Le difese immunitarie di un bambino non sono del tutto mature e questo lo espone maggiormente al rischio di infezioni alimentari. Si tratta tuttavia d’infezioni che, il più delle volte, si risolvono nel giro di pochi giorni e senza conseguenze.
Nel periodo estivo l’incidenza d’infezioni alimentari aumenta perché il caldo favorisce la crescita di germi nei cibi e nell’acqua. Tra le più comuni, quelle dovute a: stafilococco: si presenta, a qualche ora dal contatto con il virus, con diarrea e si risolve in un paio di giorni; rotavirus: dopo un’incubazione di 5/6 giorni, si manifesta con diarrea, dolore e vomito persistenti dai tre ai sette giorni.
In entrambi i casi, la diarrea, per quanto fastidiosa, permette all’organismo di liberarsi dall’agente infettante. Non servono farmaci specifici ma è fondamentale che il piccolo reintegri i liquidi e i sali minerali persi in modo da non rischiare la disidratazione.
Si consideri che un lattante sia composto per il 70% di acqua. Quando la perdita di liquidi dovuta a vomito e diarrea è importante l’organismo può subire squilibri anche gravi. L’eventuale perdita di peso è da tenere sotto controllo per poter ben valutare la perdita idrica e quindi il quadro clinico generale. Il ricovero ospedaliero diventa necessario qualora, a causa di vomito, la reidratazione per bocca, con acqua o soluzioni saline (in commercio se ne trovano in bustine da sciogliere in acqua o già pronte all’uso), divenga impossibile ed è quindi necessario eseguire delle flebocisti reidratanti.
La diarrea ha un effetto positivo sulla parete intestinale (che è così ripulita), è quindi sconsigliabile assumere farmaci che riducono la motilità intestinale.
Per ridurre il vomito, meglio bere l’acqua e le soluzioni reidratanti poco alla volta e per i più piccini l’ideale sarebbe offrirle in cucchiaini, a distanza di pochi minuti. È sufficiente sospendere l’alimentazione per 4/5 ore per poi riprenderla evitando cibi molto grassi o ricchi di zuccheri semplici. In caso di vomito, proporre cibi solidi non appena il sintomo si sia risolto. Nessuna modifica all’allattamento materno o a quello artificiale. Molto utili i probiotici come il Lactobacillus casei GG che, ad esempio nel caso di enterite da rotavirus, ne riducono durata e intensità.
Per i neonati esistono due vaccini contro il rotavirus che si somministrano nei primi mesi di vita.
Di tutto altro genere è l’infezione dovuta alla tossina botulimica, prodotta da un batterio che si può trovare nei prodotti inscatolati, conservati o di produzione domestica.
Difficoltà della vista, della parola, secchezza della bocca e debolezza muscolare sono i primi sintomi che, in mancanza di rapido intervento, possono degenerare in difficoltà respiratorie e paralisi progressiva.
Attenzione quindi alla preparazione e alla conservazione dei cibi. Per prevenire “brutte sorprese” lavare bene le mani e una buona cottura dei cibi (le parti esterne e interne devono raggiungere i settanta gradi) sono regole fondamentali. Sconsigliato far freddare e poi riscaldare le pietanze. Se la consumazione non è immediata, meglio conservare in frigorifero (o congelare) e per riscaldare cibi già cotti mantenere temperature elevate in tempi brevi. La contaminazione dei cibi può essere dovuta al contatto con animali, ad esempio insetti e roditori. Da rilevare che un cibo contaminato da microrganismi pericolosi non sempre muta le caratteristiche di odore, colore o sapore.
Gli alimenti pastorizzati o trattati ad alte temperature sono i più sicuri.
Emanuela Beretta






