Impariamo a dire di NO!

(image from google)
 
Quante volte vi siete trovate indifficoltà nel rifiutare una richiesta da parte di un familiare, amico ocollega e avete preferito sacrificare un vostro bisogno per soddisfare leesigenze dell’altro? Quanto spesso vi capita di provare un senso difrustrazione di fronte all’ennesimo “sì” accondiscendente che avete pronunciatorendendovi immediatamente conto che in realtà avreste voluto rispondere un bel“no” sincero? Quante volte, spinte dal senso di colpa, mettete in secondo pianole vostre necessità a favore di una richiesta, talvolta anche non così urgente,di qualcun altro? Vi riconoscete nel ritratto di una persona che fa fatica adire di no per paura di deludere le aspettative dell’altro o semplicemente perconfermare a se stessa l’immagine di persona disponibile, efficiente egenerosa?
Cosa guadagneremmo dal sostituirequel sì, tanto accondiscendente quanto frustrante per chi lo pronuncia sempre ecomunque, con un bel no assertivo e autentico? Proviamo a riflettere insieme sualcuni punti chiave.
Chi non sa dire di no a causa del senso di colpa che questarisposta potrebbe generare:
        sarà sempre vittima della frustrazione per avermesso in secondo piano le proprie esigenze;
         proverà unostato di ansia continuo per non aver tenuto conto dei propri desideri;
        sentirà una rabbia crescente che attribuiràall’altro poiché lo ha privato della possibilità di ritagliarsi del tempo persé;
        si vedrà avanzare delle pretese sempre maggioriproprio perché non è in grado di rifiutare.
Nei rapporti interpersonali, specie in quelli più intimi, ènormale voler dare sempre il meglio di sé e donarsi all’altro. Ma è giusto misurarel’amore in base al nostro fare e nonal nostro essere?
Come si esce da questo circolo vizioso?
         
Aumentiamo la stima in noi stessi. 
Siamo personedegne d’amore per quello che siamo, per come ci relazioniamo e per lecaratteristiche che ci rendono uniche e inimitabili.
        Se ci accorgiamo di non avere le risorse necessarieper dire un “sì” che ci costringerebbe a mancare di rispetto in primis allenostre necessità, molto meglio dire un bel “no”, scomodo per chi lo riceve mapieno di dignità per noi stesse.
        Non cediamo ai ricatti emotivi. Ricordiamoci che seun figlio, ad esempio, ci fa una richiesta più per capriccio che per  una reale necessità il “no” è doppiamenteeducativo: non solo salvaguarda i nostri bisogni ma lo aiuta ad uscire fuori daun atteggiamento egocentrico che in futuro gli si potrebbe ritorcere contro.
        Contattiamo le emozioni. Non rispondiamo alla rabbiadi chi riceve il “no” con la nostra rabbia ma cerchiamo di condividere isentimenti che entrambi stiamo provando in quel momento per trovare unasoluzione che possa andar bene a tutti e due.
Anche inquesto caso quelle che ho descritto non sono competenze che si acquisiscono daun giorno all’altro ma sono il frutto di esperienze fatte sulla propria pelle. Sietepronte ad esercitare la vostra assertività?
Miss Chiaraluce
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2 commenti

  1. Non hai idea di quante volte mi succeda di volere dire no e poi ,la cosa più assurda, è che quando poi riesco a dirlo e vedo la reazione dell'altra parte, ci rimango male e lo trasformo in un sì.

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