Capita, a volte, di ricevere email che ti piacciono più delle altre. Parole sincere, vere e anche forti che pensi di non poter archiviare in una cartella del tuo pc. Parole che credi debbano leggere tutti. Così ho deciso di pubblicare la lettera di Paola, qui di seguito… (Antonella Pfeiffer)
Due importantissime premesse: ho sempre adorato i bambini e sempre immaginato una famiglia composta da quattro persone. Ho fatto un corso di assistente d’infanzia serale dopo il master in marketing e assillato mia cognata, diventata mamma prima di me, con tutto ciò che avevo imparato, figurati la sua gioia quando facevo fare a mio nipote i travasi sul pavimento di cucina. 🙂
Da qui la seconda premessa: lo sconforto più totale quando i bimbi non sono arrivati. Forse non sembra per chi mi conosce, ma io sono una che si perde d’animo e quindi… mi sono persa d’animo. Era una doccia fredda, una mazzata che non mi aspettavo e che nel mio modo di ragionare – purtroppo sostenuto più dalla razionalità che dalla fede – non era giusta. Dopo un bel po’ di “perché proprio a me?” e un fantastico marito che era deciso a lottare per completare la nostra famiglia, ho capito perché era successo proprio a me ed era facile da capire, la risposta era lì che mi guardava dalla mia prima premessa: perché io sarei stata sprecata come mamma naturale. perché a me i bambini piacciono tutti e perché sarei stata in grado di riempire d’amore anche bimbi non nati dalla mia pancia.
E così, con il mio splendido marito che era stufo di vedermi soffrire e che ha avuto la mia stessa folgorazione un giorno in cui teneva in braccio il nostro nipotino di 20 giorni, abbiamo iniziato la nostra avventura adottiva.
Un’avventura fantastica. Ci tengo a dirlo, perché è stata dura, è stata lunga ma è stata bella. Abbiamo avuto la fortuna d’incontrare dei servizi sociali che ci hanno tartassato ma anche stimolato, capito e fatti arrivare maturi il giorno in cui finalmente è arrivata Emma… adozione nazionale, 23 giorni, bellissima e sanissima. Cosa chiedere di più? Ancora mi commuovo a pensare all’emozione quando siamo entrati dalla porta del reparto dove si trovava, dove l’ingresso era riservato “ai genitori”… io e mio marito ci siamo guardati e abbiamo pensato “siamo genitori!!!”, che cosa grossa, che cosa importante. E le lacrime sono arrivate anche la prima volta che ho comprato i suoi vestiti, i vestiti per la mia bimba, non per il solito figlio di un’amica. Emma era proprio nostra. Abbiamo passato notti vicino alla sua culletta, seduti per terra a chiederci se era davvero tutto vero. Poi abbiamo iniziato a spiegarle il suo arrivo, abbiamo cercato di trasmetterle con naturalezza che lei era “nata adottata”. Le sue domande e le sue curiosità arrivano spontanee e impreviste come solo i bimbi sanno fare e tu non sei mai pronto perché, anche se i servizi sociali ti riempiono di nozioni, quando si tratta di tua figlia hai sempre il dubbio di sbagliare. Ma, anche qui, la parola d’ordine per noi è sempre stata verità e trasparenza.
Poi il trio ha iniziato a starci un po’ stretto, ci mancava un pezzo, la famiglia non era finita. Giorno dopo giorno combattevamo tra la razionalità che ci diceva “siete felici, vi è già andata bene una volta non rischiate ancora” e l’emotività che ci portava a cercare nuovamente il pezzo mancante. E fortunatamente nella vita non vince sempre la ragione e così… via, ripartiti, con la stessa carica della prima volta.
Il percorso per la seconda adozione è più lungo e più complicato. I sempre ottimi servizi sociali ti mettono in guardia sul fatto che stai sconvolgendo l’equilibrio del trio, sulle difficoltà che s’incontrano in un percorso che sarà quasi sicuramente internazionale (due adozioni nazionali sono quasi impossibili), su come a volte anche il legame tra fratelli non sia così facile da costruire. E noi, colloquio dopo colloquio, paura dopo paura ci sentivamo sempre più convinti. E così… arriva la tanto agognata idoneità del tribunale dei minori… manca solo la scelta del paese: Senegal.
Passano tre anni, lunghissimi… noi siamo pronti e lo è anche Emma che non vede l’ora di partire per andare a prendere il fratellino o la sorellina… 7 maggio 2012 finalmente si parte, così a scatola chiusa. Sappiamo solo che incontreremo il giudice a Dakar e che soggiorneremo per un tempo indefinito alla Pouponniere della Medina (che in francese suona meglio ma che in italiano vuol dire “orfanatrofio”)… Arriviamo a destinazione e siamo catapultati per 9, lunghissimi giorni in mezzo a 90 bambini di cui uno solo, ma ancora non sappiamo quale, sarebbe stato “il nostro”. Alle 18.47 del nono giorno finalmente la suora ci chiama: “la vostra bimba è Martina”. È la più grande di tutti (15 mesi) e quindi anche la più diffidente. All’inizio non la sentiamo subito nostra figlia, lei è un po’ manesca e un po’ sulle sue ma dopo neanche una settimana è la nostra bambina!!! Emma è spettacolare e finalmente capiamo perché siamo lì: perché la gioia di vederle diventare sorelle ogni giorno di più è indescrivibile.
Questa è la nostra storia, ora da quel “Perché proprio a me?” mi sento davvero lontanissima, non cambierei le mie bambine con nessun’altra bimba nata nella mia pancia anche se da donna so che mi porterò sempre dentro un piccolo vuoto per non averle sentite muovere dentro di me. Ancora provo tanta invidia quando vedo un pancione e sento la mamma dire “mi ha dato un calcio”, ma so che questo è uno scotto da pagare e sono ben felice di farlo perché guardo le mie bimbe e mi riempiono di gioia.
Per il resto mi sento “una mamma normale” con tutti i dubbi, le fatiche e le soddisfazioni di una mamma qualsiasi… emozionata e orgogliosa ogni volta che mi sento chiamare “mamma”.
Paola B.






Che commozione, scusate ma sono senza parole. W le mamme, tutte. TUTTE.
Penso che Paola sia una donna fantastica, che riempie di amore la terra. Una storia bellissima che non potrà che diventare sempre più bella.
SEMPLICEMENTE MERAVIGLIOSA!!!!!!!!!GRANDE PAOLA!!!!