Tutto quello che non ti aspetti da un’anima rap/raggamuffin
Capita, a volte, di incontrare per caso una persona che ti incuriosisce (d’acchito per l’aspetto, che i capelli “rasta” raccolti in una lunga, lunghissima coda di cavallo non passano inosservati), capita di scambiare con questa persona due parole, di raccontarsi velocemente e di darsi appuntamento il giorno successivo per fare un’intervista.
Così ho conosciuto Pico Rama, 23 anni, figlio d’arte (no, non vi dirò chi è il padre perché non è di lui che voglio parlare), rapper, esteta della parola e non solo.
Capita di fare un’intervista insolita, talmente insolita che non è semplice, poi, riportarla per iscritto. Una bella e lunga chiacchierata in spiaggia, dopo un tuffo in mare, seduti comodamente sotto l’ombrellone a fumare qualche sigaretta. Capita di parlare di tutto, di approfondire molte tematiche e di rendersi conto di avere a che fare con una persona di una gentilezza d’altri tempi e di una cultura e intelligenza non indifferenti.
Quella che doveva essere una semplice intervista per parlare dell’ultimo disco di Pico Rama dal titolo “Il secchio e il mare”, uscito il 21 maggio scorso, si è invece trasformata in un dialogo delirante, surreale e folle ma, al tempo stesso, profondo e intenso.
Pico, ho ascoltato il tuo ultimo album, “Il secchio e il mare”. Testi impegnativi, ricchi di simbolismo, numerologia, giochi di parole e anche follia.
Sì, è vero. Ho scritto ogni testo in uno stato di delirio, in preda a flussi di coscienza, di getto. Tutti i pezzi sono carichi di simboli guidati dalla mistica. Attraverso alcuni archetipi ho cercato di renderli impersonali, in modo da dare a chi li ascolta la possibilità di trovare un’interpretazione personale.
Però c’è dentro qualcosa di te.
Non solo.
“Alla corte del pazzo”?
Considero “Alla corte del pazzo” un po’ come il manifesto di questo disco perché è la prima canzone che ho scritto e racchiude in sé la chiave di lettura di tutto: parla dell’abbattimento degli schemi precostituiti, del bisogno di liberarsi da sovrastrutture che non corrispondono al nostro vero Io.
Ascoltandola ho pensato a una fase “di stallo”, un voler fermarsi in un posto “protetto” per capire se dare retta al tuo Io interiore o a quello esteriore. Come ti rapporti con la società?
In generale credo di rapportarmi abbastanza bene con “l’altro da me”, cerco di ascoltare la mia interiorità senza dimenticare di “vedere” il resto, l’esterno. Sto imparando ad ascoltare la mia follia.
Non è detto che il folle sia tale. Spesso una persona è considerata folle per il semplice fatto che cerca di uscire dagli schemi e dalle regole, appunto, che la società, fin da piccoli, ci inculca.
Infatti. La follia è verità, saggezza mistica. Un altro modo di percepire la realtà, un modo più spontaneo e più vero di vivere.
Parlami di “Cani bionici”, è appena uscito il video.
Vado molto fiero di questo video: regia del caro Andrea Sanna di Headwood Studio, con cui ho ideato soggetto e sceneggiatura, e clamorosa post produzione degli Equal Design.
La musica è bellissima, il testo strano.
L’idea è scaturita dal gioco di parole tra “Tenochtitlan”, capitale dell’impero azteco, e “Technotitlan”, immaginaria società tecnocratica, futuribile o presente. Il pezzo tratta l’evoluzione umana, dai sacrifici umani ai sacrifici umani. Sono orgoglioso di questo pezzo, anche perché canto con Dargen D’Amico che è sempre stato un mio idolo. È un disco di gigacollaborazioni, un altro mio idolo che ho avuto l’onore di ospitare è Danti dei Two Fingerz. Poi ci sono due grandi artisti e amici, la Seppiah e Alessandro Formenti. E, last but not least, Emila Sirakova, l’artista bulgara che ha illustrato magistralmente il booklet e la copertina del disco.
E il produttore è Marco Zangirolami, non aggiungo altro…
Zangi è un genio assoluto. A partire dai miei rozzi provini ha confezionato dieci arrangiamenti incredibilmente originali e complessi, capendo perfettamente i miei propositi. Ciò che più mi colpisce di lui è la sua versatilità: ricordiamo che ha messo le mani su tutti i dischi più importanti della scena rap italiana, da Fibra a Dargen.
Tornando a Technotitlan… quale rapporto hai con la tecnologia?
Non ottimo, sono contrario all’esasperazione della tecnologia. Secondo me deve limitarsi ad essere solo uno strumento, un mezzo che non deve sostituirsi all’essere umano. Ogni strumento dipende dalla mano che lo impugna, non deve accadere il contrario.
In “Cani bionici” sei un sacerdote precolombiano. Ti senti un po’ un Dio?
Ognuno di noi è Dio.
Scusa la domanda che, mi rendo conto, è molto personale: ma tu in quale religione credi?
In tutte prese assieme e in nessuna presa singolarmente. Detto questo sottolineo che per me la religione è molto importante.
“Rosa quantica” mi è piaciuta parecchio. Indipendentemente dal simbolismo l’ho trovata molto erotica.
Sì ma è l’unica canzone di cui non vorrei parlare. Più che altro è che non va spiegata.
Già. Senti, tu sei molto giovane ma cosa pensi della figura della donna nella società di oggi?
C’è uno squilibrio clamoroso tra uomini e donne, dovuto sia alla mentalità maschilista sia a quella femminista. Sarebbe bello se uomo e donna si affiancassero in tutti i loro ruoli, anche nel lavoro. Che si percepissero come un insieme. Figura materna e figura paterna, come il Sole e la Luna.
La religione, per lo meno il cattolicesimo, non ha mai reso semplice la vita alle donne…
È vero… Guarda, a me piacerebbe che accanto al Papa ci fosse anche una Papessa.
(A questo punto, tralascio volutamente le varie riflessioni sulla repressione sessuale imposta dalla religione nei secoli…)
Cosa pensi del sesso?
Il sesso è un quarto dell’essere umano.
In che senso?
L’essere umano è composto da quattro centri: intellettuale, emozionale, corporale e sessuale-creativo. Io cerco l’equilibrio tra questi, il centro di noi stessi.
E l’amore? Cos’è per te?
L’amore, il desiderio cosmico, è il motore che muove il mondo e che ne permette l’esistenza. Ad esempio, il fatto che noi due adesso siamo qui seduti a parlare e non ci cade in testa un meteorite è grazie alla volontà di ogni singola particella dell’universo.
Sarà… Torniamo alle tue canzoni. A me sembra che i tuoi testi, nonostante respirino simbolismo, misticismo e follia in senso per me positivo, abbiano anche una base razionale. Quanta importanza dai alla razionalità?
Purtroppo sono piuttosto razionale di natura, cosa che considero un grosso limite. Certo, la razionalità è anche l’utile ancora che ci impedisce di perderci negli spazi astrali, ma il pensiero corrisponde all’ego, è un’illusione.
Magari è quella che ci permette di “assestare” l’anima, di farci accettare le cose, di farci stare bene, di renderci più sereni…
Sì, ma per quanto tempo, e quanto profondamente? In questo senso è un’illusione. Io voglio andare Oltre, voglio ascoltare l’irrazionale per estendermi ed espandermi… Per sentirmi parte integrante dell’universo.
Chi è Pico Rama? Indipendentemente dalla musica e dal tuo lavoro, intendo.
Non lo so. Di certo so di essere un “mutante”.
Quindi non temi il “cambiamento”?
No, anzi! Non potrei mai sopportare l’idea di “ristagnare”, di non crescere e di non evolvermi. Come l’acqua… quella in uno stagno sta ferma, ristagna, ammuffisce, mentre quella del mare è sempre in movimento.
Ecco “Il secchio e il mare”, credevo c’entrasse Hemingway…
Anche. Ad Hemingway faccio l’occhiolino ma il secchio mi serve per attingere l’acqua dal mare inteso come inconscio collettivo secondo l’accezione jungiana, per farla mia al fine di poter “creare”… Perché ogni cosa che noi esseri umani creiamo esiste già, ci limitiamo a pescare dal bagaglio cosmico.
Ma tu cosa vuoi “creare” nella tua vita?
Un’arte universalmente terapeutica.
Ah… Un’arte che faccia stare bene la gente?
Un’arte che la guarisca, la gente.
Ora però mi sembri sul serio un sacerdote precolombiano… Comunque te lo auguro, di riuscire a crearla un’arte così.
Senti, abbiamo parlato di cose molto serie, chi legge non penserà che io sia un po’ pesante?
Macché… penseranno che sei un ragazzo fuori dal comune, uno che ragiona sulle cose. Non mi sembra un male.
Penseranno che sia pazzo…
Un pazzo “Alla corte del pazzo”. Un folle intelligente. In bocca al lupo per tutto e buona vita, Pico Rama.
Antonella Pfeiffer






