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– Siete sicuro che quei due uomini adesso stiano bene? – domandò Carlo Borromeo al suo segretario.
– Certissimo, Eminenza. Il medico non ha più dubbi: è stato qualcosa di molto strano ma è passato. Ora rammentano ogni cosa e attendono impazienti i vostri ordini. –
– Molto bene. Allora dite loro che voglio qui il ragazzo entro la fine di questo giorno. Ci sono molte cose per le quali Bernardo
Massalia dovrà darmi una spiegazione. –
– Bene Eminenza, e questa volta non falliranno, vedrete. –
– Me lo auguro. Adesso andate. –
Il sole era molto vicino all’orizzonte quando i birri, poco distanti dall’abitazione del Maestro, scesero dalla carrozza e si guardarono in faccia: – Vuoi ancora essere gentile con quel demonio di ragazzo? – chiese in tono sarcastico il più giovane.
– Questa volta non ci faremo giocare, puoi starne certo. –
– Fammelo tagliare a fette, ti prego – disse ancora il primo appoggiando una mano sulla spada inserita nel fodero che aveva appeso alla cinta.
– No. Il ragazzo deve arrivare sano e salvo fino all’arcidiocesi. Sarà il Cardinale… –
– Sss… zitto – fece il compare portandosi il dito indice davanti alle labbra. – Sento delle strane voci provenire da quel rudere.–
– Se le orecchie non mi tradiscono, sono strilli di una femmina – commentò il capo. – Il ragazzo è in buona compagnia, a quanto sembra. Prima accertiamoci che non ci siano altri trabocchetti nei paraggi e poi sfondiamo la porta. –
Inaspettatamente trovarono l’uscio aperto: una leggera spinta e si spalancò. – Stiamo attenti, potrebbe essere un’altra trappola – disse a bassa voce il più anziano.
– Sono di sotto – sussurrò l’altro indicando una sorta di scala ricavata nella roccia.
La voce femminile continuava a gridare e a pronunciare parole apparentemente prive di significato sovrastando quella
maschile che cercava di intromettersi.
– Vorrei sbagliarmi, ma là sotto si sta invocando il diavolo. Ho già sentito qualcosa di simile uscire dalla bocca di una
strega mentre veniva divorata dalle fiamme sul rogo – spiegò l’uomo che contemporaneamente percepì un brivido corrergli
lungo la schiena.
– Dorotea smettila! – gridò il ragazzo. – Il demonio non si allea con nessuno, ti usa e quando non gli servi più ti abbandona…– a quel punto fu interrotto da un bagliore accecante accompagnato da un sordo boato ed un fastidioso odore di zolfo lo costrinse a chiudere gli occhi: una manciata di polvere gialla era stata lanciata contro la fiamma di una torcia appesa poco distante da lui, tanto che alcune scintille gli bruciarono il viso.
Quando tornò a guardare, ebbe una amara sorpresa e si sentì gelare il sangue nelle vene: la ragazza si stava dibattendo
prigioniera di uno dei due birri che con un braccio la stava immobilizzando e con una mano, premuta sulla bocca, le stava impedendo di urlare.
– Decisamente la strega più graziosa che abbia mai visto, – fece quello più giovane rivolto al ragazzo – un vero peccato che
debba bruciare come una vecchia fattucchiera sdentata. Ma che vuoi farci, la legge è legge. –
– Lasciatela, Dorotea non è una strega! – protestò Bernardo cercando inutilmente di soccorrerla: la punta di una spada gli sbarrò la strada e quasi gli penetrò nel collo.
– Fossi in te non ci proverei. Dammi solo un pretesto e ti ritrovi a masticar le tue budella – disse il birro armato di lama,
senza nascondere il filo di piacere che stava provando. – Dunque la conosci. Bene, bene. Quindi anche tu sei una specie di… mago. Allora prevedo un caldo futuro anche per te. Ma per il momento sei più fortunato di lei, l’Arcivescovo Carlo Borromeo desidera parlarti. –
– Se comunque verrò messo al rogo, perché sarei più fortunato? – chiese il giovane cercando di prendere tempo nella speranza che accadesse qualcosa, anche se non aveva alcuna idea di cosa potesse accadere.
– Perché avrei voluto farti a fette subito e mettertici a forma di bistecca sulla griglia, giovane insolente e presuntuoso. E
adesso legati le caviglie – ordinò l’uomo porgendogli un laccio di cuoio che trasse da una tasca. – Lascia quel tanto di spazio
che occorre per camminare, ma non sufficiente per correre; così non dovrò portati fuori di peso e nello stesso tempo eviterò che te la svigni. Ma per esser più tranquillo ti dirò che questa – disse rivolgendo uno sguardo all’arma sempre puntata contro il giovane – è stata accarezzata a
lungo dalla mola, prima di venire a farti visita: potresti tagliarti anche solo a guardarla intensamente. – Per dimostrare che non stava scherzando, il birro fece una
leggera pressione ed una piccola goccia di sangue rigò il collo di Bernardo.
– Io porto la strega in carrozza e faccio in modo che non possa nuocere – disse il più anziano, lanciando uno sguardo
d’intesa al compare che bramava per dare una lezione al ragazzo. – Mi raccomando, Carlo Borromeo lo attende fra poche ore e non sarebbe bello se con i movimenti legati… cadendo si procurasse qualche livido. –
– Non temere, l’Arcivescovo non vedrà alcun segno. Tu pensa alla ragazza e aspettami, non ci metterò molto. –
–Non fatele del male, vi scongiuro, – gridò Bernardo – e farò tutto ciò che vorrete. –
– Come vostra signoria comanda – lo prese in giro il birro sparendo con il suo fardello, che continuava a dimenarsi come
una anguilla.
– E adesso legati, che sto perdendo la pazienza – intimò l’altro al quale già prudevano le mani.
– Va bene, ma prima ditemi, che avete fatto al Maestro? –
– Al… Maestro? Ah, quel vecchio rinsecchito al quale tu sei tanto fedele, vuoi dire. Veramente stavo per fare la medesima
domanda a te per sapere dove fosse finito.
Ma a questo punto immagino che tu non lo sappia. Di sopra non c’è nessuno e la porta era aperta. Secondo me, deve
averci visto arrivare e se l’è data a gambe. Davvero una gran bella soddisfazione esser fedeli ad un tipo così, ah, ah, ah! – commentò ridendo. – Non si è neppure preoccupato di avvisarti. –
– Non è possibile. Ci deve essere un’altra spiegazione – borbottò contrariato Bernardo. Poi, alzando la voce e rivolgendosi all’uomo: – E adesso vi dispiacerebbe abbassare quello spiedo? Altrimenti come posso chinarmi per legare le caviglie? –.
– Oh, certo vostra altezza. Scusate se vi ho intralciato i movimenti – rispose sarcastico il birro abbassando la lama e indietreggiando di mezzo passo.
Il ragazzo si piegò e portò la corda all’altezza dei piedi, ma in realtà senza alcuna intenzione di legarsi: dopo essersi abbassato, elastico come una fionda, si distese finendo violentemente con la testa dentro lo stomaco dell’uomo in uniforme rossa, di fronte a lui, che preso alla sprovvista finì a terra, con Bernardo sopra, perdendo la spada.
Con grande velocità di movimenti il giovane rotolò via dall’avversario e si gettò su quella specie di gladio che brillava poco distante alla luce di una fiaccola.
Afferrata l’impugnatura, fece per rimettersi in piedi, ma un poderoso calcio in pieno volto lo atterrò nuovamente. Bernardo
si ritrovò a faccia in giù con il naso sanguinante, ma riuscì a non perdere l’arma e quando con la coda dell’occhio vide il birro che gli si lanciava sopra fece in tempo a fare un giro su sé stesso e ad evitarlo, lasciando che l’uomo finisse pesantemente sul pavimento.
Il birro, leggermente intontito per la gran facciata presa, senza volerlo diede il tempo al ragazzo di alzarsi e prendere in mano la situazione e quando si voltò sentì la punta della spada premergli contro il pomo d’Adamo. Bernardo, in piedi, era sopra di lui e lo stava ca1valcando all’altezza del bacino. Con lo sguardo minaccioso e il respiro affannato, disse lentamente: – Una piccola pressione e potrete conversare direttamente
con il demonio. Perciò adesso vi consiglio di star buono e fare ciò che vi ordinerò –.
L’uomo, per nulla intimorito, sfruttò la posizione sbagliata del ragazzo rispetto a lui. “Non avresti dovuto starmi sopra” pensò
l’uomo che con perfetto tempismo spostò la testa e alzò di scatto una gamba colpendo violentemente il giovane sul fondo
schiena. La spada, spinta dal peso di Bernardo, si conficcò nel terreno ad un soffio dalla sua gola e il ragazzo stesso spiccò il
volo in avanti finendo sopra un tavolo pieno di ampolline, che distrusse.
Il birro, a quel punto veloce come una saetta e sempre più cattivo, balzò in piedi, afferrò la spada con entrambe le mani
e tentò con tutte le sue forze di colpire il giovane ancora steso supino, per ucciderlo.
Non gli importava più nulla dell’Arcivescovo, voleva soltanto vendicarsi, ma Bernardo, sorprendendo ancora una volta
l’aggressore, dimostrò di non avere alcuna intenzione di lasciarsi fare a fette. Con l’agilità di una pantera, iniziò a rotolare da una parte all’altra del laboratorio, evitando tutti i fendenti di quella lama impazzita che continuava ad alzarsi e
ad abbassarsi distruggendo ogni cosa le capitasse a tiro, provocando sinistri sibili e grosse scintille ogni volta che finiva
sulla roccia.
Il ragazzo, preso com’era a cercare di rimanere vivo, non aveva il tempo per pensare a nulla se non a tenersi lontano dal
baule: doveva evitare che quel pazzo distruggesse per sbaglio lo smeraldo.
Finalmente, esausto, il birro concesse una tregua di pochi attimi, ma sufficienti a Bernardo per afferrare il piccolo sgabello del Maestro, che trovò a portata di mano e scaraventarglielo sul viso. Colpito in piena fronte l’uomo barcollò un istante dando così una seconda opportunità
al ragazzo, che non se la lasciò scappare.
Lanciatosi a prendere un ceppo di legno dal fuoco del crogiolo, Bernardo assestò con decisione un secondo colpo sulla
nuca di quel birro assatanato rendendolo definitivamente inoffensivo. Poi, dopo averlo legato saldamente, imbavagliato
e avergli coperto gli occhi con una benda, lo infilò nel cunicolo che portava al castello, spingendolo abbastanza lontano affinché non giungessero all’esterno eventuali suoi lamenti. Richiuse accuratamente la botola e si precipitò da Dorotea, sperando che l’altro uomo non l’avesse già portata via.
Quando uscì si rilassò: la carrozza era ancora lì. Brandendo la spada si avviò a passo svelto in quella direzione e quando
fu abbastanza vicino, gridò: – Lasciatela andare! –.
Il birro, all’interno del carro, quasi sussultò:
“Mi venisse un… come mai quel ragazzo è libero, da solo e con quella spada in mano?” pensò balzando giù dal carro.
– Dov’è finito… –
– Il vostro compare? – lo interruppe Bernardo con una espressione truce sulla faccia.
– L’ho fatto sparire. Sono una specie di mago, no? Lo avete detto voi. Se lo rivolete lasciate andare la ragazza, lei non
ha fatto niente. –
Dorotea, legata e incappucciata, sentendo quelle parole provò una strana sensazione. Lei aveva provato in tutti i modi ad
imbrogliare quel ragazzo, aveva cercato di portargli via la cosa che più desiderava al mondo e se avesse potuto lo avrebbe ucciso, e lui? Aveva rischiato la vita due volte per salvarla ed ora rischiava di doverlo fare ancora. Come era possibile che potesse provare un sentimento d’amore per lei?
– Senti ragazzo, non scherzare con me. Cosa ne hai fatto? – domandò ancora il birro che senza rendersene conto stava
iniziando ad avere una certa soggezione per quello strano essere che indubbiamente aveva delle qualità fuori dal comune, visto che alla fine riusciva sempre ad averla vinta.
– Ve l’ho detto, l’ho fatto sparire. Questa volta non mi sono limitato a fargli perdere la memoria. Liberate Dorotea e ve lo
restituirò sano e salvo. –
– E così anche quello scherzetto lo dobbiamo a te. Bene, bene. Ma adesso mi stai mentendo. –
– Davvero? Allora entrate in casa e cercatelo. Se lo trovate vuol dire che ho mentito. Al contrario… dico la verità, a meno
che non pensiate che quel verme sia uscito
di soppiatto e se la sia filata lasciandovi solo alle prese con una strega ed un mago. –
– No. Non è uscito, altrimenti lo avrei visto. Ho sempre tenuto d’occhio la porta e non esiste altra via per uscire; lo so perché
non l’ho mai trovata per entrare. –
– Bene dunque, andate. –
– Già, e mentre io vado a cercarlo tu te la svigni con la ragazza. –
– Vi do la mia parola che non lo farò. –
– Non mi fido. –
– Questo è un problema vostro. –
– Ma risolvibile. Porterò la ragazza con me. Se quando torno tu dovessi essere sparito… la uccido. Hai visto? Adesso mi fido. –
L’uomo tirò giù dalla carrozza Dorotea e se la caricò sulle spalle come fosse un sacco, quindi si avviò verso la catapecchia. Quando tornò, bianco in volto, scaricò
la ragazza ed esclamò: – Non c’è! La dentro non c’è più nessuno. Com’è possibile?! Cosa ne hai fatto, piccolo bastardo? –.
– Nulla, sta benissimo… per il momento. Ma se non lasciate andare la ragazza, morirà. –
Il birro chiuse gli occhi e sospirò: – E va bene, farò quello che chiedi –. Si chinò su Dorotea e con un pugnale tagliò la corda
che la legava, le sfilò il cappuccio e la liberò del bavaglio: – Ecco fatto, ora tocca a te –.
– Tornatevene da dove siete venuto e il vostro amico vi raggiungerà. –
– No ragazzo, lo fai ricomparire adesso. Non preoccuparti, manterrò la parola data. –
– Adesso sono io a non fidarmi. –
– Il problema è soltanto tuo, mi sembra. –
– A me invece sembra ancora vostro: se non sparite immediatamente, conoscete già la fine che farà il vostro amico.–
– Maledetto! – imprecò l’uomo fra i denti saltando sul carro.
– Un’altra cosa, – disse ancora Bernardo – stavo per dimenticarla: voi non ci avete trovato. Noi non eravamo qui. –
L’uomo, non potendo sfogare la sua rabbia su Bernardo, frustò con tale cattiveria il cavallo che questi, imbizzarrito, quasi fece ribaltare la carrozza, prima di partire come una furia.
– Non so perché tu lo abbia fatto ma… grazie Bernardo – disse Dorotea guardandolo negli occhi, quando rimasero soli. –
Io, al posto tuo, ti avrei lasciato portar via e bruciare sul patibolo. –
– Lo so. –
La ragazza sentì gli occhi inumidirsi e si voltò per la vergogna. Fu una cosa stranissima: quella sensazione non l’aveva mai provata.
– Vieni – la invitò Bernardo tendendole la mano. – Volevi quella Tavola, se non ricordo male. –
– Non capisco? –
– Capirai. –





