Da quando era piccolo, sto insegnando a mio figlio a rispettare sempre l’altro sesso e che le donne non si toccano neppure con un dito, anche quando (e capiterà) saranno in grado di farti incazzare come mai nessuno prima. Sto insegnando a mio figlio che le donne vanno trattate bene, sempre.
E che vanno difese perchél’unica cosa che hanno di diverso da un uomo (a parte il corpo) è la forza fisica, sono più deboli rispetto a un uomo, tutto qui.
Se dai una sberla a una donna, sei una merda d’uomo. Se fai del male a una donna, sei una merda d’uomo. Sempre, in ogni caso.
Prima ero a fare la spesa, alla cassa un uomo davanti a me ha notato la crema snellenteanticelluliteantitutto che ho comprato e si è sentito in dovere di dirmi con un sorrisetto scemo: “Ma quella, a vederla così, non credo serva (almeno non ha sbagliato il congiuntivo)”, io gli ho risposto ridendo che lo dice anche mio marito ma che sono testarda. Muto.
Ecco, mi è venuto in mente un post letto ieri sera… diceva che noi donne siamo abituate, fin da piccole, a sopportare troppo, a sopportare idioti sparsi in giro, a sopportare battute stupide che ormai sembra una cosa naturale, per noi. Che alcuni uomini ci parlino così, dico. Abbiamo imparato a difenderci dagli idioti: se il tipo non sembra pericoloso puoi ricambiare con una battuta, magari una freddura, sempre ridendo ché non sia mai si “alteri”. E il “marito” si tira sempre in ballo, come a dire “Occhio, guarda che non sono sola, ho chi mi difende”. Chissà perché. Anche fossimo sole?
Se invece pensi che un idiota possa essere pericoloso… son cazzi. Rischi, tanto. Troppo. Fila via. Sempre.
Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne, volevo scrivere un post come si deve, sfornarvi qualche dato e dirvi che no, così non si fa. Che così non si può più andare avanti.
Poi ho trovato un post scritto un paio di anni fa su un mio vecchio blog e preferisco postare questo anche se leggermente rivisitato, perché, mi accorgo, sono cose che penso veramente.
Ho un figlio maschio preadolescente, come tratterà le donne in futuro dipende da me (e da suo padre) ma se avessi una figlia femmina… cosa le direi? Quale consiglio le darei?
Se avessi una figlia femmina le direi di stare attenta, in nome dell’amore, a non perdersi di vista. Le direi di non avere mai paura di mostrarsi per come si sente di essere e di viversi tutto quello che viene ma con intelligenza.
Le direi di credere sempre in se stessa, nelle proprie idee e di portarle avanti, di non preoccuparsi se agli altri potranno sembrare strane, sbagliate o assurde solo perché diverse dalle loro. Di non temere di stare fuori dal coro. Le direi di avere sempre rispetto di sé, prima di tutto, anche quando magari potrebbe essere più semplice, e vivere meglio, adattarsi e adeguarsi ad essere ciò che gli altri si aspettano che lei sia.
Le direi di cercare di amarsi sempre, nonostante le incoerenze che compongono il suo cuore. E di non assecondare mai le vanità di una persona solo per la paura di perderla, anche se pensasse che questa fosse l’uomo della sua vita. Le direi, insomma, che il primo passo per “imparare ad amare” l’altro è amare se stessa. Le direi di imparare anche a stare bene da sola perché solo così potrà stare bene con l’altro da lei.
Le direi pure di scappare di fronte a chi volesse cambiarla, di scappare di fronte alla gelosia e alla possessività.
Le direi che la sua individualità conta, che la sua indipendenza conta, che la sua libertà conta. Le direi che sentirsi “libera”, anche in amore, conta.
Le direi di non avere paura di sognarsi e di sognare, di non “negarsi” e non negare mai qualcosa di sé a se stessa (a volte neppure agli altri), di non negare mai la propria essenza e il proprio essere.
Le direi di non permettere mai ad alcuno di farla sentire meno di quello che vale, di non permettere mai ad alcuno di farla sentire sbagliata.
Le direi di studiare e di leggere tanto, le direi di imparare ad usarle bene, le parole perché possono essere la sua arma migliore, non solo la sua salvezza. E se un giorno, per mille motivi, non potrà dirle a voce, potrà sempre scriverle.
Perché glielo direi, che scrivere è una delle più alte e nobili forme di protesta esistenti al mondo.
Le direi poi che l’amore, l’amore vero, è quello che ti fa stare bene. Quello che ti fa stare male non è amore, semplicemente.
Le direi che se un uomo la picchia non la ama, la odia.
Se un uomo ti ama, non ti fa male. Punto.
Le direi anche che esiste, l’amore. Le direi di cercarlo ma di non farne un problema, arriverà, prima o poi, magari proprio quando non ci pensa, all’improvviso, senza avvisare. E lo riconoscerà.
Le direi di non badare alle battutine idiote che le diranno gli uomini idioti quando la vedranno camminare per la strada tenendo in mano il suo cono gelato. Le direi di fottersene e di mangiarselo il suo gelato, come e quando ne ha voglia. Sempre.
Se avessi una figlia femmina, le direi, prima di tutto, di imparare a correre da sola. E di sognare di volare alto. Sempre.
Antonella Pfeiffer





