Abbiamo passato il primo decennio del Terzo Millennio ma la situazione femminile in Italia, dal punto di vista professionale e di gestione familiare, non sembra essere migliorata particolarmente rispetto agli ultimi anni e rispetto ad altri paesi europei, anzi. In periodo di crisi economica a livello globale, l’Italia appare come un Paese povero e fragile. La stessa cosa possiamo dire per le donne italiane. Vediamo qualche dato: secondo il Rapporto annuale 2010 dell’Istat, per quanto riguarda le giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, ben 450 mila appartenenti alla categoria dei Neet (fuori dal circuito lavorativo), sono partner o madri e molte di loro si dichiarano “casalinghe”. Le cose non sembrano andare meglio per le “over 50” che spesso sono, a priori, escluse dal mondo del lavoro dalle aziende stesse. Il 60% delle donne italiane si sono laureate (gli uomini restano al 40%), molte delle quali con voti superiori a quelli maschili ma il 22% non lavora contro il 9% degli uomini con laurea. Le donne lavoratrici sono circa il 46%. Tra queste, le mamme che lavorano sembrano essere, nel Terzo Millennio, sull’orlo di una crisi di nervi. In media, l’8% delle donne lavoratrici, finisce per restare a casa per motivi familiari (accudimento di un bambino o di una persona anziana, non autosufficiente). Non è un caso se l’Istat registra che, a carico delle donne, ci sia il 76% del lavoro familiare. Risulta evidente la necessità di una politica del sociale, di una politica che tenda a valorizzare la figura femminile e ad equilibrarne giustamente il ruolo all’interno della società. La maternità e le madri, devono essere considerate (perché lo sono) “risorse” per il paese e non un mondo a sé. Al giorno d’oggi sembra quasi che, nel momento in cui una donna decida di avere un figlio, di diventare madre, di dare vita a coloro che sono gli adulti del futuro, automaticamente accetti di “mettersi in disparte” perché la società, di certo, non aiuta. Non è e non deve essere così. Non nel Terzo Millennio. Asili nido che non costino una fortuna (in quelli comunali se non sei vedova, divorziata e hai un reddito decente neanche ti considerano), telelavoro, orari d’ufficio flessibili… Sono tante le cose da fare per migliorare la situazione femminile nel nostro Paese. Si possono e si devono fare. Cominciando da una reale politica del Sociale, con una politica volta, sul serio, a permettere alle donne di poter “conciliare” lavoro e famiglia attraverso incentivi all’occupazione, investimenti sulla formazione e sull’innovazione. Non vogliamo mica tornare indietro, vero? Non vorremmo trovarci a spiegare alle nostre figlie: ”Studiate, fate l’università e prendete anche il master, così potete fare il lavoro che più vi piace, quello che desiderate e per il quale avete investito anni di studio e di tempo, rincorrete i vostri sogni ma… occhio che se poi decidete di farvi una famiglia dovete fermarvi e stare a casa per forza, ché l’Italia non è un paese per donne”? Inizia il 2012 e, speriamo, sia davvero l’anno delle donne. Ora, ci sono proprio due donne che stanno cercando di renderci migliore la vita – almeno dal punto di vista lavorativo – e, indipendentemente dalle idee politiche o dalle esperienze di vita, credo che questa sia una bella cosa. Che le donne si occupino dei problemi delle donne, dico. E senza pensare a coloro che, in questi giorni, “stanno lavorando per noi”, leggiamo – qui di seguito – delle esperienze, dei sogni, delle vite e delle sfide quotidiane che, in questo 2012, alcune lettrici di Donne Magazine si trovano ad affrontare. Donne comuni, noi. E piene di risorse.
Antonella Pfeiffer
NOI, TESTIMONIANZE
PAOLA

La mia sfida 2012… è una sfida da fine del mondo. Una di quelle serie, che la vita te la può cambiare davvero! Può sembrare banale o addirittura ridicolo ma tante volte nella vita mi sono sentita completa a metà… e quella metà che manca mi tarpa le ali, mi rende meno felice di quel che potrei essere, mi rende ancora più triste quando ci sono periodi bui e mi fa sentire come se il domani fosse sospeso, sempre in attesa di… e quella metà che manca è il mio sogno nel cassetto! Da quando ho memoria il mio sogno era diventare una pianista, la musica non l’ho mai solo “amata”, la sentivo dentro come parte viva di me. Purtroppo per motivi lunghi e strani non sono mai riuscita negli anni ad avvicinarla e quando finalmente mi sono resa indipendente ed ho fatto di tutto per averla, ecco sentirmi dire quello che mi ha spezzato le ali: “è troppo tardi” … perché se vuoi vivere di musica devi aver avuto la possibilità di studiare sin dalla tua prima notte dei tempi. E per altri anni mi sono sentita quasi sepolta sotto quelle parole, non potevo prescindere dalla musica e questa mi veniva negata. E poi mi sono innamorata ed ho scelto di mettere da parte anche la mia ultima possibilità per sposare mio marito… Non me ne sono certa pentita ma prima o poi i conti in sospeso bisogna saldarli e ciclicamente mi trovo in strani periodi di crisi che mi rendono malinconica, insofferente e non mi fanno godere appieno di tutto quello che ho la fortuna di avere. Ecco perché per il 2012 ho deciso di affrontare di petto la situazione, di girare a mio vantaggio la sfortuna di aver perso il lavoro… quindi mi butterò a capofitto nello studio del mio amato pianoforte, farò di tutto per migliorare più che posso, i miei studi da dilettante li trasformerò in serie esercitazioni, fregandomene di quello che è stato, ignorando la mia età e sbattendo in faccia la porta ai “se” e ai “ma”. il mio 2012 è fatto di passione, amore e sfida, senza tempo e senza spazio, lasciandomi alle spalle tutto quello che non è stato e tutto quello che non ho avuto o deciso.
EMANUELA

Ho 45 anni e sono la mamma di Leonardo (22 anni ), Rebecca (16 anni) e Gregorio (26 mesi) . Da un paio d’anni faccio la mamma quasi a tempo pieno, dedicandomi ai figli e al mio compagno. Il proposito per il nuovo anno è chiarissimo. Vivere i miei figli più che posso visto che il 2012 porterà almeno due notevoli cambiamenti. A settembre il mio primogenito si trasferirà a Londra a studiare per un anno, e quello successivo si laureerà a Parigi, per cui intendo godermi appieno la sua presenza nei prossimi mesi. Nello stesso mese Gregorio inizierà la scuola materna e benché io sia alla terza esperienza, per cui dovrei ritenermi sufficientemente “scafata”, patisco già adesso il solo pensiero di non averlo più con me tutto il giorno. Inutile dire che il peso degli isterismi della sottoscritta saranno supportati e sopportati dalla pazienza di mia figlia, che ha il grande dono di farmi tornare il sorriso con un solo sguardo!
PAOLA

La mia sfida di quest’anno sarà l’ottimismo. Sfida quasi persa in partenza, visto che di solito mi crogiolo nel pessimismo, ma non ho alternative. Si tratta di sopravvivenza. Il momento che stiamo vivendo è drammatico (lo sanno e lo dicono tutti) e io sinceramente non riesco a vedere la luce in fondo al tunnel. Ma non posso permettermi di far prevalere il mio lato negativo, non posso se voglio continuare a pagare il mutuo, il corso di nuoto ai bambini, le rate del frigo nuovo… ottimismo, orsù! Il 2012 sarà l’anno della scossa, della rinascita: io e il mio compagno troveremo un lavoro oppure apriremo un’attività insieme. Sarà un anno tutto in salita, ma la vetta è raggiungibile e inizio davvero a crederci, l’importante è metterci l’anima e il cuore, dare tutto di noi stessi per continuare il percorso di vita che abbiamo scelto, essere una famiglia felice. È questo che mi tiene a galla, per questo non sono scappata dall’altra parte del mondo e sto stringendo i denti come mai mi era successo prima. Lo devo al mio compagno, ai miei figli e, perché no, al mio Paese.
VIVIANA

Non ho mai creduto che esita un modo “femminile” e “maschile” di fare le cose. Il mio interesse per la filosofia orientale, racchiuso nell’affascinante concetto di ying e yang, che non rappresenta una contrapposizione, un dualismo netto, mi ha permesso negli ultimi anni di superare la banalità delle etichette con le quali a volte io stessa mi sono definita, ma molto più frequentemente gli ambienti di lavoro lo hanno fatto. Sarà merito della tanto decantata consapevolezza degli “anta”, ma oggi non mi sento più “ex” qualcosa (manager, insegnante, ecc.) né “neo” qualcosa (moglie, imprenditrice, ecc.). Per questo non credo di incarnare nessuno delle caratterizzazioni tipiche dei vari ruoli che assumo: anche nella nuova avventura di aprire un locale, un bistrot all’italiana, o nella prossima esperienza di provare ad aprire nuove attività commerciali in India, non applico formule o ricalco atteggiamenti. L’unica vera sfida che ho sempre dovuto affrontare è stata quella di non scendere a patti con la mia curiosità e il mio entusiasmo. Forse sembra poco, ma stranamente mi costa moltissima energia. Tradire quello che sono, che ho imparato a conoscere, è molto più pericoloso di un traguardo non raggiunto, di un programma svanito, di un obiettivo fallito.





