Luana Gani Alessano

Conosco Luana da un paio di anni. Non ci lega solo lo stesso editore ma una sincera amicizia nata alla presentazione ufficiale del suo libro, intitolato “Nicco per sempre”, alla libreria Mursia di Milano. Luana è una donna speciale. Niccolò è suo figlio e questo libro che personalmente giudico “impegnativo” e vero, ma colmo di amore e di speranza, è proprio la dimostrazione che l’amore di una madre va oltre tutto e, spesso, si tramuta in vivo desiderio di essere d’aiuto agli altri. È quello che Luana, con amore, passione e fortissimo impegno, sta facendo.

I proventi del tuo libro vanno in beneficenza all’AIL (www.ailmilano.it)…

Sì, mi sono impegnata a sostenere l’AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma) istituendo una borsa di studio per giovani ricercatori intitolata, naturalmente, a Niccolò perché ho verificato quanto il lavoro dei giovani medici ematologi, nell’assistenza e nel campo della ricerca sia importantissimo.

Oggi molti giovani ricercatori scappano dall’Italia.

Perché lavorano spesso in condizioni di precarietà, difficili. Noi abbiamo bisogno di loro e non dobbiamo farceli scappare. Io ho visto con quanto impegno e amore dedichino la propria vita e le loro energie a tutti i malati. Sono angeli, davvero. L’Italia ha un tesoro che deve imparare a custodire.

Mi dici, nel dettaglio, cos’è l’AIL e cosa fa?

L’AIL, da oltre quarant’anni, è il punto di riferimento per la lotta contro le leucemie e le altre malattie del sangue maligne. La sua attività si sviluppa su diversi fronti: sostiene la ricerca medica attraverso il finanziamento di studi sulla biologia e la diagnosi precoce dei tumori del sangue con l’ausilio di moderne tecnologie, sostiene la formazione e l’aggiornamento professionale di medici, biologi, infermieri e tecnici di laboratorio, sostiene economicamente i principali poli ospedalieri dotati di Centri di Ematologia e di trapianto di midollo osseo attraverso l’acquisto di apparecchiature ad alta tecnologia, assiste – inoltre – da un punto di vista psicologico ma anche pratico, i pazienti e le loro famiglie.

Per il tuo impegno sei stata premiata con la “Mimosa d’argento 2012”. Durante il discorso di ringraziamento ti sei rivolta ai tanti giovani presenti, ragazzi di 18-20 anni, chiedendo loro di sensibilizzarsi maggiormente, di non farsi distrarre dalla quotidianità.

Sì, tantissimi ragazzi dell’età di Nicco, suoi amici ma anche giovani che hanno letto il libro, mi seguono e mi supportano. Alcuni vengono in giro con me per i reparti degli ospedali perché hanno compreso quanto importante sia, per un ragazzo malato, ricevere anche solo una visita da parte di un amico o di un coetaneo. Mi rivolgo sempre ai giovani, perché sono loro il futuro, il nostro futuro. Chiedo ai ragazzi di essere sensibili, di aprire il proprio cuore verso una realtà che fa paura ma che esiste: chiedo loro, tra i tanti impegni che hanno, di trovare anche un po’ di tempo per andare negli ospedali (sul campo) a portare un sorriso ai loro coetanei ricoverati.

Luana, come fa una mamma a sopravvivere a un simile dolore?

Ho scritto nel libro che quello che è capitato è la più ingiusta e la più crudele delle esperienze che una madre possa vivere. Ma riemergere dalla perdita di un figlio e dare un senso alla vita, è possibile. Niccolò ha combattuto la sua malattia come un guerriero, mi ha insegnato a fare lo stesso. Io mi sono impegnata a sostenere la ricerca: lo faccio per mio figlio e per i giovani (e per le famiglie) che si trovano nella medesima situazione.

Grazie Antonella, questa chiacchierata con Te è stata fantastica. Ti abbraccio forte.

Antonella Pfeiffer

 

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