Mortalità neonatale, come combatterla

incubatrice

 

Non se ne vorrebbe mai parlare ma, purtroppo, la mortalità neonatale è un dramma reale a cui, a volte, ci troviamo davanti, anche semplicemente ascoltando le notizie di cronaca. Basti pensare che, ancora oggi, in Meridione, il tasso di mortalità neonatale è del 30% superiore a quello delle regioni del Nord.
In seguito alla morte della piccola Nicole, avvenuta a bordo di un’ambulanza privata che la stava trasportando da Catania a Ragusa a causa di un’insufficienza respiratoria sorta dopo la nascita, Giovanni Corsello e Costantino Romagnoli, rispettivamente Presidente di SIP (Società Italiana di Pediatria) e Presidente di SIN (Società Italiana di Neonatologia), in una nota congiunta, chiedono “una efficace programmazione degli interventi e investimenti reali nella rete neonatologica da parte del sistema sanitario, anche per scongiurare il rischio che i cosiddetti tagli alla sanità colpiscano l’area pediatrica che ha invece bisogno di sostegno e di supporto”.
Ecco le priorità indicate da SIP e da SIN:
1) Accorpamento dei punti nascita sotto i 500 parti all’anno (già previsto dall’Accordo Stato Regioni del 16 dicembre 2010), in modo da favorire la condivisione delle risorse e l’ottimizzazione dei percorsi assistenziali. Richiesta che – secondo SIP e SIN – non è mai stata esaudita a causa del prevalere di logiche politiche o di interessi individuali se non territoriali.
2) Potenziamento delle unità di terapia intensiva neonatale.
3) Attivazione dello STEN, cioè il servizio di trasporto per l’emergenza neonatale, in tutte le regioni. Occorrono ambulanze attrezzate e personale dedicato e adeguato.

 

Chiare e semplici indicazioni che dovrebbero essere poste come priorità, da parte di un governo, che ha a cuore la salute e la vita dei suoi bambini.

 

 

Antonella Pfeiffer

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