Vorrei un’Italia “mamma”

La storia dei “nonni di Mirabello” la conosciamo tutti. In caso andate a leggere qui, su Repubblica (senza tralasciare gli articoli di approfondimento), il pezzo che è uscito questa mattina.

Ora, ammettendo che possa essere discutibile (ma non vietato), la scelta di procreare in così tarda età, definire una bambina come «il frutto di una applicazione distorta delle enormi possibilità offerte dal progresso in materia genetica», mi fa rabbrividire.

Personalmente sono favorevole alla fecondazione assistita perché ritengo che ogni donna abbia il diritto di diventare madre, se lo desidera. La scienza può essere d’aiuto, basta così. Certo, si può anche decidere di adottare, sempre di “possibilità di scegliere” si tratta. Sbaglierò ma ho come l’impressione che questa sentenza sia più un monito che altro, la leggo come una presa di posizione, chiara e netta, contro la fecondazione assistita. Sbaglierò. Del resto, se le coppie italiane continuano ad andare all’estero per “procreare”, un motivo ci sarà.

La mia considerazione è questa: invece di togliere una bambina ai suoi anziani genitori naturali, lo Stato non può prendere in considerazione l’idea di essere solidale (per una volta) e dare, invece, una mano a queste persone? Non può fornire un aiuto (anche pratico, non solo psicologico) che possa permettere loro di svolgere al meglio il proprio ruolo di genitori?

Secondo l’articolo di Repubblica i giudici hanno detto che la bambina “è stata allattata con latte artificiale” come se fosse peccato. Ma stiamo scherzando? Ho partorito mio figlio a 32 anni e, anch’io, l’ho nutrito con latte artificiale. Amo mio figlio meno di quanto faccia una madre che allatta al seno? Stiamo scherzando, vero?

Ho come l’impressione che nella società odierna si sia perso completamente il buon senso. Credo che ogni bimbo abbia il diritto (a meno che non subisca maltrattamenti fisici e psicologici e purtroppo accade, tante sono le notizie tragiche che si leggono sui giornali) di vivere accanto alla propria madre.

Credo anche che ogni madre, qualsiasi “scelta” abbia fatto per soddisfare il proprio “desiderio” (che una non è che sia un mostro perché desidera un figlio) di diventare madre (adozione o fecondazione assistita), qualsiasi età abbia, qualsiasi situazione economica viva, qualsiasi tipo di famiglia abbia, vada “sempre” aiutata e supportata.

Non ci sono soldi. Con quelli recuperati, ad esempio, dalla pensione di un “falso invalido”, non si potrebbe garantire a questa famiglia “vecchia” tutta l’assistenza necessaria e permettere che una bimba venga cresciuta dai genitori naturali?

È così aberrante, “aiutare”?

Non so, mi chiedo che fine abbia fatto il buon senso, mi chiedo se la parola “solidarietà” valga ancora qualcosa, nel 2013. In Italia.

Mi piacerebbe vivere in un Paese in cui le “situazioni al limite” (anche quelle discutibili, certo), venissero protette. Utopia, forse.

Vorrei un’Italia “mamma”. Un’Italia in cui ogni cittadino, pur certamente commettendo a volte anche errori, possa comunque sentirsi, sempre “al sicuro”. Perché una persona “debole”, non è detto sia più “merda” di una “forte”.

Vorrei un’Italia che amasse i suoi cittadini, che non li odiasse.

 

 

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