Si è tenuta lo scorso 3 settembre all’Auditorium del Complesso Garibaldi, la conferenza stampa di KaspersKy Lab, la più grande azienda privata di sicurezza informatica al mondo e con il maggior tasso di crescita tra quelle nel settore. Oltre alla presentazione delle versioni 2016 delle soluzioni consumer, è stata l’occasione adatta anche per inaugurare gli uffici della nuova sede centrale italiana proprio a Milano, sopra alla Stazione Garibaldi, per intenderci.
In un mondo quasi tutto digitalizzato, gli antivirus e le soluzioni di Kaspersky Lab, la sua tecnologia, risultano essere indispensabili per la protezione (e la sicurezza) dei propri dati personali da furti di identità, resi possibili dall’ackeraggio dei dispositivi tecnologici che ormai quotidianamente utilizziamo.
Bisogna sapere però che Kaspersky Lab è già avanti e sta studiando il modo per garantire la sicurezza delle persone in una società che, sempre più, “integrerà” la tecnologia nei corpi umani.
Un tempo si pensava che certe cose potessero essere possibili solo nei film di fantascienza, non è più così perché ora si parla di realtà: le persone “upgraded”, quelle con dispositivi tecnologici impiantati nel corpo sono sempre più numerose. Grazie, infatti, all’invenzione e all’adozione sempre più diffusa di dispositivi impiantabili quali pacemaker, pompe di insulina, auricolari e sistemi per la stimolazione cerebrale profonda, il mondo si sta riempiendo di umani “tecnologici”.
Inoltre, recenti servizi giornalistici parlano di una tipologia di umani “upgraded” che non si impianta nel corpo tecnologia per ragioni mediche ma, semplicemente, perché trova questa opzione molto comoda nella vita di tutti i giorni: gente con piccoli impianti che permettono di controllare serrature, fare acquisti ed accedere ai sistemi informatici con un semplice cenno della mano.
La domanda è: se permettiamo che i nostri corpi contengano una quantità crescente di dati personali, dobbiamo preoccuparci che siano hackerabili?
La risposta è sì. Dobbiamo preoccuparci di tante cose. Ma c’è anche chi, in Kaspersky Lab, si è già fatto impiantare un chip nella mano per studiare come annientare i possibili tentativi di hackeraggio su un “uomo tecnologico”, e difenderlo.
Per questo motivo BioNyfiken, una comunità di bio-hacking con sede in Svezia, che si sta facendo carico di normalizzare un fenomeno che sta prendendo sempre più piede e di farlo conoscere alle masse, considera cruciale lavorare con di Kaspersky Lab.
Insomma, se un giorno vedrete qualcuno che per aprire la portiera della sua auto, non usa la chiave ma fa soltanto un gesto con la mano, sappiate che non avete l’esaurimento nervoso e che non siete neppure su un set cinematografico ma che questa persona ha solo un microchip impiantato sottopelle, tra il pollice e l’indice, invisibile.
Antonella Pfeiffer








