Paola Appetito, Counselor

Prima di iniziare l’intervista voglio ringraziare Paola, che ho avuto modo di conoscere in un momento un po’ confuso della mia vita…, grazie perché mi ha concesso questa bella intervista, grazie perché il lavoro che fa lo fa con totale passione e serietà. 

Paola, tu sei una counselor, ci spieghi in cosa consiste e cos’è il counseling?
Bene, comincerei con il dire -piuttosto- cosa non è il counseling.
Il counseling non è una professione pedagogica, né sociologica, né psicologica. Non è una psicoterapia; né tanto meno và considerato come un intervento assistenziale. Meno che mai è riducibile ad una mera mediazione interpersonale. E potremmo ancora continuare di questo passo. Ciò nonostante, esso si muove nell’ambito delle sopra citate aree. Il counseling è piuttosto costituito da una serie di abilità relazionali–comunicative, di esperienze, e comprensione sul significato della natura umana e della relazione tra uomini e non da ultimo la conoscenza di sé e delle proprie emozioni.
Il counseling è “una relazione d’aiuto” che, muovendo dall’analisi dei problemi del cliente, si propone di costruire una nuova visione di tali problemi ed attuare un piano d’azione per realizzare le finalità desiderate dal cliente (quali ad esempio riuscire a prendere decisioni, migliorare le relazioni, sviluppare la consapevolezza, gestire emozioni e sentimenti, superare conflitti, ecc)”.
Compito del counselor è il favorire lo sviluppo e l’utilizzazione delle potenzialità del cliente, aiutandolo a superare quei problemi di personalità che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno; in poche parole tutto ciò che gli impedisce di auto-realizzarsi.
Il counseling è basato su una profonda fiducia nell’essere umano, nella sue capacità di autodeterminazione e nei suoi valori più alti, potenzialmente presenti in ognuno.
E’ questa fiducia che deve impregnare l’atteggiamento di ogni counselor, e deve essere il master message che viene passato nella relazione per sostenere la persona nella sua ricerca di sé, con la tranquilla certezza che non spetterà mai al counselor doverle indicare “dove” deve andare e “cosa” deve fare.
Egli è solo una guida, una guida rispettosa ed empatica, verso quella meta che è -per il cliente- “la ritrovata libertà di essere se stesso”.

Nell’ambito del counseling, ti rifai a qualche indirizzo od orientamento particolare?
Nello specifico sono un counselor di tipo “relazionale grafodinamico” e mi sono formata alla scuola della SSICOLG della Dott.ssa Isabella Zucchi. Ho scelto questo tipo di approccio perché ero già una grafologa. Provo a spiegarti, brevemente, in cosa consiste questo approccio.
Il counseling grafodinamico nasce dall’incontro degli studi della psicologia umanistica applicata e della grafologia dinamica. Se la grafologia è uno strumento straordinario per la conoscenza dell’altro, il counseling insegna come restituire al cliente tale conoscenza, in funzione di un cambiamento intenzionale.
Il counseling relazionale grafodinamico s’inserisce nel settore della relazione d’aiuto, con la specificità di favorire tale processo attraverso l’osservazione grafodinamica dell’espressione grafica. L’espressione grafica nella sua varietà è un’azione psicomotoria correlata alla struttura costituzionale-temperamentale ed alle dinamiche della personalità di chi la agisce e ne sintetizza gli aspetti simbolici, percettivi, motivazionali, dinamici. Il tracciato grafomotorio, che nel suo manifestarsi ha un continuum di complessità (dallo scarabocchio al disegno, per finire con la scrittura), è dunque un linguaggio altamente individualizzato che rappresenta ed esprime il sistema uomo nel suo divenire storico, dandoci importanti informazioni sulla relazione uomo-ambiente.
Con l’espressione grafica si ha il vantaggio di disporre in tempi precoci di informazioni significative per facilitare la dinamica della relazione d’aiuto, di compenetrare la dimensione dinamica degli atteggiamenti e di sollecitare nella persona quegli elementi che servono per giungere a cogliere il problema ed a discuterne, focalizzando quali risorse temperamentali ha, per usarle a favore del superamento del problema. Tale osservazione, inoltre aggiunge una particolarità concreta ed aiuta ad entrare in empatia con la persona, nonché a coglierne i punti di forza e di debolezza, per guidarla nel processo di autorealizzazione.

Ti occupi anche di altro? Se si di cosa?
Come avrai compreso, mi occupo di grafologia. Sviluppo analisi grafologiche di personalità, di consulenza professionale, matrimoniale e familiare ed inoltre, come consulente tecnico grafologo presso il Tribunale, mi occupo di attribuzione di scritture, firme, testamenti. Questo però è più un lavoro tecnico, molto insidioso; sebbene mi incuriosisca molto, ed in un certo qual modo “mi intrighi”. Qui, però, il calore umano, il rapporto con l’altro lo vivi in maniera diversa, anzi il più delle volte è necessario essere distaccati per poter svolgere al meglio l’incarico ricevuto.

Come nasce la decisione di lavorare per gli altri?
Nasce sicuramente da un mio bisogno: il bisogno di contatto umano, il piacere e il desiderio del “Tu”, di essere con l’altro, di condividere un “pezzo di strada insieme”. La mia formazione, i miei interessi, hanno sempre avuto in primo piano l’uomo, sebbene visto, diciamo, da diversi punti di vista.

Nel tuo cammino avrai di certo aiutato molte donne, chi è la donna tipo che si rivolge a te?
Soprattutto mamme che da principio ti chiedono un colloquio in quanto desiderano parlarti dei problemi scolastici dei loro figli, o perché vogliono un aiuto per comprenderli, dato che ad un certo punto avvertono la sensazione che essi gli “sfuggano di mano” o donne che semplicemente avvertono il bisogno di “fare un po’ di ordine” nella loro “casa interiore”.

Le loro storie, a livello umano, cosa ti lasciano?
Ogni persona che incontro è un dono, un dono prezioso e da ogni storia c’è sempre un insegnamento da apprendere. Il dono più grande è sicuramente la generosità nell’aprirmi il loro cuore. Nell’affidarsi, affidandomi e rendendomi partecipe delle loro paure, ansie, sofferenze, delusioni, ma anche gioie, speranze, ideali, progetti.

Le donne di oggi sono prese da molti impegni, hanno più di un ruolo e molteplici responsabilità. Molte sono mamme e mogli che lavorano anche fuori casa, spesso si sentono stanche e stressate. Gli pare che la vita gli sia sfuggita di mano. Cosa puoi dire loro? 
Di riappropriarsi della loro vita, di viverla da protagoniste, di viverla pienamente, ma facendo attenzione a non cadere nella trappola che questo ‘pienamente’ equivalga a ‘freneticamente’.
Inoltre in un tipo di società come quella attuale, sempre più anonima ed automatizzata, è bene adoperarsi nel costruire degli spazi vivi e “rigeneranti”, nel promuovere incontri autentici, per condividere i pensieri “inascoltati”.

Cosa ti va di dire alle donne in generale? Alle lettrici di Donne Magazine?
Di volersi “bene”, essere “amorevoli” verso loro stesse, di darsi il permesso di vivere spontaneamente le proprie emozioni e soprattutto di concedersi la chance di poter essere “ciò che veramente si è”.

Ancora un ringraziamento speciale a Paola!

Diana Pilotto

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9 commenti

  1. Bella questa intervista a Paola! Per quanto riguarda l'ultimo consiglio…io l'ho messo in pratica da che ho memoria..con i pro e contro che esso comporta..ma sono fiera di non aver mai fatto credere a nessuno di essere diversa da ciò che sono…e anche questo ,credo, significa amarsi! Anna.

  2. Bellissima intervista e cose interessantissime. Amarsi è molto importante anche se non sempre, considerando varie circostanze della vita, semplice. Una mia amica fa "consulenza filosofica" (probabilmente non è la stessa cosa) ma parla di "persone bisognose di ascolto" o semplicemente "pazienti". Mai "clienti". Non so…

  3. Buongiorno!
    Anna: bravissima! ^_^

    Anto: Non so io non mi sentivo nè "malata" da esser chiamata "paziente", nè bisognosa di ascolto.
    Avevo bisogno di una consulenza..come quando ti serve un commercialista, solo che la matassa da sbrogliare ce l'avevo dentro.. 😉

  4. Concedersi la chance di poter essere “ciò che veramente si è”… ne farò tesoro! Grazie, una bellissima intervista.

  5. L'importante è anche rendersi conto di aver bisogno di aiuto… È il primo passo… Spesso si è talmente di corsa che si ignora qualsiasi altra cosa

  6. Davvero una interessante intervista.Ho amiche e figlie di amiche che si sono fatte seguire e sono state aiutate da figure come questa…..ancora brava a DIANA per l'interessante argomento

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