Pannolini lavabili, una scelta possibile?

Come avevo accennato qualche tempo fa, eccomi ad affrontare iltema dei pannolini lavabili.
Perché, a terzo millennio inoltrato, ormai viziati da ognicomodità possibile immaginabile, una neomamma dovrebbe scegliere di utilizzarei pannolini lavabili?
Dover cambiare un neonato è già un’impresa di per sé, perchédoversi anche dedicare alla bonifica del pannolino, al suo risciacquo, al suolavaggio in lavatrice, allo stenderlo al sole, e al riporlo nel cassetto?
É
così facile, invece, accartocciare su se stesso un pannolino usa&getta; egettarlo nella spazzatura.
E poi non ci pensi più!
E soprattutto, non lo vedi più.
Vero. Non lo vediamopiù, ma “lui” continua la “sua” vita senza di noi per altri 500 anni. Questoè il tempo che gli scienziati hanno stimato necessario perché un pannolinotradizionale si decomponga, e neanche completamente.
Se pensiamo che un bambino, nei suoi primi tre anni di vita, in media vienecambiato tra le 5 e le 6 volte al giorno, ecco qui che a fine periodo ciritroviamo con circa 6.000 pannolini dasmaltire. Un solo bambino, in 3 anni, produce una tonnellata di rifiuti inpannolini.
Diciamo poi che un tradizionale pannolino usa&gettaviene; prodotto utilizzando materie provenienti da sostanze di derivazione petrolchimicae non rinnovabili e questo, oltre ad essere nocivo per l’ambiente, rappresentaun rischio per la salute del bambino.
I pannolini tradizionali, senza dubbio altamente assorbenti,hanno l’inconveniente di non essere traspiranti, e di lasciare, quindi, ladelicata pelle del neonato a contatto con feci ed urine, una delle principalicause della dermatite da pannolino.Inoltre, uno studio tedesco di qualche anno fa, ha dimostrato come la mancanzadi traspirazione sia implicata nell’infertilità maschile dell’ultimo quarto disecolo.
L’ultima cosa che non si vede subito, è quanto si spendaeffettivamente acquistando i pannolini usa&getta.;
Si, perché diciamolo si comprano uno, due pacchi alla volta, al supermercatoinsieme  alla spesa settimanale oppure algrande magazzino perché c’è l’offerta.
Ma, tra offerte e spese settimanali,sempre nei tre anni di utilizzo da parte del bambino, si finisce per spendere,in media, 2.100 euro solo per i pannolini.
Per i pannolini lavabili, invece, vengono impiegateprevalentemente fibre naturali quali canapa, bamboo, cotone organico, chelasciano traspirare la pelle ed essendo rinnovabili, il loro utilizzo nonincide negativamente sull’ecosistema. Inoltre, hanno una vita utile illimitataperché possono passare ai figli successivi o, addirittura, essere rimessi nelcircuito dell’usato.
Certo, per i pannolini lavabili all’inizio si potrebbespendere una cifra sostenuta rispetto ai 10/15 euro di un pacco di pannolini usa&gettaperch;é, a seconda del sistema scelto, la spesa può andare dai 100 ai 1000 euro.
In base alla mia esperienza, confrontata anche con quella di altre mamme, sipossono aggiungere alla voce risparmio anche i millemila flaconi di pasta allozinco che non è stato necessario acquistare.
Personalmente, ho scoperto il mondo dei pannolini lavabilialla fine del secondo trimestre della mia terza gravidanza e, prima ancora diarrivare alla data presunta del parto o, meglio, alla data certa del cesareo,nel primo cassetto del fasciatoio giacevano, lavati stirati e piegati, ben 15pannolini in spugna di cotone, che sarebbero stati utili per i primi 3 o 4 mesidella nascitura.
Lo dico solo per testimoniare che, tutto sommato, se unapersona è sufficientemente convinta e motivata, si può fare.
Ad ogni modo, qualsiasi sia la scelta finale, pannoliniusa&getta;  o lavabili, l’importante èevitare inutili sprechi cambiando il bambino prima e dopo la poppata; nonlasciare ore e ore il  bambino con lostesso pannolino e, dopo il cambio, ripulire il pannolino del suo contenutounicamente nel wc.
Il portafoglio, lapelle del bebè e l’ambiente ve ne saranno grati.
Chiara Petragnani
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