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19
Carlo Borromeo, seduto alla sua scrivania, guardò l’uomo quasi divertito; non riusciva a credere a ciò che stava ascoltando.
– È la verità, Vostra Eminenza. Dicono di essere giunti qui soltanto grazie al… cavallo. Non solo non sanno chi è Bernardo Massalia, ma neppure ricordano i loro nomi.
Sembra che abbiano passato la notte nella carrozza, che hanno trovato legata ad un albero in mezzo alla boscaglia – spiegò in modo agitato il segretario dell’Arcivescovo.
– Qui c’è puzza di stregoneria, se posso esprimere il mio umile parere. –
– Mm… – fece perplesso il Borromeo, prima di domandare: – Avete chiamato un dottore per quei due smemorati? –
– Sì, Eccellenza. Li sta già visitando, ma sembra non ci sia nulla di strano: appaiono in perfetta forma fisica. –
– Bene, allora speriamo che si riprendano presto da questo strano… malessere.Ma quel ragazzo adesso chissà dove sarà. –
– In verità mi è giunta una certa voce… – disse l’uomo lasciando in sospeso la frase.
– Ebbene? Parlate dunque, che voce? –
– Qualcuno avrebbe visto, questa mattina al sorgere del sole, Bernardo Massaia che faceva il bagno nel fossato del… castello
di Peschiera. –
– Ma che state dicendo? Il bagno?! Non mi sembra questa la stagione più adatta per fare il bagno nelle fredde acque di un
fossato. E a quell’ora del mattino, poi. –
– Eppure è proprio così, Eminenza. Poi ha scavalcato il muraglione ed è sparito nella nebbia con una sacco a tracolla.–
– E cosa ci sarebbe stato in quel… sacco? – chiese Carlo Borromeo con un tono piuttosto scettico.
– Questo purtroppo non si sa. Chi ha visto era lontano e non ha certo potuto guardarci dentro. Ma qualcosa c’era, credetemi. –
Il Cardinale si prese un attimo per riflettere e poi disse deciso: – Andrò personalmente, oggi stesso, a controllare il castello.
Se ha rubato qualcosa lo scoprirò. Fatemi preparare un cavallo –.
– Provvedo subito – rispose ossequioso il segretario, inchinandosi prima di congedarsi. Poi, indugiando per un momento sulla soglia, disse ancora: – Scusate, un’ultima
cosa: devo mandare qualcun altro a cercare Bernardo? –.
– Per il momento no. Vi saprò dire cosa fare al mio rientro. –
– Come desiderate, Eccellenza. –
Dorotea si avvicinò alla casa dell’alchimista accompagnata da un uomo grande e grosso e dall’aspetto per nulla rassicurante:
– Avete capito bene cosa fare? – chiese con tono aspro e deciso la ragazza.
L’energumeno bevve un sorso di qualcosa da una borraccia di cuoio che aveva appesa al collo e dopo essersi asciugato strusciando l’intero avambraccio sulla bocca, rispose: –
Certo, bella donzella. I ducati d’oro hanno il potere di… – a quel punto s’interruppe rimanendo immobile qualche istante con lo sguardo da bovino inespressivo, quindi ruttò volgarmente e terminò la frase come se niente fosse: – … farmi capire qualsiasi cosa –.
– Me lo auguro, grosso porco, altrimenti non ne vedrete neppure uno di ducato. E ora datevi da fare. E mi raccomando, deve sembrare tutto reale perciò, prima di
scomparire, niente esclusione di colpi con il ragazzo, pestatelo per bene ma stando attento a non ucciderlo: mi serve vivo. Ed ora datemi uno schiaffo in faccia e fatemi uscire del sangue dalle labbra, servirà a rendere più verosimile la commedia. –
– Ma io… veramente… –
– Che vi prende! Vi si è rammollito il cuore tutto a un tratto? Non mi risulta che voi ne abbiate mai avuto uno. E adesso
muovetevi ubriacone! – lo esortò la giovane donna con uno sguardo che avrebbe fatto impallidire un fantasma.
L’uomo infine ubbidì e colpì Dorotea in pieno volto facendola sanguinare. La ragazza, soddisfatta, si leccò la ferita ed iniziò
ad urlare con tutto il fiato che aveva nei polmoni: – Aiuto! Aiutoooo!! –
Richiamato da quelle grida, Bernardo uscì di casa per vedere cosa stesse accadendo e prima ancora che la donna gridasse
una seconda volta riconobbe Dorotea.
Senza perdere un istante si precipitò per aiutarla.
L’uomo grande e grosso, nel frattempo, aveva sollevato di peso la sua vittima, l’aveva messa sulle spalle e la stava portando via.
– Aiutooo!! Bernardo aiutami, ti prego. Bernardoooo!!! –
– Arrivooo! – urlò il ragazzo a squarcia gola, correndo veloce come il vento. – Lasciatela, brutto bestione incancrenito,
altrimenti vi cavo le budella e con quelle ci faccio otri per l’acqua. –
Per tutta risposta il bestione rise rumorosamente e accelerò di poco il passo, per non farsi raggiungere troppo facilmente.
Bernardo però, aiutato dalla collera e spinto dal sentimento che provava per quella ragazza, lo raggiunse ugualmente
con poche falcate e gli sbarrò il cammino: – Non ho paura di voi, fellone! Lasciate andare immediatamente Dorotea o vi faccio pentire di esser nato – ringhiò il giovane con la spavalderia di un guerriero pluridecorato, nonostante avesse di fronte un uomo grande come una montagna e lui fosse a mani nude.
– Togliti dai piedi, insetto, o ti schiaccio come si usa fare con una zanzara fastidiosa. –
– Mettete giù la ragazza o sarà peggio per voi. –
L’uomo, apparentemente innervosito, lasciò cadere a terra Dorotea e, con un ghigno malvagio sul viso bitorzoluto ed ispido, strinse i pugni e piegò le braccia per mostrare meglio i bicipiti: – Avanti, fammi vedere cosa sai fare contro questi! Sono di ferro! Quando te ne sarai reso conto sarà un piacere infilarti uno spiedo e cucinarti per cena. Vado matto per i cuccioli da latte di ogni razza: agnelli, vitelli e… bambini –.
– Scappa Dorotea, scappa! Vai dal Maestro, corri! – urlò Bernardo alla ragazza che, dopo un attimo di indecisione, scomparve.
Il gigante sferrò un paio di colpi che inaspettatamente andarono a vuoto. Il ragazzo, sfruttando riflessi e agilità, riuscì ad evitarli sorprendendo non poco l’avversario.
– Così vuoi render più interessante il gioco, vero? Larva puzzolente. –
– No bifolco, voglio soltanto render inoffensivo un povero stolto che sottovaluta un cuore impavido. Io amo Dorotea e chi
la tocca anche soltanto con un dito se ne dovrà pentire amaramente. –
– Tu… il capretto ama… ah, ah, ah… – lo schernì il bestione ridendo a crepapelle.
– L’abbacchio ama Dorot… – Quell’ultima parola Bernardo gliela ricacciò in gola colpendolo al basso ventre con un calcio
poderoso. L’uomo strabuzzò gli occhi emettendo un rantolo straziante e subito dopo stramazzò pesantemente al suolo a
pancia in giù privo di sensi.
Il ragazzo, ancora con il fiatone, lo guardò e chinandosi su di lui disse: – Per cena a me garba di più il cappone… ma
prima occorre tirargli il coll… –.
– No Bernardo! Lascialo perdere e andiamo via, ormai non mi farà più niente – lo interruppe una voce dolce e armoniosa.
– Dorotea?! Che ci fai qui? Ti avevo detto di scappare. –
– Avevo paura per te e così mi son nascosta poco distante. Sei stato meraviglioso e te ne sarò eternamente grata – disse
la giovane buttandogli le braccia al collo e baciandolo.
Bernardo sentì il viso andare in fiamme ed iniziò a balbettare: – Certo… io… forse però… credo che tu… –.
– Va bene, va bene ma adesso andiamo! Forza, prima che si risvegli – suggerì Dorotea, prendendolo per mano e trascinandolo via. – Andiamo da quell’uomo che tu chiami Maestro. –






