, per forza. Lui ha il suo spazio (o meglio, si “rinchiude” nel suo spazio e io ho il mio) e ci divide una porta, necessaria per poter lavorare “bene” ma che, all’occorrenza, si può “abbattere”. Non ci disturbiamo, non facciamo rumore, seguiamo i nostri orari lavorativi in cui ognuno fa le proprie cose, semplicemente. Quando non c’è (nelle ultime due settimane è stato in Inghilterra per lavoro rientrando solo per i weekend) la mancanza si sente, eccome. Non solo di notte ma anche di giorno.
Quando non c’era mi è mancato molto non vederlo uscire da quella porta, magari a metà mattinata per farsi un caffè e scambiarsi un: “Come va?”. Le nostre “pause caffè”, a volte, possono trasformarsi in incontri davvero interessanti e non mi riferisco al sesso perché questo una coppia che vive sotto lo stesso tetto può farlo come e quando vuole. Mi riferisco proprio al nutrimento che ci diamo, che mi dà. Al fatto di “esserci”. Pranzare insieme mangiando qualcosa al volo e scambiando due chiacchiere, confrontandoci o anche consigliandoci (ma di solito è lui che dà consigli a me…). Rimetterci al lavoro, ognuno al suo posto, sapendo che entrambi ci siamo, comunque sia, oltre la porta. Ecco, questa è la più grande ricchezza: “esserci” a vicenda, essere a portata di mano, per viversi sul serio. Lavorare ma avere una vita, anche. Guadagnare meno e non vivere del “superfluo” ma avere, però, una vita più bella rispetto a quella che facevamo prima in cui entrambi guadagnavamo più soldi, una vita che non cambierei mai con alcuno e che mi fa sentire una persona estremamente “ricca”. Ricchissima quando vedo mio figlio che dopo la scuola corre a varcare quella porta per andare a salutare e ad abbracciare suo papà.
Con questo non dico che lavorare in un ufficio sia negativo, anzi. Anche perché per campare bisogna lavorare… Dico solo di fare attenzione a non perdere di vista la propria vita in nome del guadagno, del successo, della carriera e dei soldi. Dico di non vivere per lavorare ma di lavorare per vivere. Di fare di tutto per trovare un equilibrio tra vita professionale e vita familiare.
A tale proposito mi permetto di postare questo video che vi invito ad ascoltare attentamente, perché credo che il messaggio diffuso da Nigel Marsh sia molto, molto importante. Per le nostre vite.
Antonella Pfeiffer





