Indubbiamente i nostri figli sono da considerarsi a pieno titolo “nativi digitali”. Essendo infatti cresciuti in una società multischermo, sono abituati a considerare le tecnologie un elemento naturale della vita quotidiana e non provano alcun disagio a interagire con esse, anzi, sempre più spesso dimostrano di utilizzarle addirittura con più disinvoltura rispetto a molti adulti.
Ma i bambini che entrano in contatto con la tecnologia per giocare e cercare informazioni sono sempre più piccoli, per questo è importante che i genitori siano consapevoli dei rischi cui vanno incontro e, soprattutto, che siano in grado di trovare strumenti adeguati per proteggerli.
A tale proposito, Kaspersky Lab (in collaborazione con B2B International) ha condotto a livello globale uno studio per valutare la consapevolezza degli adulti dei pericoli che i bambini possono correre online, e degli strumenti atti a difenderli.
Questa ricerca è stata recentemente presentata a Milano direttamente da Morten Lehn, Managing Director Kaspersky Lab Italia e da Aldo del Bò, Marketing Director Europe Kaspersky Lab.
Morten Lehn – Managing Director Kaspersky Lab Italia
Aldo del Bò – Marketing Director Europe Kaspersky Lab
Per quanto riguarda l’Italia, appunto, lo studio ha evidenziato che il 23% dei genitori è preoccupato che i figli siano esposti a rischi online, di questi il 12% ha affermato che i propri figli hanno visionato contenuti inappropriati in rete mentre l’8% che hanno comunicato con sconosciuti o persone non ritenute affidabili.
Un altro problema riscontrato (dal 32% degli intervistati) è il timore che i figli spendano denaro online senza che loro lo sappiano e questo avviene spesso anche a causa delle app che richiedono acquisti online durante i giochi. Infatti, il 21% degli interpellati ha avuto esperienza di perdita di denaro (o di dati) a causa di incidenti avvenuti mentre i figli utilizzavano Internet.
Per quanto concerne gli strumenti che i genitori utilizzano per proteggere i propri figli, la ricerca ha evidenziato che il 40% li sorveglia mentre navigano online, invece il 12% ha chiesto al proprio provider di bloccare l’accesso a siti inappropriati. Il 43% degli intervistati afferma di aver spiegato ai propri figli cosa siano le cyber minacce e di parlarne con loro regolarmente, mentre il 21% cerca di controllare i propri figli diventando loro contatti nei social network.
“La nostra ricerca ha evidenziato che i genitori riconoscono i possibili rischi che i figli possono correre navigando in Internet ma solo il 23% ha installato software di parental control che aiutano a evitare che i bambini vengano a contatto con siti o contenuti non appropriati alla loro età”, ha affermato Morten Lehn. “Queste soluzioni ovviamente non sostituiscono l’occhio vigile dei genitori o il dialogo ma sono un valido aiuto soprattutto perché, anche grazie al diffondersi di tablet e smartphone, le occasioni di essere collegati a Internet sono cresciute in modo esponenziale ed è sempre più difficile pensare di controllarli”.
Oltre ai contenuti indesiderati, Internet porta con sé altri pericoli non meno dannosi per i bambini, per esempio, il cyber bullismo. Gli aggressori possono sfruttare tutti i possibili canali di interazione online – tra cui i social network, i forum, le chat e i servizi di messaggistica – che, se usati insieme, possono causare alle vittime un notevole stress psicologico.
La preoccupazione per il cyber bullismo è molto diffusa. Il 45% degli intervistati ha ammesso che i propri figli sono stati minacciati o offesi online, ad esempio in chat o sui social media. I genitori spesso tardano ad accorgersi del problema: infatti il 34% ha affermato di non aver capito che ci fosse un problema per un lungo periodo di tempo. Spesso poi, fenomeni di cyber bullismo passano dall’online all’offline, come segnalato dal 34% degli intervistati.
I fenomeni di cyber bullismo lasciano profonde ferite anche perché per la maggior parte colpiscono adolescenti tra i 12 e i 15 anni, un’età particolarmente difficile. Il 24% degli intervistati ha affermato che i propri figli hanno impiegato molto tempo per riprendersi. Nonostante queste preoccupazioni il 13% degli intervistati ha affermato di non aver attuato nessuna misura preventiva per proteggere i figli online.
“Il cyberbullismo purtroppo è un fenomeno sempre più presente nella vita degli adolescenti italiani anche grazie alla massiccia presenza delle tecnologie nella loro quotidianità. Due ragazzi su tre conoscono qualcuno che ne è stato vittima e ben un adolescente su dieci lo ha subito in prima persona. I social network sono il canale più utilizzato per dare vita a questo fenomeno anche grazie al fatto che per gli adolescenti è prioritario rimanere connessi ai propri amici attraverso questi canali. È quindi molto importante informare i ragazzi dei rischi ma soprattutto sensibilizzare i genitori ad un controllo maggiore delle attività dei propri figli online e a una conoscenza maggiore degli strumenti più utilizzati dai ragazzi per navigare in rete”, ha dichiarato Morten Lehn.
Kaspersky Lab ha inoltre svolto uno studio in collaborazione con l’Università di Würzburg per analizzare il fenomeno del cyber bullismo e confrontarlo con il bullismo tradizionale.
Lo studio ha evidenziato che il cyber bullismo ha delle caratteristiche che lo rendono ancora più “potente” di quello tradizionale:
• I cyber bulli sono più difficili da individuare perché la loro identità può rimanere anonima: questo fa sentire gli aggressori più forti, non dovendo incontrare faccia a faccia le proprie vittime
• Internet non dimentica: le informazioni umilianti sono potenzialmente accessibili per sempre
• Le vittime spesso non si confidano: gli adolescenti tendono a non parlare di questi problemi con i genitori, soprattutto se le offese vengono fatte nelle chat perché temono di non essere compresi dai genitori non considerati sufficientemente esperti digitali
• È difficile nascondersi: scappare dal cyber bullismo è molto difficile perché le vittime possono essere raggiunte sia via computer che via cellulare
La soluzione Kaspersky Total Security – Multi Device, così come gli altri prodotti di Kaspersky Lab include il modulo di Parental Control che aiuta i genitori a proteggere i propri figli quando sono online stabilendo delle restrizioni per l’accesso al PC, alle applicazioni, ai giochi, agli IM e social network anche quando i genitori non sono fisicamente accanto ai propri bambini. Le impostazioni del programma possono essere personalizzate dall’utente (in questo caso l’adulto) in base all’età del bambino selezionando le applicazioni e il tipo di contenuti a cui consentire l’accesso.
Due parole su Kaspersky Lab:
Kaspersky Lab è la più grande azienda privata del mondo che produce e commercializza soluzioni di sicurezza per gli endpoint. Nel corso dei suoi 17 anni di storia, Kaspersky Lab è stata un pioniere nella sicurezza IT, offrendo al mercato soluzioni di sicurezza IT per la protezione di utenti finali, Piccole e Medie Imprese e grandi aziende. Kaspersky Lab, la cui holding è registrata in Gran Bretagna, opera in 200 paesi e protegge oltre 300 milioni di clienti in tutto il mondo.
Antonella Pfeiffer







