
Assolutamente da non perdere (avete tempo fino al 29 gennaio) la mostra antologica che si tiene a Milano a Palazzo Reale, dedicata ad Artemisia Gentileschi (Roma 1593 – Napoli 1653), pittrice e protagonista indiscussa del Seicento Europeo.
Dal padre Orazio, noto pittore toscano, Artemisia acquisisce un certo rigore del tratto che unisce e miscela con una forte accentuazione drammatica ripresa dalle opere del Caravaggio. Nei suoi dipinti, infatti, evidente è la grande carica teatrale, dovuta probabilmente anche alle esperienze di vita che si è trovata ad affrontare.
Personaggio di indubbio fascino, Artemisia, più per i suoi meriti pittorici, è sempre stata ricordata per il processo per stupro intentato nei confronti di un collega del padre, Agostino Tassi. Fatto che ha ovviamente segnato la sua vita e anche la sua carriera; non dimentichiamo che nel 1612, anno del processo, non era poi così semplice per una donna dimostrare di avere subito violenza e di non avere compiuto l’atto sessuale senza essere consenziente. Per il suo coraggio, la forza espressiva del suo linguaggio pittorico, e l’interesse per la sua figura artistica, Artemisia è stata letta, interpretata e utilizzata anche in chiave femminista.
La mostra ripercorre le quattro fasi che contraddistinguono la sua vita: gli inizi a Roma sotto l’influenza del padre Orazio, gli anni a Firenze, il ritorno a Roma all’inizio degli anni Venti ed il successivo quasi quarto di secolo a Napoli fino alla morte.
(A.P.)





