Federica Zagari, anima e cuore di Kikolle Lab

Nato a Milano per opera della “vulcanica” Federica Zagari, laureata in Economia e Commercio e mamma di tre figli, Kikolle Lab è uno spazio polifunzionale di 300 mq dedicato completamente alle esigenze di tutti i bambini da zero a otto anni.

Varie le attività che Kikolle Lab mette a disposizione dei suoi “utenti”: l’ART Room è stata progettata per creare e impiastricciare, la COOCKING Room per cucinare gustosi manicaretti, la PLAY Room per rilassarsi e magari leggere un bel libro, riposare o divertirsi con i giochi messi a disposizione di mamme e bambini. Invece, la SOFT Room è stata pensata per attività morbide e di movimento per i più piccoli, per la baby dance, per i percorsi motori e per il teatro.

Novità molto apprezzata è la PARTY Room, in cui festeggiare compleanni indimenticabili.

Per i bimbi da zero a tre anni, inoltre, c’è “Kikolle Baby”: mattinate speciali studiate appositamente per le loro esigenze (canzoncine e filastrocche, baby dance, percorsi motori…). E il pomeriggio, dopo la scuola, Kikolle Lab apre le porte anche ai bimbi più grandi (fino agli otto anni).

Ma vediamo di conoscere meglio Federica…

1) Una laurea e tre figli piccoli. Come è nata l’idea di uno spazio così, a Milano?

È stata innanzitutto un’esigenza! Mi sono ritrovata a 40 anni con due figlie piccole (il terzo è arrivato insieme al Kikolle), un marito che spesso lavorava anche il fine settimana e tanta voglia di fare, giocare e sperimentare con i miei bambini in un ambiente accogliente, sicuro e anche bello da vedere… perché no. Venivo da 15 anni di vita vissuta a Londra e secondo me a Milano mancava un posto come il Kikolle Lab. Dove si gioca di più con semplicità ma sempre con persone d’eccellenza e si frequenta con flessibilità come se fosse una casa fuori casa.

2) Non è stata anche una risposta alla necessità di conciliare lavoro e famiglia, vivendo il tuo essere mamma in modo più consapevole e forse anche più “umano”?

Assolutamente sì. Ho sempre lavorato prima di avere figli anche intensamente. A Londra come a Milano, e in giro per il mondo. Dopo la seconda bambina non ero più disposta a sacrificare il mio tempo e a farmi imporre ritmi lavorativi che mal si conciliano con una vita familiare più umana. Ho per un po’ cercato un lavoro part-time, ma senza successo. E alla fine mi sono detta… ma perché non me lo creo io il lavoro su misura e a misura dei miei figli?

3) Quale lavoro svolgevi prima di creare Kikolle Lab?

In quale delle mie vite precedenti?! Sono laureata in Bocconi con il prof. Monti con cui ho collaborato un anno in università. Sono poi andata a Londra per frequentare un master di specializzazione in Economia Monetaria alla fine del quale ho iniziato a lavorare per una rating agency americana. Mi sono occupata di finanza nella City per anni. A fine 2003 ho preso un anno sabbatico e sono partita per il Centro America, dove mi sono innamorata della vecchia capitale del Guatemala e sono rimasta a vivere come volontaria in un progetto che si occupava di bambini disagiati e di alfabetizzazione per 2 anni. Al rientro a Milano, con quello che sarebbe poi diventato mio marito, mi sono occupata di fundraising per associazioni no profit. E alla fine arrivò Kikolle!

4) Quanto pensi sia importante, per una donna, lavorare?

Personalmente mi è necessario e penso che lavorare nel giusto modo serva a riequilibrare i vari aspetti della vita di una donna e a non concentrare tutte le proprie energie e aspettative solo su figli e famiglia. Ma è davvero una mia personalissima idea e riconosco che ognuno trova la serenità e l’equilibrio nel suo modo.

5) Capita a volte che la maternità rappresenti per alcune donne una sorta di interruttore: c’è chi cambia lavoro (magari per conciliare meglio gli orari lavorativi con le esigenze della propria famiglia) o, addirittura, chi decide di stare a casa. Quanto pensi conti, per una donna, avere il coraggio e la forza di “reinventarsi”?

In un contesto come il nostro conta moltissimo! Sono sicura che in altri paesi come quelli nordici la necessità di reinventarsi e cambiare tutto sia minore, però è anche vero che un figlio ti cambia la vita… e non si torna più indietro. Se non si accetta questa meravigliosa e impegnativa responsabilità e si pretende di fare la vita di un tempo come se nulla fosse cambiato senza apportare alcun cambiamento… bè forse si rischia di non farcela davvero.

6) Quanto ha influito, nella tua esperienza, la “presenza” di un marito proveniente dai Paesi Nord Europei, dove – si sa – le politiche di conciliazione lavoro/famiglia per le donne sono più avanti rispetto a quelle in Italia?

Il mio marito “nordico” è un insegnamento continuo e quotidiano che mi ha cambiata a poco a poco. Lui è felice di occuparsi dei suoi figli, di partecipare attivamente e con responsabilità alla vita della famiglia. Non si sente “sminuito” né dal cambiare un pannolino, né dall’accompagnarli in piscina, se può, o dallo stare con loro il weekend se mamma ha altro da fare. Dividersi i compiti in casa come un buon team è davvero una bellissima esperienza e ne beneficiano tutti i membri della famiglia.

7) Pensi possa essere utile che le aziende italiane integrino, per le mamme lavoratrici, il telelavoro?

Non sono un’esperta di telelavoro ma se questo significa maggiore flessibilità negli orari e nella possibilità di gestire e organizzare il proprio lavoro senza perdere di vista i risultati e gli obiettivi aziendali, allora sono assolutamente a favore!

Antonella Pfeiffer – La Voce delle Mamme

 

 

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