Scuola o Luna Park?

(image from google)

È un mese buono che penso a questo post, ma prima ho dovuto sbollire un po’ la rabbia, perché se comincio, scordo di essere una Maestra e inizio a strimpellare note (tutte) sino a stonare, quindi… respiro profondo e via!

Il tutto è scaturito dalla glaciazione… Oops, dalla neve della Capitale (!), quando il Primo Cittadino, non sapendo che fare, ha pensato bene di lasciare le “scuole chiuse ma aperte”. Questa, ovviamente, è solo la parafrasi dell’ordinanza che intimava scuole aperte ma didattica ferma, per non far perdere nemmeno un giorno di scuola agli alunni e non mettere in difficoltà le famiglie.

Scusate, sono brava a spiegare ma non altrettanto a capire, a quanto pare: la scuola rimane aperta ma io non devo fare lezione, così i ragazzi non perdono giorni di scuola (nel senso letterale della frase) e i genitori sanno dove “mettere” i figli mentre vanno a lavorare con “pericolo imminente neve”… Vorrei stendere il classico velo pietoso ma non c’è più una merceria che ti venda un sol centimetro di ‘sta stoffa!

Parliamone. Nel mio contratto non mi pare di aver letto che devo fare la vigilante, tanto meno in caso di neve imminente o cataclisma. Sono o non sono un’ insegnante? Senza voler polemizzare nei confronti di un Sindaco che non sapeva quali provvedimenti prendere in una città dove non nevica da più di un quarto di secolo, dall’”Alto”, qualcuno che mi rappresenta come categoria, glielo ha permesso! Risultato? Gli alunni c’erano eccome; dove due, dove otto, dove quasi tutti. Io (da madre) mio figlio l’ ho tenuto a casa e se non avessi saputo come fare (c’era il mio non marito a casa) avrei preso un giorno di ferie. E non è perché il mio bimbo è molto piccolo ma perché non mi avevano garantito la presenza delle insegnanti. Che lo portavo a fare?

Che hanno fatto i “nostri”? Niente! Hanno giocato tutta la mattina e ogni genitore veniva a “ritirarli” quando più riteneva com… opps, opportuno! Sinceramente mi sono sentita sottovalutata come professionista. Ma questa è stata solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso alto (oramai) come l’Everest!

Sono una madre lavoratrice e comprendo le difficoltà di non sapere come conciliare lavoro e figli ma so anche che, come genitori, si ha la capacità di organizzarsi. Io ce la faccio da sola e non sono Wonder Woman, non posseggo superpoteri.

Una collega mi raccontava che in quei giorni caldi (o sarebbe meglio dire freddi!) il suo istituto (in provincia) non ha ordinato la chiusura nonostante nevicasse e la scuola fosse senza riscaldamento e corrente elettrica. Si sono ritrovati in quindici insegnanti per dodici alunni e i genitori di alcuni dei quali sono usciti con frasi quali «Vabbè, faccio due giri con mio marito e poi vengo a riprenderlo» o «Signora lo zaino non l’ha portato, la creatura. Tanto mica farete qualcosa!?». Altro che velo pietoso: senza parole.

Ma neve o non neve, ribadisco: il mastodontico vaso era già colmo.

Moltissimi anni fa (ai miei esordi) rammento una mamma che venne a prendere il figlio l’ultimo giorno di scuola, a giugno. Stavamo facendo una festa. La signora sta per andar via, saluta, scende qualche gradino, poi si blocca, si gira e chiede: «Quand’è che ricomincia la scuola?» ed io, basita «A settembre…», «Sì, sì ma in che giorno?».

Capisco che i genitori abbiano pensieri avversi nei confronti della scuola. Alcuni penseranno: «Che date strane ‘sta scuola: da giugno a settembre, a Natale e Pasqua chiude, finisce prima che io esca dall’ufficio… Poi, che orari c’ha questa scuola, la campanella suona alle 8 e mezza che ogni mattina arrivo un quarto d’ora dopo al lavoro, potrà mai cambiar qualcosa? E se lo prendo dopo che ha mangiato, mica la maestra del pomeriggio me ne vorrà? Tanto che fanno di pomeriggio? E all’uscita? Cosa importa se esco di casa quando suona la campanella… Mica, la maestra, dovrà andarsene a casa?»

Eh no! Io c’ho fissato la tenda a scuola: se vuole qualche sera organizzo un pigiama party!

Per concludere, ho una bella “ciliegina sulla torta”. Vi racconto un aneddoto che è capitato a un’amica: poco tempo fa una donna ha portato la figlia a scuola alle 15 del pomeriggio quando l’uscita era prevista (come al solito) alle 16.30.

Ma che… davanti a scuola c’è scritto Luna Park e io non l’ho mai letto??? Beh, distratta e come sono…

Angela Carchia

 

 

 

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