Alcuni giornalisti e alcuni blogger (e noi di Donne Magazine non potevamo mancare) provenienti da tutta Italia, lo hanno incontrato giovedì scorso, in casa Italo, a Bologna per rivolgergli alcune domande ma, chi lavora nel marketing e ha partecipato ieri, 15 maggio, all’unica data italiana del Philip Kotler Marketing Forum, organizzato da Nexo Corporation, all’Università Bicocca di Milano, ha avuto la possibilità di vivere senza alcun dubbio una giornata di formazione professionale di altissimo livello, avendo come “coach” il guru mondiale del marketing.

Philip Kotler, padre del marketing moderno, massimo esperto mondiale di marketing strategico nonché inventore del marketing sociale ha spiegato, in un’aula magna gremita di professionisti, quali siano i trend futuri del marketing.
“Dobbiamo passare da un marketing tradizionale ad un marketing digitale”
(P. Kotler)
Nell’era del marketing 3.0, infatti, il consumatore – grazie anche ai social media che gli permettono di informarsi, di confrontarsi e di essere sempre più competente – torna ad essere o, forse diviene per la prima volta, a tutti gli effetti, una “persona” in grado di scegliere in totale libertà quali prodotti e quali servizi acquistare. Sceglie insomma a quali aziende rivolgere la propria attenzione. Dimenticate dunque il vecchio e superato concetto di mass market e pensate invece ad un marketing umanistico che si basa, attraverso principi filosofici ed economici, sulla centralità dell’essere umano.
Non basta più avere un prodotto da proporre al mercato, oggi una nuova azienda deve essere una “buona” azienda per riuscire a vivere più di dieci anni. Ma cosa significa, nel Terzo Millennio, essere una buona azienda? Prima di tutto essere un’azienda che tratta bene i propri dipendenti e che dà loro stipendi adeguati perché avere dipendenti felici implica avere maggior profitto, e poi perché chi ha più soldi spende di più. Inoltre, ha sottolineato che, nella società in cui viviamo, non ha neppure più senso che un CEO guadagni enormemente di più rispetto a un altro impiegato medio.
“Aziende che riescono a rendere i propri dipendenti e i propri clienti felici, hanno costi di marketing più bassi rispetto ai loro competitor”
(P. Kotler)
Ha sottolineato anche che, ora come ora, sono proprio i giovani cresciuti nell’era digitale che bisognerebbe assumere per occuparsi di marketing perché diventare digitale, per un’azienda, non implica solo una riorganizzazione strutturale ma, soprattutto, una riorganizzazione della forma mentis. Per quanto riguarda la riorganizzazione strutturale, invece, ha addirittura affermato che bisognerebbe risolvere una volta per tutte la secolare diatriba tra responsabile marketing e responsabile vendite, unendo questi due ruoli in un’unica figura, là dove non fosse possibile farli lavorare in team.
“Diventare digitale implica una riorganizzazione della forma mentis”
(P. Kotler)
Altro fattore necessario per essere considerate buone aziende è il concetto di eco-sostenibilità: in una società in cui il consumatore è sempre più preoccupato, a causa della scarsità delle risorse, è fondamentale porre attenzione alle problematiche ambientali del pianeta e alla sostenibilità dei prodotti e dei servizi che si offrono. Il marketing serve proprio a far conoscere ai consumatori le buone aziende in modo da portarli ad attuare consapevolmente delle scelte in ambito di brand. Per fare questo, mezzo fondamentale, è la comunicazione digitale perché il web dispone di strumenti in grado di approfondire i comportamenti, i gusti e i desideri delle persone in modo da permettere a un’azienda di poter studiare un messaggio/prodotto giusto da veicolare nel momento giusto al target giusto e al prezzo giusto.
“Incrementate le vostre attività digitali”
(P. Kotler)
Kotler ha dichiarato anche che spesso le aziende sono molto lente ad adattarsi al marketing digitale (fattore negativo se si pensa che, invece, un’azienda dovrebbe adeguarsi il più velocemente possibile ai trend della società) e ha consigliato dunque di cercare di fondere l’utilizzo dei nuovi media a quelli tradizionali fino a formulare un’equa divisione di budget per ognuno di essi, in modo da riuscire ad integrarli tra loro, sottolineando che si lavora per comunicare.
E comunicare è importante tanto quanto è il ruolo, nel marketing, delle Pubbliche Relazioni in grado di innescare un processo di diffusione epidemiologica (in senso buono) di idee, a volte di idee “forti”, atte anche a cambiare pregiudizi sociali e quindi non solo relative a un prodotto.
“Le persone che credono nella libertà devono divulgare queste idee”
(P. Kotler)
“Non abbiate paura delle nuove idee, date più valore alle persone e non alle cose, plasmate una comunità di persone sensibili ai cambiamenti del mondo”
(P. Kotler)
Antonella Pfeiffer







