Maison La Roche, Paris

Le Corbusier è l’Architetto moderno per antonomasia. Su di lui e sulle sue opere sono stati scritti centinaia di saggi e pubblicati meravigliosi libri (oltre ai suoi!).

Vorremmo quindi subito chiarire che non è assolutamente con l’intento di fare una lezione di storia dell’architettura che scriviamo questo breve articolo, bensì abbiamo pensato che il nostro esordio poteva coincidere con la storia semplice e meravigliosa di una abitazione lontana nel tempo eppure attualissima.

La casa di cui vogliamo parlarvi è Maison La Roche, attigua e indissociabile da Maison Jeanneret, non a caso sede, oggi, della Fondation Le Corbusier.

Costruite tra il 1923 e il 1925, sono due abitazioni contigue: una per il fratello di Le Corbusier, Pierre Jeanneret e la sua famiglia; l’altra per monsieur Raoul La Roche, economista, collezionista d’arte moderna e … single o, come si dice in Francia, “cèlibataire”.

Raoul e Charles (è questo il vero nome di Le Corbusier) si conoscono a Parigi nel 1918 e la loro amicizia nasce dalla stima e dall’interesse che il primo nutre e dimostra al giovane Le Corbusier come pittore purista (la Pittura è il primo grande Amore di Corbu!). Monsieur La Roche possiede una eccezionale collezione di opere d’arte moderna: Picasso, Braque, Lèger, Gris, Lipchitz e anche Jeanneret! E proprio a lui, e al cugino Pierre, decide di commissionare una casa/galleria a Parigi.

Gli edifici sono ubicati all’interno di un stretto lotto all’interno del quale si sviluppa lo Square du Docteur Blanche. L’accesso alle maisons è quasi…”confidenziale”: nulla dalla strada principale, lascia presagire lo sviluppo interno delle costruzioni. Varcato il cancello, si percorre una strada ombreggiata in leggera pendenza che ci accompagna verso il fondo del lotto. Già a metà del breve percorso si viene colpiti da un volume sospeso, immaccolato in netto contrasto con le costruzioni vicine: è Maison La Roche. Pochi passi ancora e si scopre un secondo volume,sulla nostra destra, ancora più bianco , semplice ed ordinato da lunghe finestrature orizzontali: Maison Jeanneret.

Si può decidere di iniziare la visita proprio varcando il cancello bianco ed entrando nel piccolo giardino. Sopra (!) di noi si sviluppa il volume della galleria d’arte concepita da Le Corbusier per ospitare la collezione dell’amico La Roche. Lo spazio esterno, forse un po’ modesto in sé, permette però di apprezzare appieno la qualità plastica della costruzione.

Entriamo! Ci accoglie una gentile mademoiselle e, se siete fortunati come noi, che eravamo sole, regnerà un “religioso” silenzio degno di uno spazio privato privato quale è una casa (…di un single ovviamente!). Vi chiederanno di indossare dei copri scarpe per evitare di danneggiare i pavimenti originali e poi vi lasceranno liberamente scoprire il susseguirsi degli ambienti. Potrete cominciare la vostra “promenade architecturale”! Siete nella hall a tripla altezza fulcro indiscutibile della composizione architettonica. La prima cosa che vi colpirà è la luce: la hall è priva di aperture dirette verso l’esterno e vive del chiarore proveniente dagli ambienti che la circondano.

Le pareti sono monocrome, tinteggiate di un giallo terra di Siena pallido riemerso dopo i restauri del 2009. L’uso del colore è uno degli ingredienti fondamentali della architettura lecorbuseriana ed in particolare in questa casa è concepito come il legame tra i suoi due universi: l’architettura e la pittura. Gli interni della Maison La Roche sono trattati in maniera duplice: alla monocromia della hall e della sala da pranzo è contrapposta la policromia della galleria, della biblioteca e degli spazi di servizio che completano il piano terra. Il colore della hall appare come una sorta di matrice a partire dalla quale la policromia può esprimere tutto il suo potenziale.

Istintivamente salirete la scala (nera) che porta al piano primo. Sarete subito attratti, sulla vostra destra, dalla galleria: uno spazio dal forte sviluppo orizzontale connotato da pareti rettilinee su due lati (quelli destinati ad ospitare i quadri) e dall’altro da una quinta morbida che cela, dietro di sé, una rampa di risalita. Ogni parete ha un diverso colore poiché doveva armonizzarsi al meglio con le opere d’arte esposte. La luce naturale proviene da lunghe finestrature a nastro posizionate alla sommità delle pareti e ricade morbida nella sala.

La rampa permette di accedere al piano più alto della casa il mezzanino che ospita la biblioteca (uno dei luoghi prediletti dal padrone di casa): spazio privato per eccellenza da dove è possibile dominare con lo sguardo gli altri ambienti (l’affaccio sulla hall sottostante è vertiginoso!) e vero rifugio dove non è possibile essere visti.

Percorrendo la passerella al piano primo si raggiungono un piccolo office e la sala da pranzo da cui si accede al tetto terrazza. Questo spazio all’aperto, che si ricongiunge a quello di Maison Jeanneret, denota una duplice preoccupazione modernissima al tempo ed ancora oggi attualissima: da un lato quella di soddisfare l’aspetto per così dire “bucolico” al quale si rinuncia difficilmente anche nei centri cittadini, dall’altro quello di soddisfare un aspetto tecnico, quello relativo all’isolamento termico della struttura dei solai in cemento armato.

Sopra la sala da pranzo, collegata da una scala di servizio, si trova la camera da letto di Monsieur La Roche che qui amava avere i suoi quadri preferiti (un’opera di Le Corbusier è ancora qui!). Per questa ragione e per lo stile monacale (oggi diremmo minimalista) dell’arredo – sempre su disegno dell’architetto elvetico – questa camera è detta la “chambre puriste”.

Che ne dite: vi sembra una casa concepita negli anni Venti?

Testo e immagini di Studio SIX_T

 

 

 

 

 

 

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