L’uomo è l’unico mammifero che assume latte, per giunta di un’altra specie, dopo lo svezzamento e in età adulta. Tuttavia la diffusa convinzione che il latte animale, in particolare quello di mucca, sia una bevanda sana, fortificante e mineralizzante, inizia a vacillare. Numerose ricerche scientifiche dimostrano che il latte non è un alimento adatto all’uomo e può, al contrario, essere molto nocivo per la sua salute.
Inversione di tendenza quindi per numerosi nutrizionisti e pediatri, fra i quali il padre della moderna pediatria, Benijamin Spock, che aveva sempre consigliato il latte vaccino. Nel suo ultimo libro “Baby and child care” sostiene che fino ai due anni di vita i bambini dovrebbero essere alimentati con latte materno, oltre questo periodo stop a qualunque tipo di latte! Abbraccia quindi la tesi contraria alla somministrazione di latte vaccino, soprattutto in fase di crescita.
Più di 2/3 della popolazione mondiale è intollerante al latte vaccino e presenta problemi di salute riconducibili al consumo dello stesso. Al latte vaccino s’imputerebbero intolleranze, allergie, anemia, poliartrite reumatoide, diabete mellito giovanile, sclerosi a placche, mal di testa ed emicranie, malattia di Crohn e persino un insufficiente sviluppo cerebrale. Il latte di mucca crea l’ambiente adatto alla proliferazione di due batteri patogeni, l’Helicobacter pylori e il Campylobacter, ritenuti i massimi responsabili dell’ulcera duodenale. Infine, il triptofano, aminoacido presente nel latte vaccino e nei suoi derivati, stimola abnormemente la ghiandola pituitaria, accelerando l’invecchiamento del corpo.
Fino a tre secoli fa nessuno si era mai sognato di dare latte di mucca come sostituto di quello materno! Il latte di donna è l’unico alimento adatto alle necessità del piccolo corrispondendo esattamente alla costituzione biologica del neonato. Il latte di mucca invece si adatta alla propria specie animale, favorendo ad esempio nel vitello una rapida costituzione dell’impalcatura ossea. Nell’uomo, al contrario, la crescita ossea è molto lenta e il cervello è molto sviluppato, complesso e voluminoso. La quantità di lattosio, essenziale per lo sviluppo cerebrale del bambino, nel latte umano è quasi il doppio rispetto a quella che si riscontra nel latte vaccino. È evidente che le esigenze di crescita di un bambino siano differenti da quelle di un vitello o di qualsiasi altro cucciolo di mammifero! Appare quindi probabile che, col tempo, l’assunzione prolungata di latte vaccino porti a un cattivo funzionamento fisiologico dell’individuo, non è un caso che contenendo più del doppio delle proteine rispetto al latte umano, per essere tollerato dal neonato vada diluito, pena una forte reazione di rigetto e danni renali. Inoltre, dal momento dello svezzamento, l’essere umano non sintetizzerà mai più l’enzima necessario alla digestione del latte, perdendo quindi la capacità di digerire in modo appropriato il latte di qualsiasi altra specie animale.
Si rileva tra l’altro che la comparsa dei dentini da latte rappresenta per il bambino l’inizio delle trasformazioni nel corpo e nell’apparato digerente che lo condurranno gradatamente all’alimentazione dell’adulto. Con il procedere dello svezzamento diminuisce l’importanza del latte quale alimento basilare e verso la fine del secondo anno di vita, quando sarà completata la prima dentizione, il latte diventerà un alimento secondario al quale, secondo la teoria in esame, sarebbe meglio rinunciare del tutto.
Molti medici, comunque, suggeriscono per piccoli e adulti l’assunzione regolare di latticini come base di un’alimentazione corretta. Si continua a parlare di latte come di un alimento completo, “nutrimento” per le ossa e prevenzione all’osteoporosi. Il calcio in realtà è presente ovunque, nell’acqua che beviamo, nelle erbe officinali, nei cereali e nel pane integrali, nella verdura, nei legumi e nei semi oleosi che contengono mediamente più calcio di quanto ne contenga il latte. Un organismo sano è in grado di mantenere in equilibrio la concentrazione di calcio indipendentemente da quanto se ne assume. Quanto all’osteoporosi, nei paesi dove si fa largo uso di latte vaccino questa patologia colpisce con incidenza elevata. L’alta (e per l’uomo eccessiva) quantità di fosfato di cui il latte vaccino è ricco, infatti, provoca un’alterazione nel metabolismo del calcio.
Inoltre, in Italia il 20%-il 40% di mucche è alimentato con bombe proteiche e farmaci per evitare di contrarre malattie e produrre più latte. Questi trattamenti accorciano la vita del bovino e compromettono la salute di chi ne berrà il latte.
Insomma, meglio dimenticare la tazza di latte che ci dà il buongiorno?
Emanuela Beretta






