Avete sentito parlare di Carlos Ruiz Zafon e del suo capolavoro “L’ombra del vento”?
Se non l’avete letto, questo è il momento di andare a ripescarlo, perché il nuovissimo romanzo di Zafon “Il prigioniero del cielo” pubblicato da Mondadori, è il naturale proseguimento di quel libro con agganci anche a quello successivo “Il gioco dell’angelo”.
I personaggi tornano e fanno ancora sognare. Daniel Sempere, ormai è un uomo adulto con moglie e figlio, lavora ancora nella libreria di famiglia con il padre e Fermin che lo mette al corrente di una verità che non lo farà più vivere tranquillo e, ci fa capire, che la storia non finisce qui, ma anzi, forse la storia di Daniel sta per iniziare (quindi aspettiamoci il seguito).
Ho amato moltissimo “L’ombra del vento” e forse l’autore, anche se ha scritto altri libri interessanti (ma non belli come questo) ha capito che avrebbe dovuto sviluppare questa storia, con i personaggi amati dai lettori, con le vicende politiche inquietanti della Spagna di Franco, dei libri che hanno fatto da filo conduttore e delle vite così ricche e interessanti della famiglia Sempere…
Questo libro mi è piaciuto, avrei preferito arrivare alla fine della storia, ma sarà piacevole scoprire che cosa succederà adesso, se i colpevoli pagheranno e se la vita delle persone che abbiamo amato in questa storia, cambieranno per sempre o troveranno la pace.
Per una patita come me di criminologia, è stato un piacere incontrare Roberta Bruzzone, in occasione dell’uscita del suo libro “Chi è l’assassino – diario di una criminologa”, libro pubblicato da Mondadori.
In questo caso Roberta fa il punto su come lavora e ragiona un criminale e su come lavora e ragiona un criminologo.
Le dinamiche investigative sono spiegate in modo semplice e ho avuto la netta sensazione che qui la nostra esperta abbia bacchettato i tanti corsi affollatissimi che vengono tenuti in Italia e dei pochi posti a disposizione, per un lavoro, sicuramente non facile.
Tanti i dati che si trovano, ad esempio, l’Italia è al primo posto in Europa per numero di omicidi in famiglia, ma perché tanta violenza e perché quasi sempre le vittime sono donne? É sconvolgente anche come, tanti appelli fatti prima delle tragedie, vengano regolarmente inascoltati o archiviati, fino al punto di non ritorno.
La Bruzzone ha seguito da vicino parecchi casi giudiziari come la strage di Erba o più recentemente, l’omicidio della piccola Sara Scazzi. Ma non è troppa l’attenzione mediatica intorno a questi casi, al limite della morbosità?
Perchè nel nostro Paese, tanti casi rimangono irrisolti?
Vi auguro una buona lettura… a presto.
Liliana Russo








A me è piaciuto moltissimo “Marina” ma, come consigli, leggerò anche gli altri! Grazie Lilly.