La Tavola di smeraldo (2° capitolo)

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La piccola chiesa di Linate era in subbuglio e con essa tutto il paese.

Le voci rimbalzavano di bocca in bocca e, ad ogni salto, il fatto si ingigantiva e si deformava allontanandosi sempre più dalla realtà. Ormai tutti si aspettavano soltanto di vedere spuntare roghi ovunque come funghi dopo un temporale estivo, a riscaldare un’atmosfera già di per sé rovente

in quegli anni di inquisizione.

L’Arcivescovo passeggiava in silenzio per la canonica con fare pacato

mentre il prete, obbligato a star seduto su di una sedia sgangherata, attendeva nervosamente che gli venisse rivolta la parola.

– Signor curato, – disse finalmente il Borromeo fermandosi ad un tratto – nella lettera che mi avete fatto recapitare, salta all’occhio l’espressione: “estremamente grave”. E in più, sempre nella medesima missiva, dite di non potermi rivelare nulla se non di persona; nessun altro, oltre a noi due, deve sapere. Così avete detto. Se volevate incuriosirmi… ci siete riuscito. Ebbene, adesso sono qui, da solo e al vostro cospetto, parlate dunque.

Badate però… se ciò che mi direte dovesse risultare una burla, dovrò prendere provvedimenti. –

– Vostra Eminenza, non mi permetterei mai di prendermi gioco di voi! Tanto meno di mentirvi. Ciò che ho scritto è la pura verità. –

– Vedete, – riprese il prete dopo una breve pausa – a mio nipote capita spesso di parlare mentre dorme ed io, senza volerlo, una notte che non riuscivo a prender sonno, gli ho sentito dire cose che… mi hanno spaventato.–

– E allora forza, parlate! Non fatevi tirar fuori le parole con le tenaglie. Dite anche a me queste… cose – si spazientì un po’ l’Arcivescovo che, nel frattempo, aveva ripreso a passeggiare.

L’uomo parve nuovamente esitare, quasi avesse paura a pronunciare quelle parole.

– Avanti! – lo esortò ancora Carlo Borromeo.

– Alchimia, grande opera… elisir – si decise a dire infine il curato.

– Preoccuparsi tanto, mi sembra esagerato. Spaventarsi, poi… mi sembra alquanto fuori luogo. Avete detto voi stesso che si è trattato di un sogno. Vostro nipote sarà senz’altro rimasto sconvolto dalla vista di un rogo; i giovani, a quell’età, sono più fragili di quanto si pensi. Non sono più bambini, ma neppure adulti. Hanno purificato l’anima di qualche strega, ultimamente, da queste parti? –

– Sì, ma non è per quello Eminenza. Vede, Bernardo da due anni si allontana spesso durante il giorno, dopo aver provveduto alle faccende che deve sbrigare ed io, fino a quella notte, pensavo ci fosse di mezzo una

fanciulla. Oh, certo, so che anche questo sarebbe stato deplorevole e che dovrei controllarlo di più ma… ho il mio da fare, voi capite. Sua madre lo abbandonò che non aveva ancora cinque anni e il padre… – a questo punto fece una smorfia di disgusto – non si è mai saputo chi fosse. Sta di fatto che da allora quel ragazzo abita con me; praticamente l’ho cresciuto io ed è per questo che mi chia ma zio. Ma non esiste alcun grado di parentela fra noi – si affrettò a specificare il parroco.

– Va bene, va bene ma… concludete per amor del cielo! – l’ammonì irritato

l’Arcivescovo.

– Così un giorno decisi di seguirlo; facendo bene attenzione che non se ne accorgesse, s’intende – proseguì finalmente il curato. – E ho scoperto che in realtà gli affari del cuore non c’entravano affatto: va a far visita ad un tale che si fa chiamar Maestro, in una casa semidiroccata poco distante da qui. In un luogo che voi conoscete bene: Peschiera. A pochi passi dalla magione appartenente alla vostra famiglia. A questo punto ho voluto saperne di più e così ho fatto qualche domanda

in giro. –

– E cosa avete scoperto? –

– Nessuno sa da dove arrivi quell’uomo; esiste, questo è un fatto, ma è come se fosse comparso dal nulla. E non solo, si dice che abbia almeno centotrent’anni. –

– E voi… credete a queste corbellerie? – disse il Cardinale con fare solenne, tipico di chi è conscio della propria importanza e abituato a non dar adito al sentito dire.

– Queste son voci da comari. Sono certo che se chiederete ancora fra una settimana, quel tale, di anni, non ne avrà più centotrenta ma duecento. –

– Vostra Eminenza dice bene, però – riprese il cappellano – sembra sia riuscito ad ottenere l’elisir di lunga vita. Credetemi, per me c’è puzza di magia, di demonio.

E ancora non è tutto: si dice che sia alla ricerca di qualcosa di grande valore o comunque molto importante per lui. –

– Ed è per questo che si trova qui? In questa campagna paludosa? Venuto chissà da dove per cercare qualcosa di… grande valore? – chiese stupito il Borromeo.

– Sì. –

– E le vostre… voci, non vi hanno saputo dire cosa sta cercando? – s’informò ancora l’Arcivescovo.

– No, questo purtroppo no. Ma lo hanno visto più volte aggirarsi attorno al vostro castello; per questo, dicono, si sarebbe stabilito a Peschiera. Tutte queste cose fanno pensare che si trovi proprio lì ciò che sta cercando. Per questo mi sono permesso di farvi scomodare. –

– Capisco, – commentò a quel punto pensieroso l’Arcivescovo – anche se trovo la cosa davvero bizzarra. Secondo me son tutte baggianate. –

– Sarà senz’altro come voi dite ma… se posso esprimere il mio umile parere… –

– Dite, dite pure. –

– Il volgo ama ricamare su ogni cosa, questo è vero, ma deve avere lo spunto. Tutto parte sempre da una piccola… verità.

Non ha sufficiente intelletto e fantasia per inventare qualcosa dal nulla. –

– Forse non avete tutti i torti. Vostro nipote

sa che voi… –

– Oh, no! Certo che no – si affrettò ad informare il curato prima ancora che il suo interlocutore terminasse la domanda.

– Lui è convinto che siate qui soltanto perché qualcuno ha vociferato su di me. –

– In questo modo, però, sarete voi quello spunto di cui parlavate. Si inventeranno chissà cosa su di voi. Lo avevate considerato? –

– Certo. Ma io sono soltanto un povero prete anziano e senza importanza. Che parlino pure. Voi invece siete giovane e molto in alto. Il popolo è come il cane: se si vuole che non s’interessi alla bistecca, lo si deve distrarre lanciando un osso dalla parte opposta. –

– Che intendete dire? Non capisco. –

– Quell’uomo si interessa al castello dei Borromeo, Eminenza. In breve, qualcuno potrebbe pensare che abbiate qualcosa a che fare con quello strano individuo e ciò sarebbe molto imbarazzante per voi e per la Chiesa. Così ho pensato… –

– Di fare la parte dell’osso attirando l’attenzione su di voi. –

– Esattamente. Per un po’ tutti penseranno soltanto a me e voi sarete libero di indagare senza destare sospetti. –

– Molto nobile da parte vostra. –

– Ho fatto soltanto il mio dovere. Quello di un umile servitore. –

– E vostro nipote… insomma, il ragazzo, che ruolo avrebbe in tutto questo?–

– Non lo so, ma quell’uomo se ne sta servendo, questo è un fatto. Sono sicuro che lo stia raggirando. Bernardo è un puro, un ingenuo che non sa difendersi; non è difficile ingannarlo. –

– Farò in modo che non gli capiti nulla di male. Se davvero è in buona fede avrà la mia protezione, ve lo assicuro. Mi raccomando, però, non fategli intendere nulla, per il momento.–

– Come desiderate – asserì il cappellano inchinandosi. Poi, con un gesto ossequioso, baciò il grosso anello che l’uomo, vestito di porpora, gli porse prima di congedarsi.

 

 

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