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| Immagine tratta dal film “Genitori e figli, agitare bene prima dell’uso” |
Quante volte vi è capitato di provare un senso di frustrazione dopo un confronto con i vostri figli? Quanto spesso ci lamentiamo che i nostri ragazzi non ascoltano le nostre raccomandazioni e ci sentiamo impotenti nei loro confronti?
Non esiste nessuna facoltà universitaria o esame propedeutico per diventare un buon genitore: esserlo, però, richiede delle competenze e capacità che spesso si acquisiscono sul campo anche grazie agli errori sperimentati sulla propria pelle e su quella dei figli.
Ci sono momenti in cui ci si sente completamente sopraffatti dalle esigenze dei bambini: quando sono molto piccoli hanno bisogno delle nostre attenzioni costanti, della nostra presenza fisica e del nostro amore per poter crescere in modo sano. Col passare degli anni il lavoro genitoriale, apparentemente meno strettamente legato ai bisogni di sopravvivenza dei bimbi, cresce e si diversifica. Bisogna, però, non sottovalutare che anche i genitori hanno le loro esigenze: è importante che le esprimano ai propri figli e che ne pretendano il giusto rispetto. Un genitore frustrato, che non riesce a dedicare spazio alle sue necessità, anche minime, in realtà non compie un atto d’amore nei confronti del figlio ma lo autorizza a non rispettare i bisogni degli altri. Come comportarsi allora per avere un dialogo efficace nel rispetto delle esigenze reciproche?
Proviamo a riflettere su un comportamento specifico. Siete lavoratrici e mamme di un adolescente. Rientrate a casa dopo il lavoro e trovate disordine dappertutto, giochi, riviste e cd sparsi ovunque e i resti della merenda ancora sul tavolo. Qual è la prima reazione che avreste?
– Ordinare: “Che cos’è questo caos? Metti subito tutto a posto!”
– Minacciare: “Se non metti subito a posto niente videogiochi per una settimana!”
– Fare una ramanzina: “Non lo sai che bisogna mettere a posto una cosa quando si finisce di utilizzarla?”
Reazioni condivisibili e sicuramente utilizzate da tutte noi almeno una volta nella vita. Ma sono state utili? La volta successiva si sono comportati diversamente? Probabilmente no perché queste modalità innestano un circolo vizioso: da un lato il genitore si sente frustrato perché le sue parole cadono nel vuoto e dall’altro i figli si sentono umiliati, criticati e giudicati. Qual è allora la strategia comunicativa vincente?
Innanzitutto non partire dalla mancanza dell’altro ma da sé: dal proprio bisogno non rispettato, dal sentimento che noi, come mamme, stiamo provando in quel preciso momento. Ovvero, sostituire: “TU hai sbagliato, TU devi mettere a posto”, etc., con “IO sono proprio delusa e stanca: avrei voluto passare del tempo con te ma con tutto questo caos in giro non credo proprio che ce la farò.”
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| Image via Google |
Certo questo non porterà i figli a cambiare radicalmente da un giorno all’altro le proprie abitudini ma li abituerà a conoscere il genitore per quello che è. E’ un atto di coraggio e di grande sincerità: il genitore diventa quasi “trasparente”, lascia vedere al figlio le proprie fragilità senza per forza doversi travestire da supereroe invincibile. Se si utilizza questa modalità linguistica pacifica, ripetendola nel tempo, anche per loro dovrebbe diventare naturale utilizzarla nei rapporti interpersonali, non solo con voi genitori, ma anche con le persone con cui instaureranno solide relazioni quotidiane future.
Miss Chiaraluce







Grazie Chiaraluce, ogni tanto serve qualcuno che ricordi come percorrere la strada… 🙂