L’intervista con Milena Vukotic dura quasi un’ora, sedute sul divanetto di un piccolo albergo, di fronte a due bicchieri d’acqua. Nessuna mossa da diva, nessun veto sulle domande, nessuna raccomandazione “La prego scriva che…”.
Anzi, le prime parole che pronuncia, scendendo le scale dell’hotel, sono “Non l’ho fatta aspettare, vero?”. E le seconde, indirizzate al proprietario dell’albergo, sono: “Vorrei ringraziarla infinitamente per i fiori che ho trovato in camera. Devo escogitare un modo per portarli a Roma senza che si sgualciscano”.
Quanti fuori avrà ricevuto, nella sua carriera, Milena Vukotic? Impossibile rispondere. Così come è incredibile credere che una delle attrici più amate dal pubblico italiano sia, in realtà, una signora di una spontaneità e di una dolcezza disarmante.
E se ve la ricordate solo come ”Pina”, la moglie sottomessa di Fantozzi, o come ”nonna Enrica”, la sofisticata moglie di Lino Banfi in “Un medico in famiglia”, bè, vi siete persi il più bello.
Sì, perché Milena Vukotic (classe 1938) è un’artista poliedrica che ha interpretato molto di più che questi due ruoli. All’attivo l’attrice italiana ha oltre cento lavori, eseguiti sul palcoscenico di molti teatri italiani e stranieri, ma anche sul set di produzioni cinematografiche internazionali (ha girato con Fellini, Risi, Bunuel…) così come per il piccolo schermo.
Ed è proprio per “Un medico in famiglia” che la Vukotic si sta preparando. A luglio infatti ritornerà a girare la fortunata serie di Rai 1, con le sue nuove 26 puntate. Ma, prima di volare sul set romano, abbiamo intercettato l’attrice sul lago d’Iseo, dove il regista Alfredo Fiorillo l’ha voluta per la sua opera prima, il psico-thriller “Respiri” che vanta, fra gli altri, Alessio Boni nel ruolo del protagonista.
Spulciando la sua biografia, viene da dire che la sua vita non poteva che essere dedicata all’arte…
In effetti è così. Mio padre era un commediografo, mia madre una pianista. Sono proprio una figlia d’arte, come si suol dire. Peraltro anche andando indietro nell’albero genealogico sia i miei nonni paterni che quelli materni lavoravano in questo campo. Diciamo quindi che ho avuto la fortuna di crescere all’insegna del culto dell’arte e di vivere senza ostacoli da parte della mia famiglia.
Il suo debutto però è stato in tutù.
Sì, è vero. Anche se io considero la danza e il teatro due cose molto affini. Visto il mio fisico molto minuto, ho creduto che la danza fosse l’arte più adatta a me: e l’ho studiata sia a Parigi che a Londra. Ho lavorato per anni all’Opera di Parigi fino a quando mi sono concessa l’avventura di seguire una compagnia internazionale che mi ha portato in lungo e in largo per tre anni. Danzare è un lavoro durissimo, peggio del servizio militare. Ho resistito tre anni e poi sono tornata in Italia, per darmi all’arte drammatica.
É vero che il colpo di fulmine lo ha avuto con Fellini?
Eccome. Ho visto il suo film “La Strada” e mi sono innamorata. Del cinema, ma anche di lui. Artisticamente parlando, s’intende.
E come lo ha conosciuto?
Mi sono presentata da lui con una lettera di presentazione. Ai tempi si usava così. Speravo mi potesse prendere nel cast di qualche suo film. Ma la cosa buffa fu che la lettera non la guardò nemmeno. Passò più tempo a sorridere per come mi ero conciata: mi ricordo che mi ero tirata tutta, con qualche pettinatura strana. Lui ci aveva perfino appoggiato la mano sopra, sui miei capelli intendo, e s’era fatto una risata. Sono bastati quei momenti per capire che tra noi c’era un’intesa. Un’intesa vera. Con lui ho lavorato, con alcune piccole parti, in tre film. Ma soprattutto posso dire di aver stretto una sincera amicizia: sia con Federico che con la moglie.
Del suo debutto in televisione invece che ricordo ha?
É un ricordo legato soprattutto a Lina Wertmuller. Fu lei, negli anni ‘60, a chiamarmi per avermi nella sua serie tv “Il giornalino di Giamburrasca”. É stata un’avventura meravigliosa, trascorsa insieme a Rita Pavone, a Valeria Valeri. Insomma, ad artiste di indubbio spessore.
A proposito di tv: fra poco tornerà sul set di “Un medico in famiglia”. Si sente davvero in famiglia con loro?
Sì, devo proprio dire di sì. É una famigliola, chiamiamola così, che si è formata ormai da diciotto anni e a luglio ci ritroveremo per iniziare le riprese della nuova stagione, fino metà marzo 2016. Nella vita di tutti i giorni Maria (Margot Sikabonyi ndr) è come se fosse mia figlia. A proposito, lo sa che è appena diventata mamma? Anche con Lino c’è un rapporto meraviglioso.
Qualche anticipazione?
Purtroppo Maria, proprio per il lieto evento, non farà parte della prossima stagione e di conseguenza nemmeno Ave (Emanuela Grimalda, ndr). Diciamo però che ci saranno moltissime nuove storie e nuovi intrecci che faranno sicuramente molto piacere al pubblico.
Tornando alla sua carriera, l’altro ruolo che le ha dato grandissima notorietà è quello di Pina. Ruolo che le è valso anche un Nastro d’Argento. Questo personaggio non l’ha mai infastidita?
Devo dire che voglio molto bene al personaggio di Pina che, a modo suo, si sente felice, si sente realizzata dall’amore totalizzante per il marito. Poi, come spesso capita in ruoli “fortunati”, c’è anche l’altro risvolto della medaglia: dopo la serie di Fantozzi moltissimi registi mi hanno cercato per affidarmi ruoli simili a quelli di Pina. Ma non li ho accettati: il bello del nostro mestiere è quello di mascherarsi sempre, di avere ogni volta facce diverse, di giocare a interpretare ruoli opposti.
E, a proposito di ruoli, cosa farà nel film “Respiri” che sta girando sul lago d’Iseo?
Qui mi trasformo in Anna, un personaggio difficilmente etichettabile. Diciamo pure una sorta di guardiana, legata personalmente al protagonista Alessio Boni. La particolarità del mio personaggio è che Anna è muta. Per cui, questa volta, recito usando solamente l’espressività del corpo. Una sfida davvero interessante.
Ci sono altre occasioni in cui la potremo rivedere?
Nella settimana di interruzione durante le riprese di “Un medico in famiglia” tornerò sul set della serie tv francese “Une famille formidable”: il regista mi ha chiamato per tornare ad interpretare il personaggio che portavo in scena anni fa. E poi mi vedrete anche nel ruolo della mamma di Pasolini nel film “Macchinazione”. Ma farò anche qualcosa in teatro, a partire da uno spettacolo al festival La Milanesiana.
Ma lei non si ferma mai?
“In effetti no. Ma non sono stanca. Quando lavoro mi sento felice”.
P.S. Dopo un’ora, finalmente, un gesto da “star”.
Signora Vukotic, le dispiace se le faccio qualche foto?
No, affatto. Ma aspetti un secondo che tiro fuori il mio specchietto…
Sara Venchiarutti





