Non tutte le persone sono uguali, per fortuna; non tutti i genitori sono uguali, purtroppo! Eh sì, ci son varie categorie genitoriali dal punto di vista di coloro che sono in cattedra.
Si badi che parlo di genitori in rapporto con la scuola, perché lungi da me il sol pensiero di giudicare un genitore in quanto tale.
Devo spezzare una lancia a favore di tutti quei genitori (e nella mia carriera ne ho conosciuti tanti) che seguono i figli nello studio, nei compiti, che sanno quando ci sono le riunioni, che disdicono qualsiasi appuntamento o addirittura chiedono permessi sul lavoro per essere presenti a manifestazioni, recite, canti & Co. dei propri pargoli che durano anche solo dieci minuti; genitori consapevoli che quando i figli si assentano non vengono cancellati dall’elenco scolastico, ma semplicemente dichiarati “non presenti” ed, ergo, dovrebbero interessarsi a quanto avviene a scuola in quel frangente! E ripeto, ci son genitori che lo fanno. Ho avuto alunni che chiamavano i compagni di scuola per avere i compiti da fare mentre erano in settimana bianca…
Ma, mentre spezzo questa lancia, ne dovrei riesumare altre 100!
Troppi genitori pare abbiano paura dei quaderni, dei diari e dei libri dei figli! Tanti altri che se per un giorno non li vedono, è come se perdessero il filo di Arianna…
Gli eccessi… ma una via di mezzo, nooo?
Ci sono alcuni che non sanno nemmeno quale Maestra insegna cosa, che se è in classe per solo un paio d’ore a settimana, vuol dire che la materia non è importante (senza sapere che, in verità, quello era lo spazio rimasto per incastrare il suo orario), quelli che se gli assegni i compiti per il fine settimana in cui c’è l’inaugurazione del parco e/o centro commerciale più grande d’Europa o che non sa che il sabato ci sono le partite di tutti gli sport che i ragazzini praticano durante la settimana (per cui non gli devi dare i compiti)… beh, mia cara maestra, tu sei una folle!
Di contrappunto ci sono i genitori che correggono la correzione della docente, non curanti che a torto o a ragione (anche un’insegnante può avere una svista correggendo lo stesso problema per 25 volte con il sottofondo di 25 pesti che sembrano esser 50) è un atteggiamento che non andrebbe mai preso, in quanto un alunno vede come un idolo la sua Maestra e si ritroverebbe così spiazzato e insicuro. Anche perché un (bravo) insegnante non criticherebbe mai un genitore dinanzi al figlio!
Il più delle volte quel che c’è scritto su un quaderno è comunque incomprensibile, perché trattasi di un lavoro finito e mirato e a volte sembra ci siano cose assurde per chi non è del mestiere (riordinare le sequenze, colorare secondo la consegna, ridurre in scala un astuccio, inventa tu la domanda del problema e via discorrendo); ma prenderne visione, soprattutto i primi anni di primaria, quando potrebbero esserci anche avvisi importanti che la Maestra non è tenuta a fare personalmente e singolarmente, sarebbe di… primaria importanza e scusate il gioco di parole. Personalmente non mi è mai piaciuto che i quaderni facessero un continuo andirivieni da casa a scuola e viceversa, anche perché, sicuro al 100%, in una di queste tratte, il quaderno sarebbe stato dimenticato (in case che tu credi che a Roma siano piccole, ma quando si tratta di perder e ritrovar qualcosa, si mutano in interminabili castelli pieni di nascondigli e antri segreti) e 99 volte su 100, perso ineluttabilmente. E solo la Maestra sa quanto lavoro c’era in ogni singola paginetta di quel quaderno, tanto che lei (la folle) glieli faceva attaccare uno sull’altro, perché così non si perdeva il continuum del lavoro svolto! Che nessuno a parte lei (sempre la folle) e qualche eletto avrebbe mai compreso. Ma è pur sempre il suo lavoro e sapere cosa accade al suo interno, interessarvisi ed averne cura è un gesto di rispetto verso la sua professione. Ancora oggi accade che i famigerati quaderni non vengano proprio aperti, che un alunno avesse la copertina con su scritto “maestra Angela, geometria” e che per mesi fosse rimasta tale finché lei (la maestra, of course) non se ne accorgesse e gli ricordasse che tutta la “roba fatta” su quelle pagine (volanti) era geografia.
Ma a volte il quaderno, questo sconosciuto, viene perso e comincia la caccia al quaderno perduto a casa, in aula, nei corridoi, negli zaini degli altri e mai più ritrovato (mi è successo oggi stesso). Altre volte “mamma non l’ha messo nello zaino” o “mamma me l’ha tolto, “il cane l’ha strappato”, “il fratellino ci ha scarabocchiato sopra” (beh, se è per questo una volta su un’autorizzazione per una gita ho trovato scritto l’ordine per il ‘”pronto pizza” e al posto di una cedola libraria mi è arrivata la ricevuta di un pagamento della luce…).
Ma i quaderni rimasti fuori casa sotto il diluvio universale, quelli ancora non me li so spiegare………..
Angela Carchia







Devo ammettere che troppe volte mi sono ritrovata alle assemblee di classe di mio figlio con altre 3 o al max 4 mamme… e le altre??? Parlando con molte di loro capivo che nn sapevano nulla della vita di classe, di quello che i figli facevano a scuola (didatticamnte parlando) Tante mamme ignorano quanto sia bello seguire i propri figli, vedere sui loro quaderni gli obiettivi raggiunti…. basta talmente poco ed è enormemente gratificante x un genitore!!!
Anch’io spesso come Stefania mi ritrovo alle assemblee (della scuola dell’infanzia) con pochi genitori.
Premetto che lavoro fino alle 19 e ogni volta che c’è una riunione o una festa devo chiedere un permesso (che mi viene faticosamente concesso).
Quello che non sopporto sono le critiche dei genitori che non presenziano alle riunioni, nei confronti delle maestre, degli altri genitori e delle decisioni che vengono prese in assemblea e soprattutto quelli che non si interessano nessmeno di cosa sia sia parlato (uno può avere anche 1000 impegni, ma una telefonata alla rappresentante e una parola con la maestra quando porti o riprendi il bimbo si può scambiare…).
Ma al di là di partecipare alle riunioni penso che ci siano genitori che non chiedano nemmeno ai figli cosa hanno fatto quel giorno, se si sono comportanti bene, se hanno imparato qualcosa di nuovo…non so a me viene naturale chiederlo: sarò anormale????
Ero specialista di inglese alla primaria (prima di perdere il lavoro, non sia mai che aspirassi al posto fisso!). Comunque… insurrezione dei genitori. Perché loro, gli alunni, in quarta elementare il quaderno di inglese non ce l’avevano nemmeno, e il libro lo dovevano “cercare”. Convinti che “inglese” significasse cercare le paroline del bingo e coprirle con un bottoncino colorato, si chiedevano il perché del mio “accanimento” a stimolare le capacità cognitive di un ragazzino di nove anni – che, dal canto suo, ha già deciso che non conto. Io, sgomenta. Minacciata di essere cacciata. E i genitori: “Guardi che io l’inglese lo so, eh, mica no! Faccio la hostess/sono un dirigente d’azienda”. Ah beh.