Immagine di Emanuela Beretta
Da quando sono stati inventati, i pannolini “usa e getta” hanno fatto la felicità delle mamme a discapito dell’ambiente. Rappresentano, infatti, una pericolosa fonte d’inquinamento, non solo per i materiali (cellulosa e un po’ di plastica) e i processi chimici per realizzarli ma anche perché, sommati insieme, rappresentano ben il 10% di tutti i rifiuti urbani. Lunghissimi i tempi di decomposizione: circa 500 anni! Inoltre, la presenza di rifiuti organici rischia di provocare contaminazioni sia nel terreno sia nelle falde acquifere.
Ogni bambino è avvolto, nei soli primi tre anni di vita, da una media di 4.500-6.000 pannolini, che tradotti nella polpa di legno utilizzata per produrli, corrispondono a circa 20-30 alberi di grandi dimensioni. Insomma, a conti fatti, cari e ignari bebè, con i vostri pannolini siete imputati di recare un serio danno all’ecosistema!
Pratici, sicuramente, ma anti-ecologici e non economici. Per ogni famiglia, sempre nei primi tre anni di vita del proprio figlio, la somma spesa per l’acquisto di patelli monouso ammonta a 1.500-2.000 euro, alla quale vanno aggiunti circa 200 euro a tonnellata per le spese di smaltimento.
Sarà quindi per una presa di coscienza ambientalista e per un occhio al portafoglio che alcune mamme, ancora una stretta minoranza in vero, scelgono per i propri bambini i pannolini riutilizzabili.
Con i pannolini lavabili la spesa varia dai 200 agli 800 euro secondo il modello scelto (a proposito, adesso ne esistono di tutti i colori e con svariate fantasie). Sono pannolini prodotti per essere riutilizzati all’infinito (non è cosa da poco se si volesse una famiglia numerosa!). Sono formati da una parte interna assorbente e da un’esterna impermeabile ma traspirante e un velo usa e getta può essere inserito a contatto con la pelle per trattenere la parte solida. In commercio ne esistono di tre tipi: Due pezzi (parte interna assorbente più quella esterna); Pocket (pannolini con tasca) e Tutto in uno.
Certo, con i ritmi stravolti dalla nascita del bebè, il pensiero di doversi dedicare anche al lavaggio dei pannolini non è allettante, un impegno in più del quale si farebbe volentieri a meno. Tuttavia, si stima che usare i pannolini lavabili comporti un lavoro di sessanta minuti in più la settimana e, in caso di emergenza, nulla vieta di ricorrere agli “usa e getta”. Cambiandoli ogni 2/3 ore, quanto ad assorbenza, sono funzionali come gli usa e getta. Tra l’altro, più sono lavati e più aumenta il loro potere assorbente. Sì alla lavatrice con l’accortezza di non superare i 60° massimi di temperatura dell’acqua, altrimenti i tessuti perdono capacità di assorbimento. Evitare di usare troppo detersivo, per evitare reazioni allergiche al bimbo, e l’ammorbidente che contiene sostanze cancerogene.
Al momento del cambio, i residui solidi si tolgono con il velo e i pannolini si chiudono in un secchio in attesa di essere lavati. Per evitare odori sgradevoli, sul fondo del secchio si può mettere un po’ di bicarbonato di sodio.
Da rilevare, l’importanza delle fibre naturali di cui sono composte le parti interne perché evitano il surriscaldamento del sederino e dei genitali, riducendo così anche il rischio d’irritazioni. Inoltre, sembra che il bambino abbandoni prima il pannolino perché si accorge con maggiore facilità di essere bagnato e questo lo porta a controllarsi e a utilizzare il vasino.
La loro dimensione è maggiormente voluminosa rispetto ai monouso e ciò può essere un bell’impaccio per i piccolini che cominciano a gattonare per casa, ma proprio il loro essere un po’ più ingombranti diventa un vantaggio per un corretto sviluppo delle anche.
Ecologia e risparmio o praticità e velocità? A chi ha il compito di fasciare i piccoli la scelta… vale solo la pena di una piccola riflessione: se proprio i nostri bambini rappresentano il futuro, allora proprio da loro e per loro facciamo piccoli passi perché il nostro pianeta ci sia amico, anche nei prossimi anni!
Emanuela Beretta






