La Tavola di smeraldo – Ultimo capitolo

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25

 

 

Quella mattina, secondo giorno di dicembre 1568, Milano si risvegliò sotto un soffice manto di neve e il freddo era pungente, ma quando il segretario dell’Arcivescovo Carlo Borromeo si presentò trafelato al cospetto del suo superiore sembrava non essersene accorto: era visibilmente sudato, pallido ed agitato.

Il Cardinale, che stava scrivendo una lettera, si fermò e lo guardò con aria interrogativa: – Cosa mai può essere accaduto, di tanto sconvolgente? Siete bianco come la neve caduta questa notte.

Sembra quasi che abbiate visto un fantasma –.

– Due, Vostra Eminenza, due. Poco fa si sono presentati Bernardo Massalia e quella ragazza, Dorotea. Volevano parlarvi, ma ho pensato bene di farli arrestare immediatamente. Quei due ragazzi sono morti e se sono tornati dagli inferi non può essere che… –

– Non può essere che, che cosa? Ma cosa vi è saltato in testa?! Non avete pensato bene proprio per nulla! Avete pensato male, invece. Molto male – si adirò Borromeo. – Fatemi capire: secondo voi ci sono due fantasmi che vorrebbero parlarmi, sono entrati dalla porta principale, hanno chiesto di me

e poi si sarebbero lasciati arrestare. Ma andiamo! Come potete solo pensarla una cosa del genere. Ma soprattutto come potete aver pensato che siano due fantasmi! I corpi dei

ragazzi non sono mai stati ritrovati e questo non vi ha fatto venire neppure il sospetto che potrebbero anche non essere mai morti? –

– Ma… io… – balbettò il prete frastornato per la reazione dell’Arcivescovo.

– E anche se lo fossero, che senso avrebbe fare arrestare due fantasmi? –

– Nessuno, avete ragione. Ma… –

– Ma, ma. ma. Ma, cosa? –

– Ma… se non sono due fantasmi sono comunque due poveri straccioni e… –

– Nostro Signore Gesù Cristo era forse

un ricco mercante vestito elegantemente? – lo riprese brusco Carlo Borromeo.

– No, Vostra Eminenza – rispose a testa bassa il segretario.

– Ma forse chi lo mise in croce la pensava come voi. – Poi, dopo una breve pausa riprese: – Portateli qui immediatamente. Sempre che non siano già… svaniti –.

– Subito. Li farò scortare da alcune guardie. Per la vostra incolumità. –

– Nessuna guardia! Se avessi voluto che venissero accompagnati da qualcun altro avrei detto: fateli portare. Invece ho detto: portateli. Perciò intendevo voi, personalmente

e nessun altro. –

– Ma potrebbero essere… –

– Avete paura forse? –

– Oh, no Eminenza. –

– Allora vi siete messo a discutere i miei ordini? –

– Non me lo permetterei mai. Vado immediatamente. –

 

Bernardo e Dorotea, preceduti dall’uomo in abito talare che continuava a guardarsi indietro sospettoso, entrarono in

quell’immensa sala a testa bassa.

– Bene. Ora chiedete loro scusa per come li avete trattati e poi lasciateci soli – comandò l’Arcivescovo rivolto al segretario.

L’uomo ubbidì malvolentieri e si allontanò quasi di corsa.

– Chiudete la porta e non disturbateci. –

Rimasti soli, l’alto prelato guardò la borsa che Bernardo aveva a tracolla e chiese: – È quella che avevi quando sei uscito dal

fossato del castello? –.

Il ragazzo rispose solamente con un cenno d’assenso del capo.

– E… cosa c’è dentro? –

Bernardo deglutì cercando di trovare il coraggio per parlare poi, finalmente, raccontò ogni cosa tutto d’un fiato.

– Posso vederla questa Tavola? – chiese al termine Carlo Borromeo.

Il ragazzo si sfilò di dosso il sacco ed estrasse lo smeraldo. Non senza una certa titubanza, lo appoggiò sulla grande scrivania

di fronte al Cardinale.

– So che rischiamo di essere accusati di stregoneria, ma credetemi non è così. Il Maestro non volle dirvi nulla, nonostante la Tavola si trovasse sotto il vostro castello,

proprio per questo motivo, ma adesso ho dovuto correre il rischio: un frate, dell’ordine degli Umiliati prima o dopo tenterà di uccidervi. In cambio, una strega gli ha promesso che la Tavola di smeraldo sarebbe tornata nelle loro mani. Ho pensato che fosse giusto farvelo sapere. Dovete credermi, è la verità. –

L’uomo, avvolto da un alone di luce che non proveniva da alcuna candela, senza staccare lo sguardo da quello strano oggetto, disse, rivolto ad entrambi i ragazzi: – Nessuno vi accuserà di nulla. Chiunque rischi la propria vita per salvarne un’altra non può essere certo una strega. E poi, anch’io ho un segreto da svelarvi: sapevo già tutto. A parte l’intenzione dei frati che, peraltro, non mi vedono di buon occhio anche per altri motivi. Tuo zio, caro Bernardo, è venuto da me pentito per il suo comportamento. Si è sentito responsabile per la tua… morte e ha deciso di dirmi tutto –. A quel punto, vista l’aria preoccupata sul viso del giovane, si affrettò a specificare:

– Stai tranquillo, non ci sarà alcuna punizione per lui. So perdonare chi si pente realmente e forse, chi sa, potrebbe averlo aiutato proprio questa Tavola a redimersi.

Ma torniamo a voi, cosa intendete fare ora? –.

– Noi due ci amiamo, Eminenza e vorremmo che Voi… ci uniste in matrimonio e poi, potrete decidere per noi ciò

che vorrete. –

L’Arcivescovo rimase un momento perplesso ma poi, non trovando alcun motivo valido per dire di no, decise di esaudire

il desiderio dei ragazzi.

– Non vedo perché no. E quando vorreste… –

– Ora – lo prevenne Bernardo con impeto.

– Ma… ragazzi, non ci si può sposare così. Occorrono permessi, documenti e… – a quel punto, notando la delusione sul viso dei giovani e capendo ciò che stavano provando,

si fermò e sospirò: – … ma per una volta potrei fare un’eccezione e… passare sopra ai documenti –.

Il volto di Bernardo e Dorotea si illuminò e questo fece capire al Cardinale di aver preso la decisione giusta.

Poco dopo, al termine di quella veloce e segreta cerimonia, Carlo Borromeo disse

loro: – Ora, giustamente come avete detto poc’anzi, devo decidere cosa fare di voi, che non siete più due semplici ragazzi ma una famiglia. Certo avete infranto non poche

regole e… ci sono due dei miei uomini che non vi dimenticheranno facilmente, però è anche vero che forse vi devo la vita e quindi considero questa… partita finita

in parità. Venite –. Alzandosi dalla scrivania e riconsegnando loro la Tavola, li invitò a seguirlo verso un punto non definito

della parete alle sue spalle, dove una grande libreria si estendeva per l’intera lunghezza del muro. Fece ruotare un candelabro su sé stesso e attese che un segmento del mobile si aprisse come una porta.

– Di qui potrete uscire senza che nessuno vi veda. Sbuca parecchio distante dal palazzo. Il mio segretario non conosce

questo passaggio e nessun altro vi ha visto entrare in questa sala. –

– Ma quell’uomo cosa dirà? – chiese Dorotea.

– Non mi sembrava gli stessimo molto simpatici. –

– Chi? Il mio segretario? Oh, non preoccupatevi. Con lui me la vedrò io. –

I due cercarono di ringraziare quell’uomo straordinario, ma non riuscivano ad aprire bocca se non per balbettare: – Io…

noi… – fece il ragazzo che non sapeva se inchinarsi o inginocchiarsi.

– Forza, non perdete tempo con i ringraziamenti. Vi ho già detto che non occorrono, siamo pari. Andate, su. –

La libreria si richiuse e l’Arcivescovo tornò alla sua scrivania, quindi chiamò il segretario.

 

Quando questi entrò, guardò istintivamente in ogni angolo della stanza e non riuscì a capacitarsi. “Dove sono finiti?” pensò. “Se fossero andati via li avrei visti: avrebbero

dovuto per forza passare davanti a me. Non mi sono allontanato di proposito.”

– Volete darmi una mano a finire di scrivere questa lettera? Oggi le mie idee scarseggiano – chiese come se nulla fosse

il Cardinale.

– Scusate Vostra Eminenza, ma… quei due ragazzi… –

– Quali ragazzi? –

– Come quali ragazzi? Bernardo Massalia

e Dorotea. Li ho accompagnati io stesso qui da Voi e… adesso non li vedo. –

– Già! A proposito, per una volta avevate ragione: erano realmente due fantasmi.

E io che non ho voluto credervi! Vi prego di accettare le mie scuse. La mia presunzione è imperdonabile. –

Il segretario ebbe un sussulto e si lasciò cadere su di una sedia di fronte al Borromeo che, reprimendo un sorriso, terminò dicendo: – Ad un tratto si sono dissolti. Svaniti nel nulla –.

 

FINE

 

 

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