Oggi è la Giornata Universale dei diritti dei bambini, l’anniversario della Convocazione delle Nazioni Unite approvata nel 1989.
Mi guardo in giro e vedo, ovunque nel mondo, che spesso i diritti dei bambini vengono calpestati, non so in nome di che cosa: bambini che continuano a morire di fame (o di sete), bambini che si ammalano e che potrebbero “salvarsi” con una vaccinazione, bambini in guerra, bambini costretti ad impugnare i fucili o bambini costretti a lavorare, a svolgere i lavori più umili, bambini sfruttati addirittura nelle fabbriche, quelle di alcuni brand anche famosi. Bambini nati nella parte “sbagliata” o sfigata del mondo.
Quelli nati nella parte “giusta” del mondo, invece, hanno troppo. Troppo cibo, troppi giocattoli, troppo di tutto. Troppo “spreco”. Ma non hanno mai troppo amore, secondo me.
Sì, parlo anche dei nostri figli. C’è una cosa, nella società in cui viviamo, che mi spaventa molto: è la tendenza all’annullamento dell’infanzia, la tendenza all’annullamento dei bambini stessi in quanto bambini.
La società di oggi (in tutte le sue istituzioni, scuola e famiglia comprese) esige “bambini adultizzati”, robottini tutti uguali che devono incamerare nozioni senza essere in grado di pensare perché gli adulti del futuro, forse, è preferibile che non sappiano farlo. La nostra società richiede piccoli individui che siano “responsabili” come mamma e papà, che si adeguino senza fiatare ai ritmi frenetici dei loro genitori, ai ritmi imposti agli adulti dalla società odierna.
La società di oggi pretende piccoli già grandi senza fornire loro gli strumenti necessari affinché possano sviluppare un elevato spirito di giudizio critico, indispensabile per poter diventare adulti “pensanti”.
Per quanto mi riguarda penso che i bambini debbano fare i bambini e che debbano sentirsi liberi di essere tali. Un bambino deve sempre essere “libero” di potersi esprimere, a modo suo. Un bambino deve avere la certezza che verrà, sempre, “ascoltato”. Sì, anche quando non parla.
Un bambino non dovrebbe mai smettere, un bambino deve poter continuare a sognare di essere, ad esempio, un supereroe il più a lungo possibile. Un bambino deve poter sognare, sempre, di potere, un giorno, cambiare il mondo e di potere renderlo migliore. Più “giusto”, per tutti.
Perché l’infanzia è fatta per “crescere”. E poter “crescere”, deve essere il diritto di ognuno, in qualsiasi parte del mondo ci si trovi.
Noi genitori dobbiamo garantire ai nostri figli questo diritto perché sì, per come la vedo io, siamo noi adulti ad avere, nei loro confronti, “doveri” importanti. Uno fondamentale è che i loro diritti vengano sempre rispettati, dentro o fuori dalla famiglia che sia.
Non stiamo allevando animaletti, stiamo crescendo persone. Persone pensanti (si spera) che un domani, forse, non avranno paura di sognare di poter cambiare la società “malata” in cui noi, adulti di oggi, accettiamo di farli crescere.
Stiamo allevando persone che, forse, un domani, avranno la capacità e il coraggio di voler cambiare davvero le cose, difendendo magari, sul serio, i diritti di tutti i bambini del mondo. No, non come stiamo facendo noi. Intendo sul serio.
Antonella Pfeiffer – LaAnto





