Tutti in piscina con i corsi di acquaticità!

Immagine di Emanuela Beretta

I bambini vivono nove mesi nel grembo materno, un ambiente certamente “acquatico”, alcuni nascono persino col parto dolce in acqua… Allora perché non prolungare la loro esperienza di acquaticità con dei corsi appositamente studiati?

I corsi di acquaticità neonatale, ormai attivi in molte piscine, sono un’esperienza bella e stimolante non solo per il bambino ma anche per i genitori. L’ambiente acquatico richiama nel neonato le piacevoli sensazioni della vita intrauterina, il cui ricordo nei primi mesi di vita è certo molto vivo, e permette al piccolo di vivere una sensazione tranquillizzante, rilassante e al tempo stesso divertente. Questa esperienza contribuisce rafforzare l’intesa con il genitore che lo accompagna grazie al clima d’intimità che si viene a creare.

I bambini possono entrare in acqua teoricamente già pochi giorni dopo la nascita, tuttavia, meglio iniziare dopo i 3-4 mesi, quando il sistema immunitario è già sufficientemente maturo.

In acqua i bambini possono fare esperienze motorie utili anche nella vita di tutti i giorni. Non a caso in alcuni corsi utilizzano tappeti galleggianti di varie misure e spessori per permettere al bimbo di sperimentarsi in condizioni di appoggio o d’instabilità variabili. I movimenti dolci e la temperatura dell’acqua intorno ai trentadue gradi, rilassano la muscolatura del piccolo. L’appetito e la qualità del sonno migliorano. Lo sviluppo fisico e motorio sono agevolati.

Chi fra mamma e papà si cimenterà con il piccolo in questo corso? Il più “acquatico”! Non è detto che in vasca debba per forza entrare la mamma, nonostante l’evidente rapporto “esclusivo” che nei primi mesi lega il bambino alla sua mamma; se questa è poco a suo agio in acqua, allora sarà più opportuno sia il papà a immergersi, così da evitare di trasmettere ansia al bambino. In ogni caso è bene che una volta fatta la scelta dell’accompagnatore ci sia continuità, in modo da dare al neonato un punto di riferimento preciso.

Certo, alla prima immersione ogni bambino reagisce in maniera diversa. Alcuni si bloccano, altri manifestano subito gioia e divertimento, altri ancora piangono e hanno bisogno di essere rassicurati e abbracciati. È quindi importante che l’inserimento sia graduale e si rispettino i tempi del bambino nell’avvicinarsi all’acqua, senza insistere se il piccolo mostra disagio.

Ovviamente il bambino deve entrare in acqua in salute. Il raffreddore non rappresenta un problema perché il clima caldo umido favorisce una rapida espulsione delle secrezioni e il bambino, inoltre, impara a eliminare il catarro da naso e gola. In caso di tosse o di una recente otite meglio consultare il pediatra. Se gli occhi del piccolo si arrossano a causa del cloro, sarà sufficiente risciacquarli con acqua dolce.

A tutte le neomamme e ai loro cuccioli un invito a provare… buona nuotata!

Emanuela Beretta

 

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